Luino | 12 ottobre 2017

Luino, continua l’attività dell’Osservatorio “Felice Cavallotti” tra analisi e metodologia

Dopo la serata di presentazione a fine agosto e i primi incontri, è la metodologia di lavoro ad entrare nel dibattito della nuova realtà del territorio

(Diego Intraina) Martedì sera ad un incontro dell’Osservatorio Felice Cavallotti, presso il Circolo di Creva a Luino, sono stati chiariti ulteriori problemi di comprensione sul “metodo Osservatorio” che, non pare vero, risulta, pur nella sua apparente semplicità, di difficile assimilazione.

È proprio vero che quando si parla di comportamenti del “come fare” si cade nei consueti legami pregiudiziali, velati negli automatismi, dovendo di conseguenza fare sforzi notevoli per riuscire ad abbandonarli e permetterci la percorrenza verso nuovi sentieri.

Ma qual è questo sforzo? È quello di educare la volontà individuale (collettiva?) all’accettazione di dover mettere in secondo piano l’atto anticipatorio di autenticità e pertanto autoritario delle idee.

Quale consapevolezza ci può aiutare? La necessità di dover aprire delle radure che possano agevolare l’avanzare della imprevedibile e funambolica ingenuità della bellezza: espressione inesplosa e intrappolata nell’energia creativa delle relazioni umane. Questo duplice atto, il primo liberatorio dagli iteratici automatismi e il secondo pedagogico nell’educare ad una volontà della relazione, dell’io nell’altro, sono le vere ricerche comportamentali che si devono intuire e perseguire per illuminare, osservare e rappresentare nuovi e giusti mondi possibili.

Il tempo ha un ruolo in questi comportamenti? Direi proprio di sì, la relazione e la condivisione hanno gambe fragili e come tali lente che non riescono a viaggiare con la stessa velocità delle idee ma, obbligate a coabitare negli stessi sentieri oltremodo superaffollati, rischiano di confonderle per la loro inafferrabilità. L’alterazione, condannando dunque le idee ad una parzialità, costringe, a loro volta, le relazioni a sacrificarsi rinunciando alla condivisione empatica della loro sacralità. Dunque, riconsiderare gli effetti di una applicazione sincronica del tempo diventa fondamentale per riuscire ad armonizzare, senza infierire, sulla coerenza tra la relazione-idea-azione. La relazione, allora, per essere valutata nella sua giusta considerazione, deve essere affrontata passando da una seria riflessione sui processi temporali. La relazione, per ritornare ad essere la forza causale dell’idea, punto d’origine, deve essere dunque soddisfatta prioritariamente nella sua esigenza temporale.

Ma la politica del fare percorre queste sensibilità? L’ossessione del fare in questi anni ci sta avvolgendo e legando a tempi di risposta sempre più ristretti (altalenanti: ristretti nelle delibere, interminabili nelle decisioni sui diritti civili e ridondanti per burocrazia) che sembrano poco affini all’idea e ai tempi della Democrazia.

Non è forse anch’essa, come descritto sopra, una idea che sta subendo un processo di alterazione presentando un progressivo annichilimento dell’intera società civile? Come mai in un epoca di massima operatività e di fermento dell’opinionismo la società civile inversamente si sta antropologicamente impoverendo?

Queste sono domande che possono ritrovare le cause e le risposte solo all’interno di una rivalutazione del significato e dell’uso sensibile e caratterizzato (politico) del tempo e pertanto nel far precedere il tempo del “cosa fare” dall’individuazione di tempi comportamentali del “come fare”.

(Foto © Rosanna Mineo)

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