Il mondo delle Mpi lombarde è uscito meno numeroso e più maturo dagli ultimi dieci anni di mercato. Dal 2007, infatti, la Lombardia ha perso 20mila imprese artigiane. Al contempo è cresciuta la quota degli autonomi artigiani over 55 (+15,4%), a fronte di un calo significativo degli under 35 (-45,4%).
Tuttavia, il mondo delle Mpi lombarde oggi è più strutturato (con un incremento della quota di Srl dal 2,3% al 5,6%), più qualificato (tra gli under 40 il titolo di studio degli imprenditori è mediamente sempre più elevato) e più internazionalizzato. Cresce infatti il Made in Lombardia all’estero nei settori a maggior concentrazione di Mpi, e lo fa più della media del manifatturiero lombardo: +26,6% contro il +20%, e si estende il raggio di azione, con un incremento del 50,8% delle esportazioni dirette verso i Paesi extra UE28.
Tre imprenditori su quattro investono o investiranno. Digitale al top. Certo le Mpi lombarde hanno avvertito il peso di ben due recessioni ma sono molte le imprese che stanno cogliendo, per garantirsi continuità e crescita, le opportunità dei nuovi mercati e delle nuove tecnologie: il 67,7% degli artigiani lombardi prevede infatti di effettuare investimenti nel prossimo biennio, e di questi quasi 7 su 10 hanno in programma almeno un investimento in tecnologie digitali.
È questo il quadro che emerge dal 7° Rapporto dell’Osservatorio Mpi di Confartigianato Lombardia “Dal tramonto all’alba: Com’è cambiato l’artigianato lombardo, dopo una notte lunga 10 anni”, presentato questa mattina a Palazzo Pirelli.
L’analisi di Davide Galli, presidente di Confartigianato Imprese Varese. Leggendo il contributo scritto dal direttore de Linkiesta, Francesco Cancellato, a commento del Rapporto 2017 “Dal tramonto all’alba, com’è cambiato l’artigianato lombardo, dopo una notte lunga 10 anni”, non può che farci riflettere il ricordo di quanto accadde il 15 settembre 2008, quando la dichiarazione di fallimento di Lehman Brothers – allora la più grande banca d’affari del mondo – faticò inizialmente a farsi largo tra notizie che, rilette oggi, paiono fin troppo simili a tante ancora d’attualità (un esempio? Le trattative per salvare Alitalia, nonostante le barricate del sindacato piloti…).
Cosa hanno insegnato questi anni di crisi alle imprese? E cosa hanno insegnato alla politica, al legislatore e alle pubbliche amministrazioni? Perché questo è il punto, e lo dico ancora una volta con la chiarezza di chi è prima di tutto imprenditore: rilevano i dati che le imprese, quelle sopravvissute al doppio tsunami della rivoluzione economica, sono cresciute, si sono internazionalizzate e digitalizzate. Hanno incrementato la sensibilità nei confronti dei percorsi formativi e dell’interazione con i giovani, a partire dalle scuole (apprendistato e alternanza scuola-lavoro) e dalle università (apprendistato di terzo livello), e hanno incluso web e social nella propria strategia di marketing e vendita.
Hanno avviato un processo di avvicinamento alle applicazioni più concrete del Piano Nazionale Industria 4.0.
Lo stesso hanno fatto le associazioni non senza una profonda, e complessa, revisione interna. Confartigianato Varese ha inserito al proprio interno nuove professionalità, per rispondere alle esigenze delle imprese. E, nel giro di pochi anni, ha avviato l’esperienza di Faberlab – oggi sempre più hub di produzione, prototipazione e divulgazione tecnologica – e di VersioneBeta, la scuola di formazione permanente per imprese e dipendenti che, proprio in questi giorni, si appresta a sperimentare l’avvio del percorso di alta formazione “Agile Project Management” per leader di progetto, capi area e Hr (finalizzato, tra l’altro, ad agevolare i passaggi generazionali).
La stessa interlocuzione con le pubbliche amministrazioni ha volutamente puntato su un approccio non solo propositivo, ma proattivo, come dimostrano le iniziative in corso contro la desertificazione dell’area del Luinese e della Valcuvia e per la costituzione di vere e proprie “Scuole delle professioni”.
Spiace tuttavia constatare che la Pa non ha saputo, in questi anni, rispondere altrettanto efficacemente alle sfide della crisi. Restano, infatti, inaccettabili gap competitivi legati a un livello di tassazione nettamente superiore alla media europea, agli eccessivi costi dell’energia elettrica e alle 240 ore richieste alle imprese per pagare le imposte (il 46,9% in più della media Ocse di 163 ore).
Apprezziamo, lo abbiamo detto a più riprese, lo sforzo fatto a livello governativo e regionale per sostenere le politiche di alternanza scuola-lavoro, l’apprendistato e gli investimenti in tecnologie abilitanti. Così come guardiamo con interesse all’ipotesi dei tre anni di superbonus per i giovani neoassunti a tempo indeterminato, attualmente in discussione.
Ma tutto ciò altro non fa che riflettere, alle imprese e alle famiglie, l’immagine di un Paese a due velocità. Su questo abbiamo più volte sollecitato amministratori e politici. E, quando mancano pochi mesi a due tornate elettorali particolarmente strategiche, ci aspettiamo di trovare nei programmi impegni solidi in questa direzione. Le imprese metteranno la faccia per garantire la ripresa, auspichiamo altrettanto coraggio da parte della Pa.
O ci ritroveremo, tra dieci anni, a leggere – ieri, come oggi e come domani – notizie fin troppo note.
Per consultare il completo rapporto della Provincia, redatto da Confartigianato Varese, cliccare qui.
© Riproduzione riservata







Vuoi lasciare un commento? | 0