Medicina | 9 Agosto 2017

Isolato il “batterio terapeutico”: un passo avanti nella cura della sclerosi multipla

Tali ricerche potrebbero condurre la medicina verso una nuova era di "farma-microbi", ovvero microrganismi usati come farmaci per curare malattie come il Parkinson

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Una scoperta potenzialmente di rilievo quella a cui si è pervenuti nell’ambito di una ricerca condotta tra Università dell’Iowa e Mayo Clinic, e successivamente pubblicata sulla rivista Cell Reports. Gli studiosi hanno scoperto un tipo di batterio appartenente alla flora intestinale che potrebbe essere usato come terapia contro la sclerosi multipla. La scoperta ha, tra le altre, la valenza di avviare la medicina verso una nuova era di “farma-microbi”, ovvero microrganismi usati come farmaci per curare malattie tra le più disparate, dall’autismo al Parkinson.

Aumentano sempre più le evidenze sperimentali atte a conferire a queste scoperte un potenziale di ricerca di una certa importanza. In questo specifico caso si è pervenuti, infatti, alla dimostrazione di quanto batteri che compongono la flora intestinale siano cruciali non solo per la salute del tratto digerente ma anche di tutto il resto dell’organismo. A spiegare la rivoluzione che tale tipologia di scoperta porta con se è proprio l’autore di questo lavoro, Joseph Murray: “Stiamo entrando in una nuova era della medicina – afferma – in cui useremo i microbi come farmaci per curare malattie”.  Lo stesso Murray, inoltre, ha coniato il farmaco ‘brug’ dall’unione di ‘bug’, microbo, e drug, farmaco.

In particolare – come riportato dall’agenzia di stampa ANSA –  il batterio protagonista di questo studio si chiama Prevotella histicola. Per scoprire l’impatto che esso avrebbe avuto, gli esperti hanno provveduto ad isolato da campioni di flora intestinale prelevati dall’intestino di soggetti sani e lo hanno iniettato in modelli animali di sclerosi multipla. Grazie a questa ‘terapia’, il quadro neurologico dei topolini malati è migliorato e allo stesso tempo è diminuita nel loro organismo la concentrazione di due proteine che causano infiammazione ed aumenta la concentrazione di cellule che contrastano la malattia, cellule immunitarie come i linfociti T, ‘cellule dendritiche’ e un tipo di ‘macrofago’. Gli esperti ritengono che questi risultati possano con ogni probabilità rappresentare il punto di partenza per testare il batterio su pazienti con sclerosi multipla, una malattia autoimmune in cui il sistema immunitario del paziente va in tilt e distrugge la guaina isolante dei nervi, la mielina, determinando danni neurologici progressivi.

Interessante risulta, infine, a questo proposito constatare come studi recenti abbiano evidenziato alterazioni della flora intestinale in pazienti con sclerosi multipla che, guarda caso, sono  proprio carenti o privi del batterio Prevotella histicola.

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