21 Maggio 2017

Luino, uscire dalla violenza di genere con “DonnaSi-Cura”

Tempo medio di lettura: 4 minuti

(emmepi) Si è concluso ieri, sabato 20 maggio, il corso di formazione per volontarie del Centro Antiviolenza DonnaSi-Cura, patrocinato dalla Comunità Montana Valli del Verbano e Comune di Luino, iniziato il 12 marzo scorso, che ha visto coinvolte in un impegnativo e non facile percorso, un nutrito gruppo di donne desiderose di apprendere la corretta metodologia dell’accoglienza rivolta a coloro che subiscono maltrattamenti e violenze.

Luino, uscire dalla violenza di genere con “DonnaSi-Cura”. Risale al 24 novembre 2016 la nascita dello sportello rivolto a donne residenti a Luino (Comune capofila) e nei 24 Comuni appartenenti al Piano di Zona, oggetto di violenza di ogni genere, coordinato dall’Associazione di volontariato “DonnaSi-Cura”, guidata dalla Presidente dottoressa Antonietta Luongo, che opera efficacemente dal 2009 presso la sede di Travedona Monate e, dal 2015, anche a Sesto Calende. Inserita in una rete istituzionale di coordinamento provinciale fra servizi pubblici e privati occupati in attività di contrasto alla violenza, il Centro, accogliendo la proposta dell’Assessorato ai Servizi Sociali guidato da Caterina Franzetti, di estendere il suo raggio d’azione al territorio dell’Alto Verbano, ha organizzato il nuovo servizio d’informazione, ascolto e consulenza, garantito da anonimato e segretezza. Si trattava però di rendere sempre più efficace e professionale l’accoglienza alle donne maltrattate.

Così è nata la seconda fase del progetto: una formazione rigorosa delle proprie operatrici, con una precisa e consolidata metodologia, che soltanto il CADMI (Casa di Accoglienza delle Donne Maltrattate di Milano) era in grado di fornire, grazie alla sua trentennale esperienza. Dal 12 marzo scorso, alternando domeniche e sabati, le aspiranti volontarie e quelle già attive presso gli altri due sportelli, hanno frequentato, presso Palazzo Crivelli, il corso di formazione di 35 ore tenuto dalle esperte del CADMI Maria Grazia Gualtieri, responsabile dello Sportello Scuola – Formazione e Cristina Carelli, coordinatrice generale dell’accoglienza, per imparare ad accompagnare le donne che subiscono violenza e maltrattamento in un percorso di consapevolezza e rielaborazione del proprio vissuto, per ricostruire la loro autonomia e autostima, indispensabili per ritrovare la propria libertà. A completamento del percorso formativo è stata effettuata la trasferta milanese del 20 maggio, per incontrare, presso la sede del CADMI, l’Avvocata civilista Maria Faustina Serrao e la penalista Luisa Bontempi, per capire che cosa succede alla donna quando decide di avere tutele legali: qui le due professioniste hanno ben chiarito che essere avvocato di donne che subiscono violenza è tutt’altra cosa rispetto al generico ruolo di civilista o penalista.

Durante il corso di formazione è stato dunque affrontato il fenomeno della violenza maschile sulle donne nei suoi vari aspetti, soprattutto per quanto riguarda ciò che avviene all’interno delle relazioni intime. “La nostra politica è la pratica – aveva esordito nel suo primo intervento Cristina Carelli – perché sono le donne, che ci insegnano, indicandoci la strada. Per quanto ci riguarda, importante è ascoltare, lasciando il giudizio fuori dalla porta. Si tratta di costruire insieme una nuova consapevolezza, senza tralasciare, nell’ambito della formazione, della sensibilizzazione e dell’informazione, anche l’ambiente di lavoro”. Un ascolto attento e consapevole sottolineato anche da Maria Grazia Gualtieri, che, nel suo intervento introduttivo, aveva insistito sul ruolo delle volontarie, perché “i centri di accoglienza sono luoghi di donne a favore delle donne; gestiti da donne, dove attraverso le relazioni si afferma il valore della differenza. Essere con l’altra donna e trasmettere valore di genere, per affermare il valore della differenza, riconoscere nell’altro risorse, capacità, competenze, forza”. Non donne da plasmare, dunque, ma da sostenere nel loro percorso di cambiamento, sia personale che sociale. Il ruolo dei centri antiviolenza è quello di conoscere il fenomeno e governarlo, dare sostegno e protezione, interagire e collaborare con le istituzioni e i servizi sociali, prevenire e combattere gli stereotipi sulla violenza contro la donna, costruire luoghi e metodi d’intervento innovativi sul loro disagio.

La metodologia dell’accoglienza nasce proprio dall’esperienza, è strumento per costruire, evolvere. Governare un fenomeno è sapere che cosa sta succedendo, fare pressioni sulle istituzioni, sostenere chi subisce violenza, collaborare con tutti gli enti, chiedendo all’operatrice di accoglienza di essere parte di questa complessità. In questo contesto diventa estremamente importante fare “rete”, per aiutare le donne maltrattate a fare un esame della realtà, rendendo più semplice uscire dalla spirale della violenza. Nel corso degli incontri, le esperte del CADMI hanno alternato momenti di informazione a simulazioni di ascolto telefonico e di colloquio tra operatrice e donna maltrattata, con una sconvolgente capacità di immedesimazione nel proprio ruolo, stimolando successivamente momenti di confronto, approfondimenti sui vari aspetti relativi alla pratica di questa metodologia. Il colloquio di accoglienza, che costituisce il fulcro del progetto di uscita della donna da una situazione di violenza, deve assolutamente rispettare le necessità soggettive di quest’ultima, focalizzando però l’attenzione sulla valutazione del rischio, perché in caso di emergenza è necessario un intervento immediato di protezione.

La valutazione di questo rischio viene rilevata tramite la compilazione di una scheda denominata SARA (Spousal Assault Risk Assessment): metodo strutturato professionalmente per la valutazione del rischio di recidiva del comportamento violento con una procedura che comporta una valutazione professionale basata su fattori oggettivi. Nonostante le riforme istituzionali che, a partire dal 1975, hanno stabilito parità di diritti tra moglie e marito, ridisegnato il ruolo genitoriale, “messo puntelli” sulla tutela alla maternità, è solo con la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica (Istanbul – 2011), primo strumento giuridico vincolante a livello internazionale, che si arriva a definire come operare e lottare sul piano della prevenzione, della protezione e della persecuzione del maltrattante, ponendo le basi di un cambiamento socio culturale.

L’improvvisazione, dunque, non è tra le parole chiave nella costruzione di un percorso di uscita dalla violenza: ci vuole competenza e“passare dallo stato presente a uno stato desiderato” necessita di non avere fretta di arrivare alle conclusioni, ma di legittimare il punto di vista dell’altra, sentirne le emozioni, con la giusta distanza emotiva, per non incorrere nell’identificazione con la donna in disagio. “Uscire dalla violenza si può, con la pratica delle relazioni fra donne”, ma si deve anche intraprendere un percorso di prevenzione e di contrasto della violenza di genere nelle scuole, attraverso interventi specialistici che lavorino non solo sugli effetti ma anche sulle cause di questo grave fenomeno, così come richiamato dalla Legge 107-Riforma della Scuola.

Questo sarà il successivo step di “DonnaSi-Cura”: realizzare laboratori con i ragazzi per costruire insieme una nuova consapevolezza, proponendo un modello di convivenza in cui la violenza non sia più legittimata.

© Riproduzione riservata

Vuoi lasciare un commento? | 0

I commenti sono chiusi.

"Luinonotizie.it è una testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del tribunale di Varese al n. 5/2017 in data 29/6/2017"
P.IVA: 03433740127
Social Media Auto Publish Powered By : XYZScripts.com