26 Aprile 2017

Luino, sabato in Biblioteca va in scena il X canto dell’Inferno di Dante

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La conferenza-spettacolo, che si terrà presso la sala conferenze della Biblioteca Civica di Luino il giorno 29 aprile alle17, prevede l’introduzione al canto a cura di Ottavio Brigandì, seguita da una rappresentazione teatrale con accompagnamento musicale e lettura espressiva a cura di Claudio Mella e del Gruppo di Lettura “Alimenti Letterari”.

Luino, sabato in Biblioteca va in scena il X canto dell’Inferno di Dante. Il canto decimo dell’Inferno, uno dei più celebri della Divina Commedia grazie alla memorabile figura di Farinata degli Uberti, con una sceneggiatura solida, fatta di dialoghi serrati, gesti memorabili e non detti, che apre ai più moderni esiti del teatro, sarà protagonista in Bibilioteca a Luino sabato pomeriggio a partire dalle ore 17. L’introduzione verrà effettuata da Ottavio Brigandì, mentre la rappresentazione teatrale avrà l’accompagnamento musicale e lettura di Claudio Mella e del Gruppo di Lettura “Alimenti Letterari” della Biblioteca Civica.

La trama del X canto dell’Inferno della Divina Commedia di Dante Alighieri. Dante si rivolge alla guida per sapere se gli è concesso di intrattenersi con qualcuna di quelle anime punite nelle tombe infuocate; una di queste, sentendo l’accendo toscano, gli chiede di sostare un poco. È il ghibellino Farinata e inizia un colloquio con Dante, che si trasforma in una breve schermaglia sulla interpretazione delle lotte tra le due opposte fazioni dei guelfi e dei ghibellini a Firenze. Il dialogo viene interrotto da Cavalcante de’ Cavalcanti che ha riconosciuto Dante. Ricercato inutilmente il figlio Guido, degno secondo il padre di compiere anche lui quel prodigioso viaggio, piangendo chiede il motivo di tale assenza. Dante spiega di non essere stato scelto per i meriti poetici ma per la Grazia divina che Guido ha sdegnato; viene però frainteso da Cavalcante che deduce dalle parole di Dante la morte del figlio e, senza attendere replica, cade supino nella tomba. Farinata ha ascoltato, senza batter ciglio, il colloquio e riprende l’argomento politico, dolendosi che i suoi non siano stati in grado di tornare a Firenze. Questa è d’altronde la sorte che attende anche Dante: annuncia quindi al poeta l’imminente esilio, vittima di quello stesso odio che rende i Fiorentini così cattivi contro di lui e la sua famiglia. Tra il poeta e Farinata c’è un confronto sugli eventi che hanno coinvolto la patria. Dante vuole poi sapere quale sia il modo di conoscenza che i dannati hanno perché sembra non possiedano nozione del presente. Essi, risponde il ghibellino, conoscono il futuro, ma non il presente: per questo il padre di Guido ha potuto cadere nello spiacevole errore. Richiamato da Virgilio, Dante fa in tempo ancora a sapere che, tra gli innumerevoli epicurei, ci sono anche Federico II e il cardinale Ottaviano degli Ubaldini. Farinata si è ormai nascosto nella tomba, ma le sue parole hanno sconvolto Dante; Virgilio lo invita però ad attendere la verità sul suo futuro da Beatrice in Paradiso. Si è così giunti nel mezzo della pianura del sesto cerchio.

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