Solenne e sentita la manifestazione che ha avuto luogo nel pomeriggio di ieri a Lavena Ponte Tresa per le celebrazioni del 72esimo anniversario della Liberazione. A presenziare alla commemorazione i rappresentanti dei comuni della Comunità Montana del Piambello che, sotto lo sventolio delle bandiere italiana e canadese, hanno reso omaggio al capitano Hermann Ewerhart e a quanti, con quel bagaglio di ideali, di coraggio e di abnegazione, hanno consentito la rinascita del nostro Paese.
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Lavena Ponte Tresa, le storie di Resistenza sul confine al centro delle celebrazioni del 25 aprile. Hanno avuto luogo nel pomeriggio di ieri in piazza Sangiorgio a Lavena Ponte Tresa, accompagnate da una flebile pioggerella, le celebrazioni per la Festa della Liberazione. Molti i cittadini e le autorità civili accorsi tra cui il consigliere provinciale Paolo Bertocchi, il presidente della Comunità Montana del Piambello, Maurizio Mozzanica, i sindaci e loro delegati dei comuni di Arcisate, Bedero Valcuvia, Besano, Bisuschio, Brusimpiano, Cadegliano Viconago, Cantello, Clivio, Cremenaga, Cuasso al Monte, Cugliate Fabiasco, Cunardo, Induno Olona, Marchirolo, Marzio, Porto Ceresio, Saltrio, Valganna, Viggiù, il sindaco di Ponte Tresa, Daniel Buser, le autorità religiose, i militari e rappresentanze d’Arma e il presidente dell’A.N.P.I. Pippo Platinetti, a cui, Donata Mina, nelle duplice veste di vicesindaco e assessore alle istituzioni ha porto il proprio benvenuto dando inizio alle celebrazioni.
“Oggi (ndr, ieri) la nostra Repubblica celebra un sentimento di libertà diventato pietra angolare della nostra storia e della nostra identità. La democrazia, al pari della libertà, non è mai conquistata una volta per tutte – ricorda il vicesindaco di Lavena Ponte Tresa aprendo la commemorazione -, ma è un patrimonio che ci è stato consegnato e che dobbiamo essere capaci di trasmettere alle generazioni future. Quel lontano, ma sempre vivo nella mente degli italiani, 25 aprile 1945, rappresentò il culmine dell’azione militare della Resistenza e l’inizio di quel cammino che accompagnerà l’Italia sino alla nascita della Repubblica e della Costituzione, che unitamente al tricolore verrà donata ai neo diciottenni in occasione del prossimo Battesimo Civico”.
Protagonista della cerimonia l’omaggio reso al Capitano Hermann Ewerhart. La cerimonia ha trovato seguito nell’omaggio reso alla memoria del Capitano canadese Hermann Ewerhart che, partito da una base della Corsica con altri cinque membri d’equipaggio, volò alla volta di Bolzano per colpire ponti e strutture ferroviarie al fine di impedire i rifornimenti ai tedeschi. Al termine della missione, però, la contraerea nemica centrò il motore del velivolo. L’aereo iniziò a scendere di quota e i membri dell’equipaggio si lanciarono con il paracadute, mentre il capitano e il navigatore tentavano di raggiungere la neutrale Svizzera. Quattro di loro riuscirono a salvarsi mentre il pilota e il copilota, che si gettarono per ultimi, non ebbero fortuna. Purtroppo il paracadute del navigatore Colloway non si aprì correttamente e l’ufficiale si schiantò su una collina fuori paese. Si aprì regolarmente, con il vento che lo dirigeva verso il fiume Tresa, invece, il paracadute del capitano Ewerhart. La gente di Ponte Tresa, radunatasi al di là e al di qua del confine, gridava al giovane pilota di spostarsi verso la Svizzera, poiché solo in quel modo si sarebbe potuto salvare. Il capitano, però, stava ormai per posarsi su un campo di Ponte Tresa italiana. Nonostante le braccia aperte, segnale del suo essere disarmato, prima che toccasse terra lo sparo di una pattuglia lo raggiunse. Il capitano Ewerhart, ormai morente, venne portato via fra la silenziosa costernazione della popolazione di Ponte Tresa Italia e le grida e le invettive degli abitanti al di là della Tresa che urlavano “Assassini, assassini!”. Una corona di alloro è stata deposta nel corso delle celebrazioni della giornata di ieri sul monumento dedicato al Capitano Ewerhart, non distante dal luogo dove venne barbaramente ucciso.
“La commemorazione del 25 aprile per noi, gente di confine, è questo – spiega il sindaco Massimo Mastromarino -. Da queste storie, storie di gente comune, molti a noi rimasti senza nome, è iniziata la Liberazione. Attraverso il loro coraggio, il loro esempio e anche il loro sacrificio è nata la coscienza democratica che oggi non vogliamo dimenticare. La Guerra di Liberazione non è stata combattuta qui. Ma qui è stata vissuta, perché qui c’era il confine. E questa frontiera ha unito nel sentimento, nella solidarietà e nel dolore le comunità della Tresa. Su questo confine, storie di solidarietà e libertà, hanno contribuito a formare la nostra coscienza civile. Allora ricordiamo e difendiamo la nostra storia, le nostre storie, quelle storie che ci rendono orgogliosi dei nostri popoli per quanto, in quei drammatici momenti hanno saputo fare”.
Tante le storie di confine che hanno trovato spazio nella commemorazione del 25 aprile. A seguito della cerimonia di posa della corona d’alloro, accompagnata dalle solenni note della Banda Musicale di Marchirolo e del Corpo Musicale Puccini, il corteo ha mosso nuovamente verso piazza Sangiorgio dove, introdotti dal vicesindaco Mina Donata, si sono tenuti i discorsi delle Autorità Civili accorse. A chiudere la cerimonia il sindaco Massimo Mastromarino che nel suo intervento ha ricordato con dovizia di particolari le storie di coloro che oggi Lavena Ponte Tresa sceglie di omaggiare. Tra esse quelle dei quarantatré superstiti della battaglia del San Martino, di Raffaele Gibilisco, uomo giusto e barbiere di Lavena Ponte Tresa, che faceva da guida agli ebrei in fuga, di Giacomo Banfi e Angela Rolandi, cittadini del nostro territorio deportati, e quelle dei sacerdoti che su questo confine si sono adoperati, come Don Riccardo De Micheli, Don Giacomo Gasperini e Don Attilio Sangiorgio a cui la comunità ha intitolato la piazza che nella giornata di ieri, 25 aprile, ne ha onorato il ricordo.
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