20 Aprile 2017

“Marathon des Sables”, l’impresa di Mario Paonessa: da Lavena Ponte Tresa alla conquista del deserto

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240 chilometri nel deserto, sotto il sole cocente, dove ogni sorso d’acqua è prezioso per mantenere energie e forza. Mario Paonessa, di Lavena Ponte Tresa, ha sfidato prima di tutto sé stesso, partecipando alla “Marathon des Sables”, ma è molto soddisfatto per l’impresa compiuta: è arrivato 52esimo su oltre 1300 concorrenti, per un totale di 28 ore e quaranta minuti di corsa… in pochi giorni. Siamo andati a farci raccontare com’è andata.

“Marathon des Sables”, l’impresa di Mario Paonessa: da Lavena Ponte Tresa alla conquista del deserto. Ai preparativi per la “Marathon des Sables”, ecco dove avevamo lasciato Mario Paonessa, che di lì a pochi giorni avrebbe preso il volo che lo avrebbe condotto tra le dune sabbiose del deserto del Marocco, dove insieme ad altri circa 1300 partecipanti si sarebbe cimentato in questa importante competizione dalle caratteristiche uniche. Oggi Mario è tornato e non da solo: ad accompagnarlo nel viaggio di ritorno un importante risultato che le aspettative di partenza le ha superate di gran lunga. Il sogno che ha accompagnato Mario nei sei mesi di intensa preparazione, che hanno preceduto la “Marathon des Sables”, era quello di rientrare nei primi cento. A casa ha invece portato il 52esimo posto. Un 52esimo posto che aveva per lui le sembianze di un desiderio un po’ troppo ambizioso per essere raccontato ad alta voce, ma che, è risaputo, sta lì nei pensieri di ogni atleta che si approccia ad una competizione per la quale ha speso tanti sacrifici e fatica. 240 i chilometri che Mario si è lasciato alle spalle attraversando terreni rocciosi e dune sabbiose. Diverse le tappe di cui l’intera distanza si compone, ciascuna con le sue peculiarità e conseguenti difficoltà.

Un obiettivo importante per il 47enne residente a Lavena Ponte Tresa che a questa gara aveva già preso parte in passato ma con un approccio completamente differente. Paonessa, tesserato dell’Atletica Verbano, che questa volta ha curato la sua preparazione con un’attenzione minuziosa, ci racconta di quanto valore abbia avuto per lui l’esperienza pregressa, dalla quale ha appreso preziose conoscenze che, insieme a tanta caparbietà, lo hanno condotto al traguardo della 52esima posizione. “Una sfida che mi ha messo a dura prova soprattutto inizialmente. Ho avuto un impatto forte con la gara da subito – ci racconta -, sulla prima tappa di 36 chilometri. Ma non mi sono mai abbattuto, non ho mai pensato alla possibilità di ritirarmi, volevo davvero farcela. Ho investito molto tempo e sacrifici nella preparazione e sentivo di potercela fare e così è stato. Per quanto ci si possa essere preparati, però, la tensione pre gara è sempre lì e si fa sentire. Una competizione di questo tipo è sempre qualcosa che difficilmente si sa come affrontare dal principio, le misure sia della competizione, che di sé stessi nell’approcciare alla corsa, si prendono man mano che si procede”.

E quella che ci racconta Mario è una gara in continuo crescendo, che dopo qualche momento di spaesamento iniziale, non ha smesso di regalare all’atleta un miglioramento dietro l’altro a partire dalla sua posizione. Mantenuta stretta, sino a classificarsi 20esimo di categoria e quarto sui partecipanti italiani, tra cui Marco Olmo, dal quale a separarlo solo una manciata di minuti. Un traguardo riassunto da Mario in una sola parola: “Incredibile”. Tanti i compagni d’avventura con cui Mario ha avuto modo di confrontarsi in questa settimana con i quali, pur non mancando una sano e genuino spirito di competizione, tanto è stato il sostegno reciproco. “Avevo calibrato le dosi di cibo in modo davvero attento e minuzioso, ma devo ammettere che mi è capitato di finire la razione predisposta e avere ancora fame. Fortunatamente devo dire che, Romolo Riboldi, malnatese e mio compagno di tenda, che a 66 anni ha voluto prendere parte alla competizione, non ci ha pensato due volte ad offrirmi qualcosa di suo. Un gesto che ho apprezzato molto”. Il secondo giorno Mario era già riuscito a recuperare 40 posizioni in classifica: “Dal 104esimo sono passato al 62esimo posto, quindi ero già più fiducioso. Poi il terzo è stata una tappa fondamentale, perché il giorno dopo avremmo dovuto fare il tappone da 86 chilometri, però, l’organizzazione, per non creare troppo distacco tra i primi e gli ultimi, il quarto giorno avrebbe fatto si che i primi 50 della classifica generale partissero 3 ore dopo il gruppo più ampio per non avere troppo distacco tra l’uno e l’altro, quindi, il mio obiettivo era di non andare troppo forte per non entrare tra i primi 50 e avere il vantaggio di partire 3 ore prima e poter fare la gara un pochino di testa. Dunque il terzo giorno mi sono gestito in modo da mantenere la posizione in classifica, riuscendo a ritrovarmi al 61esimo posto il giorno del tappone da 86 chilometri. In diversi momenti di quella tappa sono così riuscito a correre in testa ed è stata davvero una sensazione meravigliosa”.

“Decisiva per la classifica è stata, poi, la tappa da 42 km, sulla quale contavo molto – continua Mario. Questo perché era molto simile a quella due anni fa a livello di terreno, molto duro e sassoso, quello che più mi addice. Infatti sono riuscito a recuperare qualche posizione, ho fatto il 35esimo tempo di giornata e sono arrivato 52esimo. Il valore dell’esperienza devo dire che mi ha aiutato molto e sono del parere che anche questa volta ho imparato qualcosa. Qualcosa che, sono certo, mi sarà molto utile nel caso dovessi decidere di impegnarmi nella mia terza ‘Marathon des Sables’. Se dovessi pensare ad alcuni piccoli insegnamenti che porto con me mi viene in mente il modo di razionare il cibo, ipotizzo un allenamento più mirato, magari sulla sabbia, visto che sulle dune ho sofferto e, ancora, racconterei di quanto mi sia servito percorrere qualche tratto insieme a Marco Olmo, del quale ho potuto osservare la tecnica”.

Quali le prossime sfide? Tra gli obiettivi più prossimi di Mario troviamo la ’50 chilometri di Romagna’ su strada di settimana prossima, che, però, ci dice, prenderà come un’occasione per stare con gli amici. “Certamente quest’estate mi dedicherò a qualche garetta, ma l’obiettivo principale dovrebbe essere, magari in autunno, quello di fare qualche maratona ben fatta, oltre che, portare a termine un obiettivo che mi ero prefissato: fare da lepre alla Chicca, la mia compagna. Lei ha tra i suoi prossimi obiettivi quello di infrangere il muro delle tre ore in maratona, io su questa distanza ho un personale di 2h42′ e mi piacerebbe molto affiancarla nel raggiungimento di questo traguardo allenandosi insieme e tirandole qualche gara”.

Un bagaglio denso quello che, insieme al 52esimo posto, Mario Paonessa ha portato a casa nella sua Lavena Ponte Tresa. Una competizione definita la “Regina delle maratone nel deserto” quella di cui Mario ci ha raccontato qualche frammento e che di certo è capace di mettere i partecipanti a dura prova, soprattutto con sé stessi. Una prova che Mario ci racconta con soddisfazione di aver superato, anche grazie al marmoreo sostegno che ha in ogni istante avvertito da casa, dalla compagna, dagli amici e colleghi, ma anche dai tanti che pur non conoscendolo lo hanno incoraggiato con un commento.

Il sostegno, però, indispensabile, ci racconta alla fine Mario, è stato pensiero delle sue figlie che lo attendevano a casa e che, ci confessa, hanno corso al suo fianco per ben 240 km.

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