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13 Febbraio 2017

Grande speranza nei giovani della CRI Luino. Emozionante il ricordo di Cammillo Baracchi

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Ieri, presso la sede della Croce Rossa Luino, si respirava l’aria delle grandi occasioni, nella quale non sono mancati momenti emozionanti e commoventi, soprattutto durante il ricordo al compianto Cammillo Baracchi. Prima della consegna delle eccellenze 2016 e dei diplomi ai nuovi volontari, l’intervento del Presidente Pier Francesco Buchi, e quello del presidente CRI di Marina di Pisa, Alessandro Cerrai. Vi sono stati, inoltre, la benedizione del Quod donato proprio al comitato toscano in memoria di Cammillo Baracchi e numerosi interventi da parte degli amministratori presenti in sala.

Grande speranza nei giovani della CRI Luino. Emozionante il ricordo di Cammillo Baracchi. Un pomeriggio intenso e partecipato quello vissuto dalle tante persone presenti ieri a Creva, nella sede della Croce Rossa di Luino. In una giornata veramente emozionante centinaia i partecipanti che hanno voluto condividere momenti di grande empatia e di riconoscenza nei confronti dei tanti volontari CRI, che si spendono quotidianamente per il nostro bene sul territorio, garantendoci sempre la loro indispensabile presenza. Ad introdurre il presidente Buchi che prima di rivolgersi ai nuovi volontari, ha voluto brevemente raccontare la nascita del Movimento Internazionale di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, che conta solo in Italia 160.000 volontari, e i principi ed i valori di una delle organizzazioni umanitarie più importanti al mondo.

Il ricordo di Cammillo Baracchi e la donazione del quod alla CRI di Marina di Pisa. Dopo l’intervento, i ringraziamenti ed i saluti iniziali del presidente Pier Francesco Buchi, che riportiamo integralmente a fondo pagina, è stata chiamata Allegra Baracchi, figlia del compianto Cammillo Baracchi, spirato un anno fa. Allegra ha ricordato il padre prima con una personale testimonianza toccante, con pensieri rivolti al “babbo”, e poi con un video, che tra fotografie e frasi hanno portato il pubblico ad osservare in rigoroso silenzio in segno di rispetto. Insieme a lei anche i suoi figli, sempre legati alla CRI Luino. Cammillo voleva che il quod che utilizzava per passione e piacere potesse essere utile in qualche modo, e così, dopo la sua scomparsa, la decisione di donare alla CRI di Marina di Pisa il mezzo, che li aiuterà ad affrontare al meglio qualsiasi emergenza, sopratutto nel periodo estivo. Subito dopo le sue parole è intervenuto proprio il presidente del comitato toscano, Alessandro Cerai, che ha ringraziato la CRI Luino e la famiglia Baracchi per la donazione, mentre a margine di questa prima parte è avvenuta la benedizione del quod da parte del prevosto di Luino, don Sergio Zambenetti.

La consegna delle Eccellenze e dei diplomi ai nuovi volontari della CRI Luino. Ogni anno la Croce Rossa Luino riconosce una lode a quei volontari che si sono particolarmente distinti per impegno verso i vulnerabili, passione, difesa dei 7 Principi e promozione del Comitato e delle sue attività. A chiamare i volontari per la consegna delle onorificenze il vicepresidente Elisabetta Farina: Roberto Cecchini, presentato dal responsabile dei servizi in ambulanza Massimo Boldo e premiato da PierMarcello Castelli, assessore alla Cultura di Luino; Italo Tavani, presentato dalla responsabile alle attività sociali Lorena Cesarin, e premiato dai sindaci di Lavena Ponte Tresa Massimo Mastromarino e di Cremenaga Domenico Rigazzi; Roberto Gervasini, presentato dalla responsabile alle attività protezione civile e accoglienza migranti Manola Scodeggio, e premiato dal sindaco di Maccagno con Pino e Veddasca, Fabio Passera; Alice Panzeri, presentata dalla responsabile attività Giovani Federica Scorciapino, e premiata dal sindaco di Germignaga Marco Fazio; e, infine, Maria Huminiuc, presentata dalla responsabile allo sviluppo Valentina Minauro e premiata dal consigliere provinciale, Giuseppe Taldone, e dal presidente della Commissione Sanità della Comunità Montana Valli del Verbano, Paolo Enrico. Ringraziamenti, aneddoti e speranze negli interventi di tutti gli amministratori locali, che hanno ringraziato il comitato della Croce Rossa Luino per tutto quello che fanno nel nostro territorio. Infine, la consegna dei diplomi ai nuovi Volontari entrati in Croce Rossa con il superamento del corso Base nelle sessioni del 2016 e nell’ultima di gennaio 2017. Alcuni di loro sono ancora in formazione, in quanto hanno deciso di continuare i successivi moduli del corso per poter avere l’abilitazione nel trasporto in ambulanza di infermi e disabili e in particolare nel soccorso del 118.

L’intervento integrale del presidente CRI Luino, Pier Francesco Buchi. “Ringrazio tutte le autorità e gli amici presenti – ha spiegato il presidente CRI Luino -, che hanno voluto condividere questo pomeriggio con i nuovi volontari che ufficialmente entrano attivi in CRI, con coloro che verranno premiati e con la significativa donazione della famiglia Baracchi. È ai nuovi volontari che mi rivolgo principalmente. Oggi più che mai sentiamo la necessità di difendere il nostro essere Croce Rossa. Perché appartenere a questa associazione vuol dire fare una scelta di campo ben precisa. È una scelta di vita che andrà ad incidere profondamente sul vostro approccio ai problemi, sul vostro interagire con continuità alla crescita della Comunità in cui viviamo. Dobbiamo essere interlocutori culturali. Perché è questo che siamo. Siamo portatori, difensori, sostenitori, interpreti di una precisa cultura. La cultura dell’agire e non più del fare. La cultura dell’applicazione nel nostro quotidiano dei 7 principi. Proprio quei principi appena ascoltati che sono il fondamento della Croce Rossa”. “Essere interlocutori culturali significa saper dare risposte precise ai bisogni dei vulnerabili – ha continuato Buchi –: a chi è senza dimora, a chi non riesce ad arrivare alla fine de mese, a chi ha bisogno di un aiuto concreto, a chi versa in stato di indigenza, a chi è sofferente, a chi proviene da paesi lontani affamati dalle guerre e dalla povertà. E i vulnerabili si affidano a noi perché di noi si fidano. Si fidano della nostra divisa, di ciò che rappresentiamo. Essere in Croce Rossa è quindi prima di tutto una responsabilità di cui nessuno è immune: dal Presidente all’ultimo dei volontari entrato. Dobbiamo essere in grado di raggiungere più persone possibili anche con poche risorse e magari non sempre con l’aiuto di tutti gli Enti pubblici disponibili. E dobbiamo farlo con efficienza, serietà, dedizione. Ed essere efficienti per la Croce Rossa e per i suoi volontari oggi è diventato un dovere umanitario. Cultura, Efficienza, Agire, Solidarietà per un nuovo volontario devono essere concetti fatti propri ogni giorno. E la solidarietà forse è uno dei più importanti. Avete pensato da cosa deriva la parola solidarietà? È bello scoprire l’etimologia di certe parole. Deriva dal latino solidus. Solido. Senza crepe. È questo che deve essere il nostro essere in Croce Rossa. Senza crepe per gli altri. E per essere senza crepe, bisogna credere fortemente alla forza della nostra azione. Al nostro essere, come dicevo prima, interlocutori di una precisa cultura e stile di vita. E se qualcuno ci accusa di fare politica, di prendere posizione nei confronti di idee di società che vengono proposte, venendo anche meno apparentemente al principio di imparzialità; io rispondo, noi dobbiamo rispondere che se fare politica è difendere, promuovere iniziative e aiutare i vulnerabili di qualunque razza, colore, provenienza, estrazione sociale, idea, sesso, religione essi siano, se fare politica è rappresentare gli interessi di coloro che non hanno la forza di soddisfare i propri bisogni, se fare politica è fare advocacy, se fare politica è cercare quindi di influenzare le politiche pubbliche e l’allocazione delle risorse in favore degli ultimi, se fare politica è contrastare le azioni contro l’essere umano, contro il principio di umanità, contro chi vuole costruire muri e non ponti: beh sì, allora noi facciamo politica, noi facciamo politica di Croce Rossa e la facciamo con responsabilità, seguendo la testimonianza che ci ha lasciato Henry Dunant. E lo facciamo perché crediamo, perché dobbiamo credere, che sul territorio non sia importante cosa facciamo, ma come lo facciamo. Sono queste le sfide che ci attendono. È questo il nostro stile. Senza se e senza ma, per un vero rinnovamento delle coscienze civili ad opera dei volontari della Croce Rossa e di tutte le associazioni che operano nelle Comunità in favore di chi è in difficoltà. Cercando di essere migliori di quello che probabilmente e realmente siamo e lasciando una testimonianza sana ai nostri figli che possa essere motivo d’orgoglio per loro e per il nostro Paese”.

Si è chiusa così una giornata che, oltre a ricordare Camillo Baracchi e i valori fondanti della Croce Rossa, ha dato gran spazio ai giovani volontari che hanno deciso di impiegare il proprio tempo libero in un’attività che fa loro onore, rendendoci consapevoli che con ragazzi come loro la speranza di avere un mondo migliore non è solo un’illusione, ma una probabilità concreta.

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