Un incontro molto interessante, e dall’alto valore di conoscenza e culturale, è quello che si è tenuto ieri pomeriggio presso la sala conferenze della Banca Popolare di Bergamo-UBI Banca. Il professor Aldo Ferrari ha raccontato, con minuziosità, la storia del popolo armeno e del primo genocidio del ‘900, davanti ad una sala piena, che ha seguito in silenzio tutta la conferenza, con interventi puntuali durante il dibattito finale.

Luino, la storia “dimenticata” del popolo armeno e del primo genocidio del ‘900. Una bella serata quella di ieri sera, grazie agli Amici del Liceo di Luino, che hanno organizzato un incontro a Luino sul popolo armeno e sul primo genocidio del ‘900, tenuto da Aldo Ferrari, docente di Armenistica e Caucasologia e di Storia dell’Europa Orientale presso l’Università Cà Foscari di Venezia. L’area di ricerca del prof. Ferrari riguarda gli studi storici e le relazioni internazionali dell’Europa orientale, del Caucaso, dei paesi islamici e dell’Asia Centrale. A moderare Alessandro Franzetti, cultore della materia di Linguistica e Semiotica e dottorando di ricerca in Diritto e Scienze Umane presso l’Università degli Studi dell’Insubria. Hanno portato i loro saluti anche il presidente degli Amici del Liceo di Luino, Nunzio Mancuso, organizzatore della conferenza, il prevosto di Luino, don Sergio Zambenetti, e il presidente AISU, Sergio Moalli, che hanno collaborato.
I contenuti dell’intervento del professor Ferrari. Il professor Ferrari ha raccontato a 360 gradi la storia del popolo armeno, partendo dal 301 d.C., ma spiegando che gli armeni sono una popolazione ben più antica. Quella data per l’Armenia è fondamentale, perchè si converte al cristianesimo, ed è il primo popolo a farlo, nonostante i romani garantivano la libertà di culto tra le popolazioni continuate. Il cristianesimo da allora, infatti, è parte integrante dell’identità nazionale, non solo perchè ha numerosi riferimenti biblici, ma anche perchè storicamente è sempre stata riconosciuta la sua importanza socio-culturale. Sin dal IV secolo l’Armenia, così, ha visto la costruzione di numerosi monumenti e chiese in pietra, dal tufo bianco a quello nero, facilmente lavorabile e che resiste nel tempo. Ricorda molto il romanico italiano, ma si è sviluppato in completa autonomia. Delle vere perle a carattere architettonico, tra Armenia e Turchia, che possiede oltre il 75% del patrimonio culturale armeno. Da sempre, il popolo armeno è stato portatore di cultura antica e dal valore inestimabile, l’unica popolazione occidentale in terra orientale, con una caratterizzazione religiosa legata a San Gregorio. Dal settimo secolo, però, con il grande sviluppo dell’Islam, cessa di essere uno stato indipendente, subendo le influenze musulmane dei territori circostanti. Gli armeni, però, rimangono quasi gli unici cristiani, non convertendosi all’islam e per questa ragione, sin da subito, sono vittima di grandi discriminazioni. Se per gli islamici, infatti, era necessario sterminare i pagani, tutte le popolazioni monoteiste avevano diritto di esistere, ma alle loro condizioni. Questi ultimi, infatti, non avevano gli stessi diritti dei musulmani, tra mancanze legate al culto limitato, alla burocrazia e alla giustizia. A causa di questa, infatti, si è innescata una grande diaspora con emigrazioni degli armeni in tutto il mondo, presupponendo grandi similitudini con la storia del popolo ebreo.
Ma è la notte del 24 aprile 1915 che inizia l’orrendo sterminio del popolo armeno nei territori dell’Impero ottomano, nelle case di intellettuali, studiosi, poeti e uomini di cultura. L’obiettivo dei “Giovani Turchi”, organizzazione nazionalista nata all’inizio del XX secolo, era quello di creare uno stato nazionale turco, sul modello dei nuovi paesi europei nati nell’Ottocento. Creare dunque la Turchia e unirla con il mondo turcofono dell’Asia centrale (il Turkestan). Gli armeni, cristiani ed indoeuropei, per loro, sembravano essere proprio l’ostacolo più evidente da eliminare per portare a termine il sogno nazionalista dei “Giovani Turchi”. Il primo passo era la nascita di un nuovo Paese abitato soltanto da turchi. Le popolazioni cristiane, che per secoli si erano organizzate in diversi millet (le comunità religiose e nazionali) dovevano sparire dal territorio. La definizione “Stato nazionale” prevede un paese linguisticamente e culturalmente omogeneo, con una popolazione composta in larga misura da un unico gruppo etnico e dove le altre popolazioni si limitano a piccole minoranze. L’idea dei Giovani Turchi era dunque quella di conseguire con la forza le condizioni che la storia non aveva realizzato. Armeni, greci, assiri, le tre più importanti comunità cristiane, erano i primi obiettivi.
Il massacro andò avanti più a Oriente, nelle terre abitate da millenni dal popolo armeno. Uccidendo gli uomini e deportando i bambini e le donne nel deserto siriano, dove morirono per la fame e per la sete, abbandonati. Ad alcuni bambini vennero inchiodati ai piedi i ferri di cavallo. I beni sequestrati andarono ad arricchire alcune famiglie turche. Il genocidio annientò le vite di un milione e mezzo di armeni. E poi per il tradimento delle potenze occidentali che nel 1923 firmarono a Losanna un nuovo trattato che annullava quello di Sévres del 1920, che avrebbe dovuto dare vita a un’Armenia indipendente nel territorio dell’Armenia storica, secondo quanto voluto dal presidente americano Wilson. Agli armeni non rimase dunque che una piccola porzione di territorio, la Repubblica democratica armena che, entrata a far parte dell’Unione Sovietica all’inizio degli anni ‘20, ritroverà l’indipendenza solo nel 1991. Nell’Armenia occidentale oggi troviamo solo chiese diroccate, monasteri deserti, villaggi abbandonati. La cattedrale di Akhtamar, importantissimo centro della cristianità armena su un’isola del lago di Van, è stata trasformata pochi anni fa in un museo dal governo turco. I nomi stessi di quei luoghi sono monumenti dolorosi di un mondo distrutto dall’odio nazionalista che tuttora continua sistematicamente a negare le proprie responsabilità.

A concludere l’incontro, oltre ad alcuni interventi e domande dal pubblico, anche il sindaco di Luino, Andrea Pellicini, che ha ringraziato tutti gli organizzatori per il grande valore storico-culturale dell’iniziativa. Ad organizzare l’interessante conferenza dedicata all’Armenia, invece, l’Associazione Amici del Liceo di Luino, la Parrocchia Prepositurale SS. Pietro e Paolo di Luino, il Liceo “V. Sereni”, in collaborazione con l’AISU e col patrocinio della Banca Popolare di Bergamo-UBI Banca e della Città di Luino.
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