19 Marzo 2014

Post – Referendum: quale prospettiva socio-politica per la Crimea?

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Il tema del riconoscimento internazionale ha segnato da sempre un momento cruciale nella nascita di un nuovo stato.

(economywatch.com)

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Gli esempi storici sono molteplici: basti pensare alla Cina Popolare di Mao, esclusa per decenni dalla cerchia dei potenti, ed anche dal seggio permanente in seno al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, nonostante di fatto esercitasse pieno potere sul territorio cinese. Al suo posto sedette invece l’ex leader cinese Chiang Kai-shek, relegato all’isola di Formosa (Taiwan per intenderci), semplicemente perché il mondo occidentale riconosceva in lui, e solo in lui, l’autorità detentrice di piena legittimità nello Stato cinese.

Il fattore riconoscimento si ripropone inesorabile in questi giorni nella questione ucraina. A seguito del referendum che ha di fatto strappato la Crimea a Kiev, ed al successivo riconoscimento dello stato di Crimea da parte di Mosca nella giornata di lunedì, il blocco occidentale, perché ancora di blocchi si può parlare, si è espresso invece in maniera assolutamente contraria sulla legittimazione dell’esito di tale referendum. Dinnanzi a quanto detto il mondo politologico si sta prodigando nel prevedere verso quale direzione la situazione della Crimea possa tendere.

A tal proposito è molto interessante l’analisi del Dott. Aldo Ferrari, direttore del Programma Russia dell’ISPI, Istituto per gli Studi di Politica Internazionale. Secondo il politologo sono tre i possibili scenari che possono configurarsi.

Il primo prevede l’annessione della penisola crimeana alla Russia con la possibilità concreta del propagarsi di tale azione ad altre aree dello Stato ucraino come Donets’k e Kharkhiv. Stewart Patrick su Council on Foreign Relations sottolinea come la Crimea possa rappresentare solamente il primo step di un progetto più ampio che vedrebbe Mosca proseguire con le annessioni di altre aree ex sovietiche. Esso rappresenterebbe la possibilità con maggiori rischi: in tal caso, infatti, la posizione di Kiev, appoggiata da Stati Uniti e UE, produrrebbe quasi sicuramente una guerra civile di portata rilevante ed imprevedibile.

Secondo scenario, e forse il più probabile, è una “cristallizzazione” della situazione, ovvero la “formazione di una Crimea de facto indipendente sostenuta da Mosca, in attesa di nuovi sviluppi”. In tale ottica, Kiev potrebbe optare di perdere la Crimea cercando però di consolidare i propri territori evitando il così tanto paventato dilagarsi delle intenzioni indipendentiste ad altre regioni.

Ultima possibilità è rappresentata dalla creazione di una Crimea che rimanga all’interno di un’Ucraina confederata. Questo vorrebbe dire per la penisola crimeana il permanere all’interno dei confini ucraini ma con la possibilità di muoversi con una certa autonomia, sia in tematiche interne che internazionali. Questa ipotesi, certamente la migliore dal punto di vista politico ed economico, appare ad ora al quanto remota nonostante non sia completamente accantonata dalla stessa stampa russa.

Per giungere a ciò, infatti, come sostenuto anche da uno studio di Reuters, Stati Uniti e UE dovrebbero immediatamente modificare la propria linea di condotta caratterizzata solamente da minacce e sanzioni economiche attingendo maggiormente dalle loro capacità diplomatiche e di dialogo per giungere ad un compromesso con Putin. A tal proposito, gli occhi sono tutti puntati sul prossimo G7, con la speranza che torni ad essere il prima possibile G8.

Marco Guarneri

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