31 Dicembre 2016

LGBT, orientamento sessuale e identità di genere: le esperienze di alcuni ragazzi

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Orientamento sessuale e identità di genere in una società come la nostra, che guarda verso la luna senza ricordarsi di avere i piedi per terra, perché troppo spesso “quotidianeggiamo in armonia” con le nostre contraddizioni, sono parole che ancora non sappiamo pronunciare. Ecco un video che parla di storie di persone che hanno avuto il coraggio di fare coming-out davanti a tutti, in un mondo in cui, purtroppo, abbiamo ancora bisogno di sentirci dire: “Si, non sono etero”.

Nove storie differenti che nascono nel dubbio di essere troppo diverse, ma senza sapere da chi. Sono quelle di ragazzi e ragazze che all’interno del video “Tutti diversi, tutti uguali” si raccontano apertamente e parlano della propria sessualità. Giovani della comunità LGBT e non, che affrontano un tema solitamente di attualità nei dintorni del GayPride o di pochi altri eventi, ma che, una volta finiti, si incammina silenziosamente all’interno delle case di ciascuno di loro, aspettando un nuovo motivo per essere ascoltato. Lesbiche, gay, bisessuali, transessuali ed eterosessuali hanno messo la faccia in questo filmato, senza filtro, se non quello della telecamera di Yle, che ha raccolto e ripreso le loro testimonianze e, alla quale, abbiamo fatto alcune domande.

Da dove ti è venuta l’idea di girare questo video?

L’idea è venuta dal fatto che volevo sfruttare la mia presenza su YouTube per fare qualcosa che per me avesse un significato, e che trattasse il tema della sessualità osservata da un altro punto di vista. Ci sono tanti video di questo genere, ma farlo in prima persona è tutta un’altra cosa: metterci direttamente la faccia ti lascia la sensazione di poter dire “ci sono anche io e nel mio piccolo ho fatto qualcosa per quello in cui credo”.

Dici “metterci la faccia” perché anche tu sei presente nel video, cosa racconti?

Voglio dare una visione più chiara di quello che è l’orientamento sessuale e l’identità di genere. Io ho sempre capito dall’infanzia di essere attratta da bambine, che poi sono diventate ragazze e donne, e nella visione di quello che stavo vivendo, mi dicevo “Allora sono omosessuale”. Mi sono chiesta cosa volesse dire e sono andata a cercare per capire cosa effettivamente fosse l’omosessualità e come mi sarei sentita in questa definizione. Ho scoperto di non sentirmi bene dentro quella “etichetta”, che non era la mia e non mi apparteneva. Io ho una identità di genere che si spinge verso quella maschile e per questo dovrei sentirmi molto più eterosessuale. Due anni fa, aiutata da alcuni incontri con uno psicologo, è iniziato il mio percorso personale di consapevolezza di me stessa. Ora dovrò incontrare degli psichiatri per attestare la mia disforia di genere, ovvero la mia identificazione nel sesso opposto rispetto a quello biologico.

Parli di identità di genere e orientamento sessuale, mi spiegheresti cosa sono?

L’identità di genere è il genere in cui ti identifichi: ti guardi allo specchio e magari non ti ritrovi bene in quell’immagine. Pensando a te stesso potresti avere una visione differente e indipendente da quella biologica e cromosomica. L’orientamento sessuale è l’attrazione, la pulsione sessuale verso l’altro, che sia maschio o femmina.

Quale messaggio vorresti mandare attraverso questo video?

Sono tanti i messaggi in questo video: ogni persona presente durante le riprese ha detto qualcosa di diverso e personale, per cui ognuno ha voluto esprimersi in una direzione differente da quella degli altri, cercando ascolto da orecchie diverse. Tutti questi messaggi si possono comunque riassumere in quello che è il titolo del video: “Tutti diversi, tutti uguali”, perché ognuno ha detto la sua, ma quello che accomuna ogni racconto è l’idea di uguaglianza nonostante queste diversità.

Hai intenzione di fare altri video che possano mantenere l’attenzione su questo argomento?

Ci spero: questo non è il mio lavoro a tempo pieno, ma immagino che una volta lanciato il sasso, le onde si propaghino da sole. Voglio pensare che verrà la voglia di continuare a fare sempre di più, anche se devo tenere conto che probabilmente andrò incontro ad alcune critiche per questo video, ma già lo avevo considerato in partenza. L’impatto che questo filmato credo possa avere sulle persone, credo sarà di due tipi: sarà diviso tra chi vorrà capire, aprire gli occhi e riconsiderare la propria opinione e chi continuerà a non accettare questa situazione che, comunque, continuerà ad esistere. Non ho idea di quale sarà il riscontro che avrà il video dopo la pubblicazione, ma spero che, anche nella sua semplicità fatta di persone che raccontano se stessi e la loro vita, possa diventare un segnale di speranza per qualcun altro: una persona potrebbe ritrovarsi in una di queste storie e potrebbe pensare “Allora posso parlarne anche io e sentirmi libero di esprimermi per quello che sono”, avendo la consapevolezza di non essere solo. Spero che, in questo modo, sempre più persone avranno il coraggio di viversi, perché è di questo che si tratta, considerando poi che più ci si chiude in se stessi e più si da l’idea che si stia facendo qualcosa di sbagliato.

Come è stato il rapporto di ragazzi e ragazze con la telecamera?

E’ stato tutto molto improvvisato, perché le persone non erano preparate alla cosa. Gli ho solo chiesto “avete voglia di fare questa cosa? Potete dire tutto liberamente e come viene, viene”, tutto in maniera spontanea. Nessuno aveva preparato un discorso da fare ed infatti tutti hanno iniziato con la frase “e adesso cosa dico?”. E’ stato divertente. Non erano abituati a farsi riprendere e la tensione ha fatto anche nascere qualche risata, ma tutto è andato bene. Gli avevo solo chiesto di portate qualcosa di loro, come un’esperienza. e parlando sono venute fuori storie più o meno piacevoli, ma tutte intense, che mi hanno aiutata a capire meglio il percorso che ognuno di loro ha affrontato per essere quello che sono oggi. Sono convinta che la voglia di raccontarci ce l’abbiamo tutti, cambiano solo le cose che abbiamo da dire e il coraggio per raccontarle del tutto.

Durante l’intervista, Yle ha chiesto di potermi leggere un pensiero che ha scritto una notte mentre pensava al significato del video “Tutti diversi, tutti uguali”. Questa riflessione non è nata da una sola domanda, ma da alcune che si è posta da sola, a cui ha voluto rispondere così:

Vorrei che la gente la smettesse di considerare queste persone come qualcosa di astratto, facente parte dell’immaginario collettivo, ma che appaiono solo se chiamati in causa come i fantasmi la notte di Halloween. C’è da capire che prima ancora di essere gay, lesbiche, bisessuali e transessuali sono persone comuni e anche chi si sente totalmente estraneo ad essi deve mettere in conto che prima o poi nel corso della propria vita potrà avere a che fare con questa realtà, direttamente o indirettamente, attraverso amici, fratelli, partner, colleghi, conoscenti o figli, perché ricordiamoci che non è fantascienza, quindi, tanto vale iniziare ad allargare un po’ le proprie strette vedute e farsi una cultura in merito, in modo da non fare la figura dei bigotti provinciali con paraocchi. La mia speranza è quella che un giorno, nelle generazioni di ragazzi e ragazze che verranno dopo di me, non ci sia più bisogno di fare coming-out, perché sarà ormai assodato nella cultura degli italiani che una qualsivoglia persona possa sentirsi attratta da un uomo, da una donna o da entrambi e possa scegliere il proprio genere di appartenenza, indipendentemente da quello biologico, senza avere bisogno di doverlo dichiarare per sentirsi libero, esattamente allo stesso modo in cui si sceglie se il proprio colore preferito sia il verde oppure il blu.

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