7 Dicembre 2016

Germignaga, il sindaco Fazio e il gruppo Pd replicano alla minoranza sul post Referendum

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Ha suscitato molto polemiche a Germignaga e nel territorio luinese la presa di posizione del gruppo “Tutti per Germignaga” che, dopo l’esito del referendum, chiedeva al sindaco Marco Fazio alcune spiegazioni e le dimissioni. Non è mancata né la risposta del primo cittadino, già pubblicata ieri sera tramite il proprio profilo Facebook, né la replica del gruppo del Pd di Germignaga, che sostiene Fazio accusando la minoranza. Ecco i testi dei comunicati stampa.

Germignaga, il sindaco Fazio e il gruppo Pd replicano alla minoranza sul post Referendum

Germignaga, la replica del sindaco Marco Fazio alla minoranza sul post Referendum. “L’ho scritto a poche ore dall’esito del voto, con un breve commento su Facebook. Lo ribadisco ancor oggi – si legge sul profilo del sindaco Marco Fazio, che riprende l’articolo pubblicato ieri -. La democrazia è sacra, e i risultati si accettano, anche quando non li si condivide. Una cosa, però, non è accettabile: far dire ai voti e agli elettori più di quanto abbiano espresso. Ed è questo quello che fa, con un comunicato decisamente pretestuoso, il gruppo di minoranza ‘Tutti per Germignaga’. All’apertura della campagna referendaria ho deciso, insieme ad altri sindaci, di vari schieramenti politici, di appoggiare la campagna per il ‘Sì’. Ritenevo, e ritengo ancor oggi, che fossero auspicabili una serie di modifiche al testo costituzionale, fattispecie prevista dalla costituzione stessa, che ha previsto al suo interno un articolo, il 138, contenente le modalità per la revisione del testo. Dunque, nessun tradimento alla Costituzione, su cui ho giurato, e che resta il faro del nostro agire, il testo attorno cui dobbiamo radunarci, specie dopo questo periodo di divisioni. Ho espresso le mie opinioni nella piena libertà di cui siamo capaci all’interno del nostro gruppo ‘Iniziativa democratica per Germignaga’, in cui sensibilità ed esperienze diverse si ritrovano per un progetto di buona amministrazione; ho espresso le mie opinioni a titolo esclusivamente personale con la certezza di non essere, mai, venuto meno al mio compito di rappresentante di tutti i germignaghesi. L’onore e l’onere di amministrare la cosa pubblica credo non mi impedisca di poter avere ed esprimere le mie idee. In questa campagna molti amministratori hanno, legittimamente, inteso dire la loro, su entrambi i fronti, anche perché la proposta li coinvolgeva direttamente. Nessuno, come è giusto che sia, si è scandalizzato per la presenza di amministratori nel fronte del no o del sì; nessuno, fino a questo strano comunicato, tutto politico e lontano dalla realtà germignaghese, aveva mai avuto nulla da ridire. Forse perché sanno perfettamente che, al di là delle discussioni politiche, chi scrive ha in mente solo una cosa: far bene per Germignaga. E’ a questo progetto che sto dedicando tutto il tempo possibile, con risultati che ci vengono riconosciuti in paese e non solo. Solo su questo chiedo di essere giudicato, solo su questo ammetto che possa essere messo in discussione il mio impegno amministrativo e quello di ogni componente del nostro gruppo”.

La replica del gruppo PD di Germignaga alla minoranza sul post Referendum. “Non interessava certo a grillini, leghisti o centro destra più in generale, dimostrare che il voto ‘NO’ bloccava la riforma costituzionale perché sbagliata, il voto lo vorrebbero interpretare unicamente come un giudizio universale “contro” delle persone – si legge nella nota del PD Germignaga a firma Roberto Ballardin -. La conferma viene anche dalla minoranza del comune di Germignaga che arriva addirittura a chiedere le dimissioni del sindaco, per il semplice fatto che ha partecipato attivamente al sostegno del ‘SI’ al referendum. Ma questi signori conoscono la democrazia, un cittadino può esprimersi pubblicamente su un tema che interessava tutta la cittadinanza o deve star zitto perché ricopre la carica di sindaco? Credo sia tra i principi fondamentali della democrazia esprimere pubblicamente le proprie opinioni, altra cosa è utilizzare i mezzi pubblici (come ad esempio il palazzo della Regione Lombardia). Ma l’arroganza della richiesta del gruppo di minoranza e ancora più grave quando parlano di tutti i sindaci che hanno preso parte ai comitati del “SI”; e quelli che hanno sostenuto le ragioni del “NO”? Quelli sono in perfetta regola secondo loro? Fortunatamente esiste una ragione più generale che è quella che una stragrande maggioranza di cittadini è andata a votare ed ha potuto esprimersi su un quesito cosi importante, su un progetto di riforma della Costituzione che, in Parlamento, non aveva ottenuto la maggioranza dei 2/3 necessaria per essere approvato direttamente, senza ricorrere al voto popolare, come prevede la Costituzione stessa. A questo ci fermiamo, la vittoria del “NO” è stato un pronunciamento sul progetto di riforma. Per questo il Presidente del Consiglio, principale responsabile del progetto ha dato le dimissioni, scelta coraggiosa e coerente, ma i sindaci che centrano?”.

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