26 Ottobre 2016

Salviamo i nostri boschi dal degrado. Alcune proposte per il territorio

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(Imolini Invenzio) Per fortuna quest’anno è giunta con notevole anticipo la neve a protezione dei nostri boschi altrimenti chissà che cosa avrebbe potuto causare un eventuale incendio.

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Chi ha avuto l’occasione d’andar per funghi o per castagne ed avventurarsi nei nostri boschi si sarà reso conto dell’intrico di alberi e di vegetazione accessoria che li ha progressivamente invasi, una densità che li rende del tutto impenetrabili da parte dei vigili del fuoco o della protezione civile, con rischi per l’ambiente e la stabilità idrogeologica. Una vera e propria rivincita incontrastata della natura che si è ripresa bellamente gli spazi che l’uomo è andato via via conquistando tracciando sentieri, aprendo varchi prativi, rendendo accessibile il sottobosco per gli usi più svariati. Il risultato – spiega la Coldiretti – è che si importa dall’estero più dell’80% del legno necessario ad alimentare l’industria del mobile, della carta o del riscaldamento per un importo di 3,7 miliardi nel 2015 ed un incremento del 6% nel primo trimestre del 2016. Tra l’altro – precisa la Coldiretti – l’Italia è il principale importatore mondiale di legna da ardere per un quantitativo di 3,4 miliardi di chili nel 2015 con una tendenza all’aumento del 5% nel primo trimestre del 2016. L’industria italiana del legno è la prima in Europa, ma con legna che arriva da altri Paesi vicini come Austria, Francia, Svizzera e Germania a dimostrazione di un grande potenziale economico inutilizzato.

Nuovi posti di lavoro. Dal dossier Coldiretti emergono inoltre altri dati molto importanti: 35mila nuovi posti di lavoro potrebbero nascere dall’aumento del prelievo del legname dai boschi che oggi coprono una superficie record di 10,9 milioni di ettari praticamente raddoppiata rispetto all’Unità d’Italia quando era pari ad appena 5,6 milioni di ettari. Ogni anno in Italia si utilizza – continua la Coldiretti – solo il 30% della nuova superficie boschiva il che significa che per 100 nuovi alberi che nascono se ne tagliano appena 30 mentre in Europa si preleva, in media, il 60% della nuova biomassa e in Paesi come l’Austria si supera il 90%.

Ed allora perché non prevedere un vasto progetto di bonifica della superficie boschiva per il recupero di prezioso legname e per arginare una inarrestabile avanzata della foresta che senza alcun controllo può diventare un potenziale pericolo? E perché non coinvolgere in questo piano i giovani, particolarmente sensibili ai problemi ecologici, il cui tasso di disoccupazione ha raggiunto livelli preoccupanti? Non sarebbe peraltro opportuno avvalersi della manodopera dei profughi ospitati sul nostro territorio? Sarebbe certamente un mezzo per affrancarli dal senso di inutilità che li affligge quando non si propone loro qualche attività che li faccia sentire utili alla collettività in cui sono stati accolti.

Anche gli italiani internati in Svizzera durante la seconda guerra mondiale furono chiamati a contribuire alla tutela del territorio, collaborando fianco a fianco con gli agricoltori elvetici. Dopo una serie di incentivi iniziali, il settore potrebbe diventare autonomo dal punto di vista economico, garantendo così lo sviluppo delle aree marginali, rurali e di montagna. Una grande opportunità per la ripresa di un Paese che ha fatto della sostenibilità ambientale un valore aggiunto del Made in Italy.

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