“Fino a che è vivo io non intervengo”. Queste sarebbero le parole con cui il medico di turno dell’ospedale Cannizzaro di Catania si sarebbe rivolto ai familiari di Valentina Milluzzo, deceduta nelle ore successive.

(blitzquotidiano.it)
Indignazione e rabbia per la morte di Valentina. Accade all’ospedale Cannizzaro di Catania, una donna alla diciannovesima settimana di gravidanza, ricoverata 15 giorni prima, muore. Aveva 32 anni Valentina, era incinta di due gemelli. E’ stata ricoverata per una dilatazione uterina anticipata. La prime due settimane in reparto sono andate bene, sino al 15 ottobre, giorno in cui Valentina ha trovato la morte all’interno della struttura. Dalla mattina ha febbre alta, curata con antipiretico. Ha dei collassi e dolori lancinanti, la temperatura corporea a 34 gradi e la pressione arteriosa bassa. Vengono effettuati i controlli ed emerge che uno dei feti respira male e che bisognerebbe intervenire. A quanto riportano i familiari però il medico di turno in quel momento pare essere obiettore di coscienza e si rifiuta, adducendo la spiegazione che lo avrebbe fatto solo una volta accertata la morte del feto. Medesima situazione si sarebbe ripetuta di lì a poco con il secondo gemello, che il medico si è detto pronto a far espellere solo se il cuore avrebbe cessato di battere. Le condizioni della donna, che il mancato intervento avrebbe peggiorato, l’hanno condotta alla morte.
La sua prima gravidanza, avviata con la procreazione assistita. La gravidanza, procurata con la procreazione assistita in un’altra struttura, era iniziata diciannove settimane fa. Oggi a raccontare il tremendo vissuto della donna l’avvocato dei familiari, che hanno presentato denuncia alla procura della Repubblica di Catania. I parenti hanno riferito di essere stati ammessi nella stanza della donna nel momento in cui è stata accertata la morte del primo feto e riferiscono dell’evidentemente alto livello di sofferenza a cui era sottoposta. Dopo la nascita del secondo feto morto, un altro medico, differente da quello dettosi obiettore, avrebbe comunicato ai parenti le gravi condizioni in cui versava Valentina, salvo poi trasferirla nel reparto di rianimazione. I familiari hanno avuto la notizia del decesso solo il giorno successivo, domenica 16 ottobre.
Il direttore generale dell’ospedale Angelo Pellicanò esclude che si sia trattato di obiezione di coscienza. E’ notizia di questa mattina, però, che dalla cartella clinica non risulta che il medico dell’ospedale Cannizzaro si sia dichiarato obiettore di coscienza. Per i magistrati, quindi, la ricostruzione dei familiari della vittima “al momento non trova alcun riscontro” in un atto ufficiale e documentale, qual è la cartella clinica. “Non c’è stata alcuna obiezione di coscienza da parte del medico che è intervenuto nel caso in questione, perché non c’era un’interruzione volontaria di gravidanza, ma obbligatoria chiaramente dettata dalla gravità della situazione”, afferma il direttore generale dell’ospedale Cannizzaro, Angelo Pellicanò. “Io escludo – aggiunge Pellicanò – che un medico possa aver detto quello che sostengono i familiari della povera ragazza morta”.
Il fascicolo è stato attivato, come atto dovuto, dopo la denuncia dei parenti. Il procuratore Carmelo Zuccaro ha disposto il trasferimento della salma in obitorio, bloccando i funerali che erano stati organizzati nel paese del Catanese di cui la donna era originaria, e il sequestro della cartella clinica. La magistratura disporrà l’autopsia dopo avere identificato il personale in servizio che sarà indagato, come atto dovuto, per omicidio colposo per potere eseguire l’autopsia.
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