2 Settembre 2016

I bracconieri mettono in ginocchio l’elefante africano

Tempo medio di lettura: 4 minuti

I dati di un recente censimento, a disposizione degli scienziati, verranno utilizzati per definire, con maggior chiarezza, quali potranno essere le strade da seguire per salvare gli esemplari di elefante africano rimasti. L’incontro CITES di Johannesburg sarà il punto di partenza.

I bracconieri mettono in ginocchio l'elefante africano

(lifegate.it)

Il Great Elephant Census è lo studio più avanzato e completo mai condotto sugli elefanti che abbia abbracciato l’intero continente africano. I risultati saranno resi noti oggi al World Conservation Congress delle Hawaii, ma le scoperte non sembrano rassicuranti. Entro il 93% del range di diffusione della specie, in Africa, oggi sopravvivono 352.271 elefanti africani di savana. L’indagine aerea ha incluso 18 paesi: in 15 di questi, per i quali c’erano dati precedenti sulle popolazioni, in meno di un decennio il bracconaggio e la distruzione dell’habitat hanno causato la perdita di 144mila individui. Attualmente il declino annuale – causato principalmente dalla caccia di frodo – è stimato all’8%: qualcosa come 27mila elefanti massacrati ogni anno.

II censimento è stato completato in meno di tre anni, grazie alla partecipazione di diversi specialisti nel settore. Finanziato dal fondatore di Microsoft Paul G. Allen e guidato dalla no-profit Elephants Without Borders, il progetto ha coinvolto un team di scienziati e sei ONG, avvalendosi della consulenza di due partner: l’organizzazione per la conservazione Save the Elephants e l’African Elephant Specialist Group, formato da esperti che lavorano specificamente sulla conservazione e gestione degli elefanti africani. “Credo fermamente nel potere dei dati come strumento per prendere decisioni informate”, spiega Allen. “Dobbiamo decidere più rapidamente, con più attenzione e intelligenza, riguardo a quando e dove impiegare le limitate risorse che abbiamo a disposizione”. Gli altri studi condotti in precedenza sull’intero territorio africano erano stati piuttosto approssimativi. Nel 1969 Iain Douglas-Hamilton, fondatore di Save the Elephants, ci ha provato per la prima volta sfruttando conte aeree e questionari. L’indagine ha portato a una stima di 1,3 milioni di elefanti.. Dieci anni più tardi gli esperti già parlavano di 600mila elefanti, iniziando a evidenziare una crisi chiamata bracconaggio. Sin da allora, l’effettivo numero degli elefanti è stato più volte messo in discussione. “Per troppo tempo abbiamo detto che non avevamo a disposizione delle stime precise e affidabili, ma solo speculazioni e numeri approssimativi”, conferma Mike Chase, ricercatore e fondatore di Elephant Without Borders. Ma il tempo dell’ignoranza è finito. “Ora abbiamo a disposizione i dati scientifici più robusti e accurati della storia, per poter dare a questi animali una seconda opportunità”.

Una crisi in numeri. Se la situazione complessiva degli elefanti è decisamente cupa, cambia notevolmente di paese in paese e in base all’ecosistema. I paesi segnati dal declino più grave sono Tanzania e Mozambico, in cui nel giro di cinque anni sono stati 73mila gli elefanti vittime del bracconaggio. Il Camerun settentrionale si è rivelato un’amara sorpresa per gli scienziati, che non sono riusciti a trovarvi più di 148 elefanti, evidenziando una minuscola popolazione ad immediato rischio di estinzione. Sul fronte opposto ci sono Sudafrica, Uganda, alcune aree di Malawi e Kenya oltre al complesso W-Arli-Pendjari, l’unica area dell’Africa occidentale in cui sopravvive un numero significativo di elefanti della savana, con branchi stabili o in lieve crescita. Il Botswana rimane la roccaforte del continente, con 130mila animali concentrati lungo i sistemi fluviali di Chobe e Savuti. Il secondo posto va allo Zimbabwe, con 83mila elefanti, i quali, dal 2005 a oggi, sono diminuiti del 10%. Segue la Zambia con 20839 elefanti, che nel corso degli ultimi dieci anni ha visto un declino dell’11%. Una popolazione in particolare,nel Sioma Ngwezi National Par, è stata drammaticamente segnata dal bracconaggio: i cercatori sono riusciti a contare solo 48 animali, un numero insignificante rispetto ai 900 del 2004, delineando un profilo di imminente scomparsa. Anche l’Angola ha numeri da shock. Un tempo considerata un rifugio per gli elefanti, dopo decenni di guerra civile, oggi ha uno dei tassi dbracconaggio più alti dell’intero continente. Dal 2005 a oggi il numero di elefanti è crollato del 22%. La Namibia, dal canto suo, è l’unico paese con una popolazione di elefanti significativa che non ha voluto partecipare al censimento. Un ampio studio condotto nel 2015 aveva stimato la presenza di quasi 23000 elefanti.

I cercatori, tuttavia, non hanno contato solamente gli elefanti vivi. Hanno censito anche quelli morti, perché le carcasse permettono di mostrare il diverso contributo di bracconaggio e morti naturali al declino della specie. Calcolando il rapporto tra il numero di carcasse e quello degli elefanti vivi, i ricercatori sono riusciti a farsi un’idea precisa delle condizioni di salute delle popolazioni. “È palese”, dice Chase, “che la crisi del bracconaggio si è spostata dall’Africa orientale a quella centrale e ora è alle porte di quella meridionale. Basta guardare al Sud-Ovest della Zambia e al Sud-Est dell’Angola, che hanno i tassi peggiori per il bracconaggio di elefanti dell’intero continente. Quando là non ci saranno più elefanti, i bracconieri volgeranno lo sguardo alla roccaforte del Botswana settentrionale”. Secondo Chase il messaggio che emerge dal censimento è chiaro: il bracconaggio è talmente intenso che “nel giro di 10 anni potremmo perdere il 50% degli elefanti africani che ci sono rimasti”.

Nelle mani del governo. Per oltre un secolo è stato il commercio d’avorio a tenere vivo il fuoco del bracconaggio. Nel 1989 la CITES, l’organizzazione che regola il commercio internazionale delle specie animali a rischio di estinzione, ha imposto il divieto globale su questo mercato riuscendo, in un primo momento, a fermare il bracconaggio con risultati tangibili. In due circostanze da allora, nel 1999 e nel 2008, alcuni paesi dell’Africa meridionale, però, hanno avuto il permesso di vendere l’avorio delle loro scorte: un commercio che è considerato la causa dell’aumento nella domanda da parte dell’Asia, e ha contribuito a spronare il bracconaggio e il traffico dell’avorio. Quest’anno due Paesi – Zimbabwe e Namibia – hanno avanzato alla CITES una proposta per dare inizio a un commercio dell’avorio legale e regolamentato. La contro-proposta è arrivata da 26 nazioni africane che ospitano elefanti, che sostenute da numerose ONG, hanno chiesto di proibire qualsiasi tipo di commercio che riguardi gli elefanti o i prodotti da loro derivati. “Nessuna nazione è un’isola”, commenta Phyllis Lee della University of Stirling, tra gli autori della proposta. “Gli elefanti non rimangono all’interno dei confini politici e molte popolazioni sono condivise da tre o quattro paesi nello stesso momento. Le decisioni prese in un solo paese possono avere gravi ripercussioni sul bracconaggio anche negli altri”.

A settembre, gli elefanti saranno tra i protagonisti del meeting triennale della Convention on International Trade in Endangered Species of Wild Fauna and Flora (CITES) a Johannesburg, in Sudafrica. Visti i terrificanti livelli raggiunti dal bracconaggio, questa conferenza potrebbe essere il punto di partenza per cambiare direzione nella tutela degli elefanti e, qualunque sia l’esito dell’incontro, questo mese, per la prima volta i paesi africani con elefanti e la CITES avranno a disposizione informazioni concrete per pianificare la conservazione e la gestione di questi animali. O come dice Chase, “ora, per la prima volta, abbiamo un riferimento per stabilire se riusciremo ad avere successo, o se falliremo nell’impresa di proteggere l’elefante africano”.

(Fonte nationalgeographic.it)

© Riproduzione riservata

Vuoi lasciare un commento? | 0

I commenti sono chiusi.

"Luinonotizie.it è una testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del tribunale di Varese al n. 5/2017 in data 29/6/2017"
P.IVA: 03433740127
Social Media Auto Publish Powered By : XYZScripts.com