17 Agosto 2016

Montegrino: Marco abbandona la quotidianità per l’agricoltura e l’attività educativa

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“Sono una persona a cui piace rimettere in gioco tutto, voglio creare e cerco sempre nuovi stimoli. Quando li trovo, parto. Ho fatto varie prove, mi sono reinventato su diversi fronti. Sono state le mie esperienze di vita che mi hanno portato dove sono: dalla ristorazione al lavoro come dipendente, o educatore, fino al contatto con la terra. C’è stato il momento in cui ho detto basta. Facevo un lavoro, come libero imprenditore in un negozio, ma in generale non ero soddisfatto io, al di là del lavoro. Ho percepito che volevo cambiare, non il lavoro, ma la mia vita. Ora mi trovo bene qua. E’ come se non andassi a lavorare”. Questa è la storia di Marco Mentasti, un giovane ragazzo luinese che travolto dalla quotidianità, ha sentito l’esigenza di cambiare vita, dedicandosi completamente all’agricoltura.

Come ti sei avvicinato a “I Sorti” di Montegrino??

E’ stato tutto un incasellarsi di vicende provvidenziali. L’avvicinamento all’agricoltura non è avvenuto grazie ad una storia, un’epopea, ma grazie all’educazione: io e altre persone, che si spendono in questo luogo, siamo partiti da un’esperienza sociale. Obiettivamente l’educazione scout ha avuto un grande ruolo nella mia formazione. Dopo anni in questa direzione, io per primo e poi gli altri, ci siamo resi conto che mancava qualcosa: da qui nasce l’esigenza di creare un posto, un habitat, dove poter fare educazione con la natura, dove poter fare attività ludiche, sociali e ricreative, con la natura come strumento principale. “I Sorti” è un nome che è entrato nei cuori, e rappresenta un posto di 60mila metri quadrati tra coltivato e bosco. 15.000 metri quadrati sistemati, tra spazi per animali e spazi di vita o coltivati, il resto è bosco di cui ci stiamo riappropriando.

Qual è la vostra filosofia? Di cosa vi occupate concretamente?

La filosofia de “I Sorti” è puntare alla varietà, per avere più strumenti: la flora è rappresentata da pini, querce, faggi, aceri, selva castanile, pioppi e betulle e carpini e, queste essenze, intese come singola specie, possono anche essere rappresentate da una sola pianta. Ci sono anche alberi che producono frutti, quali mele, pere, susine, lamponi, cachi, castagne, fichi, kiwi, ciliegi, nocciole, nespolo e altro. Insomma, la maggiore varietà possibile. Ci sono anche le culture dell’orto tradizionale, per arrivare non solo ad essenze ed erbe aromatiche, ma anche ad erbe per tisane. Infine, stiamo sviluppando un nuovo progetto di coltivazione della canapa industriale. Per il discorso animali, invece, abbiamo cavalli, capre, pecore, lama, api, galline e conigli.

In che modo avete trasformato “I Sorti”?

Inizialmente a “I Sorti” si faceva accoglienza per giovani famiglie o comunità ed è stato un punto importante nel passato, ma non ha mai preso un’identità che lo facesse camminare con le proprie gambe e andare avanti. Questo posto è, ed era gestito, da chi si è trovato a vivere lo stesso tipo di educazione, principalmente scoutistica e si è messo in gioco, acquistando pezzi di terreno e rivalutando le strutture. La sensazione che si è voluta creare è quella di percepire che si è avvolti da ciò che è presente, ed è stato possibile curandone i dettagli estetici, ma senza tralasciarne la naturalezza. Passione per la natura, quindi, ed esigenza sociale. Qui non si fa agricoltura di sostentamento, di produzione, ma principalmente l’obiettivo è quello di fare attività educative e, noi stessi, ogni giorno ci educhiamo e impariamo qualcosa.

Lo scoutismo quanto ha influenzato la tua vita?

Credo che lo scoutismo abbia dato l’impronta base nella vita un po’ a tutte quelle persone che ci sono passate, perché, chi lo ha vissuto, si è accorto che cose della vita normale che non accettiamo, come il capo, la piccola comunità, la grande comunità, le dinamiche di condivisione, in un contesto come lo scoutismo, si equilibrano tutte e si vanno a scontrare con i concetti che gli stessi valori assumono nella società. Chi è stato scout, però, sa che questo funziona bene e lascia un segno indelebile. Non è tanto negli ostacoli reali che trovi i problemi di gestione di queste situazioni, ma è quanto togliersi dalla mente determinati preconcetti che abbiamo. Noi siamo partiti facendo sfumare l’educazione scout in questo ne “I Sorti”. Dopo questi anni e queste avventure ricche di perplessità e dubbi imposti dalla società, mi sono detto “Bene, creiamo queste cose, diamo concretezza a questi valori. Abbiamo delle potenzialità non utilizzate, prendiamocene cura e facciamo qualcosa”. L’educazione scout porta a pensare che la bellezza della vita, sta nelle piccole cose. E’ stato un trampolino per arrivare qui, poi c’è stato da lavorare. Difficile da spiegare, è stato tutto molto umano, naturale e spontaneo.

Se oltre lo scoutismo e il fattore sociale, dovessi prendere altri due o tre elementi importanti che ti hanno accompagnato finora cosa diresti?

La natura e la naturalezza: non possiamo scindere la vita dell’uomo, e soprattutto il suo progresso, dalla natura. Intendo la natura come prendere coscienza dell’autenticità della vita, come è vero che posso usare il cellulare, ce l’ho e lo uso, ma non posso fare a meno del fuoco. Posso farlo, sempre ricordando da dove ha origine tutto. Senza dimenticarci le cose che non possono mancare nella vita delle persone. Anche osservare gli animali ci ricorda i nostri istinti, ci fa scoprire e imparare quelli che spesso reprimiamo, o giustifichiamo, che poi sfoghiamo in rabbia e ipocrisia, quando, forse, dovremmo più manifestarci come gli animali, essere più istintivi.

Cosa accade durante la tua quotidianità a “I Sorti”?

Essenzialmente ogni giorno c’è un gran via vai di gente, ognuno con le sue aspettative e con le sue esperienze. Il cancello è sempre aperto, è una filosofia di vita. Al mattino, dopo la sveglia, ci si raduna in piazza, intesa come centro di vita de “I Sorti” e si organizza la giornata. La comunità non prende mai vita da sola, visto che non le si dà il tempo per formarsi e bisogna sempre regolarla. I due aspetti principali su cui basiamo i lavori sono la cura e la crescita del posto, di cui ci occupiamo tutti con l’aiuto dei woofer e degli ospiti con una maggiore permanenza a “I Sorti”. Ogni giorno non c’è protocollo, ma si lavora sulle criticità che individuo, in base all’andamento della natura o delle priorità, poi organizzo i gruppi di lavoro o faccio io.

Quali attività proponete? Chi ne usufruisce?

Ci sono giorni in cui vengono a trovarci dei gruppi educativi, scuole o campi estivi. Proponiamo micro campetti, dove si può usufruire dello spazio, e diamo la possibilità, a chi vuole, di avere un approccio più diretto con flora e fauna; facciamo attività di primo contatto con gli animali, fino alla monta del cavallo. Forniamo servizi anche ad utenti con disabilità, perché crediamo che la natura faccia bene proprio a tutti. Ospitiamo campi scout, che sfruttano gli spazi e basta, oppure abbiamo esperienze di Woofing, in cui persone arrivano da tutto il mondo per conoscere un posto e una comunità, lavorano in cambio di vitto e alloggio. Diamo anche la possibilità di fermarsi qui anche per tempi più lunghi, ma senza avere residenza fissa. Qui arrivi, porti, prendi e riparti per un altro posto, dando continuità al tutto, perché arriva il momento in cui la strada degli ospiti continui da un’altra parte.

Quali sono i vostri obiettivi futuri?

Vorremmo attivare un altro servizio, sempre secondo i principi educativi, inserendo anche un lato di divertimento: oltre al vitto, con i prodotti della terra, ci piacerebbe dare la possibilità ai giovani della zona di creare intrattenimento nella natura, con la natura, quindi, non solo lavoro. Stiamo iniziando adesso per i prossimi anni, cercando di creare un’attività ricreativa, utilizzando gli spazi che abbiamo già costituito in previsione della nostra idea. Sarà anche un rieducare al divertimento autentico, stando insieme in maniera sana, creando appositi locali per passare del tempo in compagnia.

E invece quali sono i tuoi obiettivi futuri personali? Non hai parlato mai come singolo, ma come un tutt’uno con questo posto…

Beh, mi farei una vacanza… A parte gli scherzi, mi piacerebbe che “I Sorti” rimanesse un luogo privato, ma con il cancello sempre aperto.

Un sogno che Marco sta costruendo, giorno dopo giorno con grande ambizione, insieme a tutti i collaboratori, le associazioni, gli enti del territorio e, soprattutto, a chi ha voglia di fare in modo che i sogni si realizzino. Anche rivoluzionando la propria vita.

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