9 Agosto 2016

Sulla via delle spreco alimentare, uno sfrontato benessere. Quale situazione sul nostro territorio?

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(Emilio Rossi) – «Il pianeta ha risorse naturali limitate e sappiamo già che se tutti consumassero come noi occidentali servirebbero 4 o 5, qualcuno dice 6 pianeti. E invece ne abbiamo solo uno, quindi qualcosa deve cambiare». È Jane Goodall, l’etologa più famosa del mondo a dirlo. E prosegue: «Gli economisti hanno questa idea folle secondo cui lo sviluppo economico può essere illimitato. Invece non è possibile».

(avvenire.it)

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D’altra parte – osserva Massimo Gaggi su SETTE del Corriere della sera del 22 luglio 2016 – «sappiamo che a livello planetario quasi un terzo della produzione di derrate agricole va sprecata per problemi di vario tipo: qualità del prodotto, raccolta non fatta nei giusti tempi, trasporto, distribuzione. In America, dove in teoria le cose dovrebbero andare meglio grazie a un sistema agroindustriale molto avanzato e a una migliore logistica, dalla “catena del freddo” all’efficienza dei supermercati, in realtà, secondo alcune recenti indagini, gli scarti sono addirittura superiori: arrivano a metà della produzione». Una situazione di incredibile incoscienza sociale. Il governo federale ha, infatti, calcolato che ogni anno l’America getta nelle discariche (o usa come alimento per il bestiame) ben 60 milioni di tonnellate di cibo, per un valore di 160 miliardi di dollari: 200 chili di alimenti sprecati per ogni abitante. A ciò si aggiunga che il 20% della produzione rimane sui campi per la difficoltà di trovare personale per la raccolta o perché i costi sono troppo elevati. Ma la battaglia per la riduzione degli scarti degli alimenti non è stata uno dei cavalli di battagli dell’Expo milanese?

IL ROVESCIO DELLA MEDAGLIA. Quasi 870 milioni di persone sono cronicamente sottonutrite. Secondo i dati diffusi dalla F.A.O., nel mondo soffrono la fame 870 milioni di persone, soprattutto nei Paesi africani e del Medio Oriente.

E IN ITALIA? Gli italiani poveri che hanno chiesto un pacco alimentare o un pasto gratuito ai canali no profit che distribuiscono le eccedenze alimentari sono aumentati per effetto della crisi e hanno toccato quota 3,3 milioni. È quanto afferma la Coldiretti sulla base dei dati Agea, in occasione della Giornata mondiale dell’alimentazione. Un allarme che si estende a tutti i Paesi ricchi dove negli ultimi tre anni le persone che non hanno disponibilità di cibo sufficiente per alimentarsi correttamente sono aumentate del 7%.

STOP AGLI SPRECHI. Nel 2011 il 3,2% della produzione agricola italiana è rimasta in campo, per complessive 15.128.702 tonnellate tra frutta e verdura. È uno dei dati contenuti nel “Libro nero dello Spreco: il cibo” condotto da Last Minute presentato in occasione della Giornata dell’alimentazione. In particolare, per quanto riguarda la frutta, su una produzione totale di 213.318.127 tonnellate il 3,77% rimane in campo, pari a 8.043.830 tnl; percentuale che sale per gli ortaggi a 5,5% (4.809.731). Due le ragioni dello spreco nei campi, spiega il rapporto: la non convenienza da parte dell’agricoltore nel raccogliere il prodotto in quanto i prezzi di mercato non sono remunerativi e atmosferici. Una doverosa domanda: non pensiamo che una simile situazione possa essere una bomba esplosiva in grado di innescare una reazione a catena?

UNA NUOVA LEGGE. Ė di questi giorni l’approvazione da parte del Senato di una legge sul recupero delle eccedenze e sulla loro donazione per solidarietà sociale. Prima firmataria, insieme con Massimo Fiorio e a oltre 120 parlamentari del Partito Democratico, la deputata della nostra provincia, Maria Chiara Gadda, relatrice del provvedimento alla Camera. La legge si è arricchita nel tempo grazie alle proposte degli altri gruppi parlamentari e al contributo di moltissime associazioni del volontariato e della filiera economica.

QUALI I VANTAGGI? Lo scopo primario è quello di evitare che quanto risulta in eccesso venga buttato via. In un contesto sociale connotato da un alto indice di povertà, i prodotti buoni, perfettamente consumabili, potranno essere destinati ai cittadini più fragili. La nostra è una società consumistica che spreca tutto, dal cibo ad altri generi di prodotti (5 milioni di tonnellate l’anno nel nostro Paese). La norma amplia quindi la gamma dei beni che possono essere donati e anche la platea dei soggetti riceventi: non solo le O.N.L.U.S., ma anche gli enti pubblici e le piccole associazioni di volontariato non riconosciute, purché la finalità del recupero sia per solidarietà sociale e senza scopo di lucro. Contrastare lo spreco aiuta tutti a vivere meglio. Gregorio Fogliani, presidente della O.n.l.u.s. QUI FONDATION osserva: «Se tutti i pubblici esercizi italiani mettessero a disposizione le loro eccedenze alimentari, con una media di 20 pasti al giorno, si potrebbero distribuire quotidianamente 7 milioni di pasti». Attraverso il recupero e la donazione delle eccedenze alimentari, inoltre, si promuove la riduzione della produzione dei rifiuti e il riuso dei prodotti attraverso l’estensione del loro ciclo di vita.

E SUL NOSTRO TERRITORIO? Anche sul nostro territorio dove i supermercati la fanno da padrone, sarà possibile perseguire una politica volta ad alleviare l’immeritata povertà di tante famiglie, in difficoltà per la perdita del lavoro o per altre motivazioni. Non si devono dimenticare gli anziani alle prese con misere pensioni che consentono a mala pena di condurre una vita ai limiti di una ineludibile sobrietà. La nuova legge non esclude neppure i farmaci per i quali la donazione avverrà con ogni garanzia di tracciabilità e di tutela della salute delle persone che ne beneficeranno. Le cessioni di eccedenze alimentari dovranno prioritariamente essere destinate al consumo, mentre le eccedenze alimentari non idonee al consumo umano potranno essere cedute per il sostegno vitale di animali e per altre destinazioni, come il compostaggio. Naturalmente gli alimenti dovranno essere selezionati in base ai requisiti di qualità e di igiene.

MA DOVE SI GENERA SOPRATTUTTO LO SPRECO? Per circa il 43%, all’interno delle mura domestiche, per questo motivo occorre operare fin dalla primissima infanzia sull’educazione e sulla prevenzione. Ed in questo scuole e famiglie si devono saldare in una solida alleanza.

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