8 Luglio 2016

L’8 luglio 1978 Sandro Pertini venne eletto Presidente della Repubblica

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(felicitapubblica.it)

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L’elezione del settimo presidente della Repubblica iniziò il 29 giugno 1978 a seguito delle dimissioni di Giovanni Leone. Nei primi tre scrutini la DC optò per Guido Gonella e il PCI votò in modo pressoché unanime il proprio candidato, Giorgio Amendola, mentre l’ala parlamentare socialista concentrò i propri voti su Pietro Nenni. Fino al 13º scrutinio il PCI mantenne la candidatura di Amendola senza trovare consensi e, a partire dal quarto scrutinio, democristiani, socialisti, socialdemocratici e repubblicani decisero di astenersi.

Il 2 luglio il segretario socialista Bettino Craxi propose ufficialmente Sandro Pertini alla DC, che rispose di indicare un nome del partito di maggioranza relativa. Il 3 luglio i repubblicani candidarono Ugo La Malfa, senza successo. Il 3 luglio Craxi tornò alla carica con la DC per un Presidente socialista indicando altri due nomi (Antonio Giolitti e Giuliano Vassalli).

Solo dopo quindici scrutini andati vuoto, di cui dodici con la maggioranza dei parlamentari che si astennero o votarono scheda bianca, la pressione dell’opinione pubblica spinse il segretario della DC, Benigno Zaccagnini ad accettare la candidatura di Sandro Pertini. Su tale nome si accodarono anche gli altri partiti del cosiddetto “fronte costituzionale” (PCI-PSDI-PRI e PLI) e Pertini risultò eletto l’8 luglio 1978, al 16º scrutinio, con 832 voti su 995, corrispondenti all’82,3%, la più larga maggioranza della storia repubblicana. Il Presidente neo-eletto prestò giuramento il 9 luglio successivo. Dopo aver giurato, nel suo discorso d’insediamento Pertini ricordò il compagno di carcere ed amico Antonio Gramsci, e sottolineò la necessità di porre fine alle violenze del terrorismo ricordando, tra l’altro, la tragica scomparsa di Aldo Moro.

La sua elezione apparve subito un importante segno di cambiamento per il Paese, grazie al carisma e alla fiducia che esprimeva la sua figura di eroico combattente antifascista e padre fondatore della repubblica, in un Paese ancora scosso dalla vicenda del sequestro Moro.

Tra i primi provvedimenti da capo dello Stato ci fu quello di concedere la grazia, nonostante l’assenza di pentimento da parte dell’interessato e il parere contrario della Procura diTrieste, all’ex-partigiano Mario Toffanin detto “Giacca”, condannato all’ergastolo nel 1954 come principale responsabile dell’eccidio di Porzûs, massacro in cui avevano perso la vita diciassette partigiani cattolici della Brigata Osoppo.

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