
(youtube.com)
Quando ero piccina, a cena non avevamo l’abitudine di guardare film, soprattutto perchè la mia mamma la tv in cucina non l’ha voluta mai. Lotte d’ogni genere e sorta sono state coraggiosamente combatutte per ottenere questo piccolo privilegio, ma nulla. O quasi. Quasi, perchè esisteva un omone grande, grosso e barbuto per cui questa inflessibile regola, inspiegabilmente, poteva essere rivisitata. Certo, la tv in cucina non doveva entrare. Giammai! Nulla vietava però di aggirare il regolamento apparecchiando la tavola direttamente in salotto: ricordo che non ci si chiedeva neanche il perché e l’unanimità regnava sovrana. Uno strappo alla regola che inspiegabilmente metteva tutti d’accordo. I piccoli non accennavano minimamente alla possibilità di vedere i cartoni animati e i grandi erano pronti a mettere da parte programmi d’informazione ed intrattenimento dei più svariati generi. A far rivivere questa atmosfera da “Carosello”, di cui per questioni anagrafiche ho conoscenza indiretta, lui: Carlo Pedersoli, classe 1929, per tutti Bud Spencer e i suoi spaghetti western anni ’70, capaci di conquistare in modo trasversale generazioni differenti e tenerle incollate allo schermo per qualche ora di scanzonate risate.
I film dello zio Bud, perché questo è stato per generazioni di ragazzini italiani, erano così. Sapevano creare atmosfere uniche e anche la televisione, udite udite, poteva per una serata essere un momento “per stare insieme”. Sfido chiunque a non lasciar affiorare un sorriso carico di nostalgia ripensando a quei chiassosi pugni carichi di buoni sentimenti. Nessuno, che facendo zapping, sia incapppato in quel faccione barbuto pronto a difendere i più deboli a suon di fragorosi “cazzotti”, immagino sia riuscito a resistere alla tentazione di lasciarsi trasportare da un’ondata di sane risate. Ridevamo tutte le volte che il buon Bud, con l’aria di chi vuol farlo ma senza darlo a vedere, tirava fuori dai guai Terence Hill, pur avendo detto pochi secondi prima che non l’avrebbe mai fatto. Ridevamo quando Terence Hill non perdeva occasione di ricordargli, subito dopo, di aver sempre saputo che sarebbe andata così. Ridevamo della complicità affascinante di quella buffa amicizia che non ha bisogno di dichiarazioni ma semplicemente c’è. Ridevamo di quegli sguardi d’intesa, talmente familiari da includere anche noi. Perché diciamocelo, ognuno di noi ha sentito, almeno una volta, d’essere il terzo elemento di questo strepitoso duo. Ridevamo e ridendo abbiamo imparato che anche i cattivi non erano né perfetti né invincibili. Si, anche ciò diventava possibile, perchè questo gigantesco omone con la barba folta e gli occhi piccoli piccoli, non prendendoli troppo sul serio, ci mostrava dei cattivi umani con le loro goffaggini e ci lasciava andare a dormire con il pensiero che la giustizia avrebbe trionfato. Sempre.
Oggi, diventati un po’ più grandicelli alcuni, decisamente adulti altri, sappiamo che un sonoro ceffone non basta a far piombare i cattivi in un fiume o a fargli fare voli di svariati metri, ma la bellezza di immergersi in quella spensieratezza per qualche ora in compagnia dello zione nazionale, resta immutata. Questo credo sia quello che Carlo Pedersoli ci ha lasciato: un rifugio in cui trovar riparo, anche se solo per qualche ora, da un mondo che spesso vorremmo un pochino migliore di quello che è.
A dare l’annuncio della sua scomparsa, il figlio Giuseppe Pedersoli:“Non ha sofferto, la sua ultima parola è stata grazie”.
E noi quel “grazie” lo restituiamo a lui. Perché credo di poter parlare a nome di tutti coloro che hanno goduto del privilegio di vedere i suoi film, dicendo che quel grazie è sentito, voluto e dovuto. Grazie per aver alleggerito una vita qualche volta gravosa, di cui ogni tanto decidiamo di non voler sentire il peso. Grazie perché ognuno di noi avrà voglia, prima o poi, di far rivivere ai propri figli e nipoti quell’ emozione spensierata, facendo conoscere anche a loro lo zio Bud, di cui il ricordo indelebile nelle nostre menti avrà la forma di due occhi piccini piccini, ma incredibilmente espressivi.
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