“Luce mia” è un film autobiografico di Luca Viglierchio, “un viaggio dentro, attorno e fuori dalla malattia”, lo definisce così il regista.
“Circa tre anni fa mi sono ammalato di Leucemia Mieloide Acuta. Oggi, dopo tre chemioterapie vissute in regime di isolamento ed alcuni mesi di cure, sono nel limbo che sta tra la remissione e la guarigione dalla malattia. Così ho deciso di affrontare la paura, tornare in reparto e cercare di ritrovare una parte di me. In questo mio cammino a ritroso, mi sono imbattuto in Sabrina. Lei era nelle stanze che mi avevano ospitato. Insieme abbiamo deciso di percorrere la sua battaglia, la nostra battaglia, uno appoggiato alla spalla dell’altro, bisognosi entrambi di confronto e conforto, alla ricerca di quell’attimo in cui si smette di essere pazienti e si torna esseri umani…”.
Le note dell’autore. Luce mia è il modo che la mia compagna Silvia ha trovato per chiamare la leucemia che mi è stata diagnosticata nel 2010. Oggi, dopo 3 anni, 3 chemioterapie e la nascita di mia figlia Nora, sono nella fase di remissione completa, ma non posso considerarmi definitivamente guarito. La leucemia è ancora con me. Non nel mio corpo, ma nella mia anima. E’ diventata ombra che mi accompagna. Proprio le persone a me più care mi hanno aperto gli occhi sulla mia condizione di uomo spaventato dalla vita e dalla paura continua di poterla perdere in un attimo. Allora ho deciso di affrontare questa paura: sono tornato in quelle stanze d’ospedale che hanno accolto la mia sofferenza alla ricerca di quelle parti di me che sento di aver smarrito nel mio “cammino” verso la vita. Ed è stato lì che ho incontrato Sabrina che, come me, sta compiendo il suo percorso di guarigione. Abbiamo deciso di prenderci per mano ed affrontarlo insieme. Sostenerci l’un l’altra fino ad arrivare al trapianto di midollo che lei ha compiuto.
Così nasce LUCE MIA, un documentario che racconta il nostro percorso dal nostro punto di vista, nel confronto con la malattia, con l’ospedale, con le emozioni, con la vita, tentando di raggiungere e registrare quell’attimo in cui si smette di essere pazienti e si torna esseri umani. LUCE MIA affronta la malattia come percorso. Motore di cambiamenti radicali e momento per ripensare a se stessi e al proprio posto nel mondo. Un modo per testimoniare la difficoltà di un percorso ma anche per ripensare all’approccio alla vita dopo e durante la malattia. Il progetto mi ha offerto la possibilità di tornare sul luogo di tanta sofferenza, questa volta apostolo di speranza tra persone che stanno combattendo la sua stessa battaglia. Il film è anche testimonianza di un’amicizia nata durante le riprese e cresciuta nel tempo: il percorso emotivo di due persone – me e Sabrina – decise a riconquistare la felicità dopo la paura. Uno sguardo interno ed emozionale non solo sul percorso clinico di una malattia oncologica, ma anche sull’inevitabile confronto dei protagonisti sul mutamento del corpo e della propria anima, sui luoghi che ci hanno accolto, sulle relazioni umane che si sono create all’interno di quelle stanze. Dunque, l’intento del documentario è quello di diventare uno strumento di riflessione e di confronto per tutti coloro che affrontano il dramma di una malattia mortale. Affrontare le cure, riabituarsi alla vita, accettare il cambiamento, convivere con la paura, interagire con i medici, tutelare i propri cari, sono tutti temi che andranno a formare il caleidoscopio emotivo del film. Ma il vero unicum del progetto rimane il punto di vista personale e assolutamente interno della mia storia, dato dal mio precedente ricovero, che consente al film di rimanere sempre in bilico tra un approccio riflessivo ed emotivo.
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