15 Giugno 2016

Recensione di “Quando le chitarre facevano l’amore”, libro di Lorenzo Mazzoni

Tempo medio di lettura: 2 minuti

(Recensione di Luca Maciacchini per lucamaciacchini.com) Ricordate la descrizione che Jorge Luis Borges dava dell’“Aleph”? “Immaginiamo in una biblioteca orientale un’illustrazione di molti secoli fa. Forse è araba e ci dicono che vi sono raffigurati tutti i racconti delle Mille e una notte; forse è cinese e sappiamo che illustra un romanzo con centinaia o migliaia di personaggi.

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Nel tumulto delle sue forme, qualcuna richiama la nostra attenzione, poi da questa passiamo ad altre. Declina il giorno, si attenua la luce, e man mano che penetriamo nell’incisione capiamo che non c’è cosa sulla terra che non ci sia anche lì. Ciò che fu, ciò che è e ciò che sarà, la storia del passato e quella del futuro, le cose che ho avuto e quelle che avrò, tutto questo ci aspetta in qualche angolo di quel tranquillo labirinto”. Bene, a volte capita di imbattersi in opere artistiche (anche letterarie, come in questo caso) in cui si ha la sensazione di essere inondati da questa sensazione di cosmicità e di “tutto” nell’uno.

Non crediamo di esagerare se riteniamo che “Quando le chitarre facevano l’amore” di Lorenzo Mazzoni sia veramente ad un millimetro dal rappresentare questa tipologia di universo. Si parte con la convinzione – a leggere il titolo – di trovarsi nell’atmosfera “Peace, love & revolution” degli anni ‘60 e subito, all’immergersi nella lettura, ci si accorge di “navigare” in un oceano molto più complesso; in una trama che dipana in sé un’infinità di strade che aprono il varco ad altri sentieri, quasi sempre impervi.

Si parte dal drammatico epilogo del regime nazista in Germania nel 1945, allorquando scompare uno dei più fidi collaboratori di Hitler, ovvero Martin Bormann, durante l’avanzata delle truppe sovietiche. Una ventina d’anni più tardi inizia una “caccia all’uomo” ad ogni costo con qualsiasi mezzo, apparentemente per uno spirito di giustizia. Ma si stenta a raccapezzarsi nei meandri delle logiche e delle motivazioni che ogni “attore” coinvolto in tale impresa mostra e cela al tempo stesso. In uno sfondo geografico che si estende dall’Europa all’America del nord e del Centro fino all’Asia , allora al centro dell’attenzione per la guerra in Vietnam  e per i movimenti antimilitaristi e di manifestazioni all’insegna di pace, musica e droga, troviamo letteralmente di tutto… (per continuare a leggere la recensione cliccare qui —> “lucamaciacchini.com“).

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