(Veronica Lombardo) – Arriva il giorno in cui ognuno di noi sente la necessità (o la voglia magari) di dare una svolta alla propria vita, di concludere il capitolo che fino a poco prima scriveva e ricominciarne un altro.

Da un paesino calabrese fino in Madagascar, Veronica in partenza per mettersi al servizio di bambini africani. Quando Valeria, quel pomeriggio, quasi per sfida, mi disse che avrebbe organizzato un viaggio in Africa, capii che per me era arrivato quel giorno. Non era un viaggio di piacere quello di cui parlavamo, né una vacanza… si trattava di fare un’esperienza nuova: una missione nella terra dimenticata dal resto del mondo, il Madagascar. Senza pensarci un attimo, le dissi: “Vengo con te!”. Sentivo il cuore battere forte, la voglia di organizzare tutto velocemente e partire, senza pensare al resto.
In poco tempo ci siamo messe in moto, abbiamo contattato dei nostri amici che ci hanno poi fatto parlare con chi l’Africa la vive ogni giorno, Don Claudio Roberti, un parroco reggino che ha fatto della missione uno stile di vita. Dopo diversi messaggi, finalmente è stato deciso tutto: partenza a giugno, permanenza di un mese e ritorno ad agosto. Ad accoglierci saranno le Piccole Figlie del Sacro Cuore di Gesù (cliccare qui) e ad aspettarci al nostro arrivo ci sarà, appunto, Don Claudio.
Per un mese intero saremo al loro servizio in una comunità che comprende una scuola materna, frequentata da moltissimi bambini e un dispensario, nel quale un medico e una suora infermiera offrono cure e medicine agli ammalati che bussano alla porta.
Adesso vi starete chiedendo il perché di questa scelta. Beh… le motivazioni sono diverse: io e gli altri. Da un lato il desiderio di essere di aiuto e supporto ai più deboli, agli “ultimi”, dall’altro io e il mio bisogno di dare una svolta alla mia vita.
Da sempre sono stata una persona sensibile, attenta all’altro, ai suoi bisogni, alle sue difficoltà. Già da quando avevo 14 anni, con alcuni ragazzi della mia parrocchia, frequentavamo una struttura e svolgevamo “volontariato”: passavamo pomeriggi in compagnia di ragazzi che avevano disturbi psichici o fisici, disegnavamo con loro, cantavamo… facevamo di quei momenti un motivo di gioia per noi e per loro. E così, anche grazie a questa esperienza, si è plasmata la mia personalità e i miei interessi, portandomi a scegliere un’università che in un modo o nell’altro si avvicina a questo mondo, la psicologia.
Poi c’è l’Africa, un continente che mi affascina, mi attira e mi trasmette la forza e la determinazione di quelle donne e uomini che la abitano: questo è uno dei motivi per cui il 27 giugno mi imbarcherò con Valeria sull’aereo che (dopo alcuni scali) ci porterà ad Antanarivo. Gli altri motivi sono più intimi, strettamente personali.
Gli ultimi anni sono stati molto particolari. Difficili ma significativi. Sono stata portata a mettere in discussione tutto, il mio operato, la mia vita, me stessa. Inizialmente vedevo tutto nero, sentivo solo rabbia e pretendevo di doverla fare uscire con gli altri, aggredendoli, urlandogli contro. Il tempo in questo mi ha aiutata, mi ha fatto capire che la vita è breve per passarla in questo modo, che sfogarmi con gli altri non mi aiutava, anzi peggiorava il tutto. Amici persi, relazioni di una vita mandate all’aria… mi sono chiesta allora “perché non far uscire questa rabbia e questo rancore con la dolcezza, la pazienza che mi hanno sempre contraddistinta?” Ho deciso che era arrivato il fatidico momento. Dovevo ritrovare “il mio posto nel mondo”. Una scelta egoistica potrebbe sembrare, e anche in realtà lo è. Egoistica perché ho deciso di mettere me in primo piano, i miei sogni, le mie aspirazioni, che non si fermano soltanto alla laurea o a un lavoro, vanno oltre, raggiungendo il “continente antico”. Mi sporcherò le mani, giocherò con i bambini, scoprirò una nuova cultura, un nuovo mondo. Abbraccerò chi è abbattuto, porterò un sorriso a chi ne avrà bisogno. Tornerò ad essere me stessa, senza se e senza ma. Senza pregiudizi, etichette o categorizzazioni. Partirò, lasciando i miei cari (mia madre perderà un mese di vita), senza remore, senza rimpianti. È una cosa che devo e voglio fare.
Partirò per ri-trovare me stessa ed essere d’aiuto agli altri.
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