6 Aprile 2016

“Referendum sulle trivelle, ecco perchè dico no”

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Domenica 17 aprile si svolgeranno le consultazioni elettorali per il referendum abrogativo sulla durata delle trivellazioni in mare, ovvero per l’abrogazione del comma 17 dell’articolo 6 del Dlgs 152/2006 (Norme in materia ambientale), così come modificato dal comma 239 art 1 della Legge 208 del 28 dicembre 2015. I seggi rimarranno aperti dalle 7 alle 23. Hanno diritto di voto i cittadini che entro il giorno fissato per la votazione hanno compiuto il 18° anno di età. Per votare occorre essere muniti di carta d’identità o altro documento di identificazione (con fotografia) e della tessera elettorale. Il luinese Alessandro Franzetti, ex presidente del consiglio comunale e sostenitore del comitato “Ottimisti e Razionali” si schiera a favore del “NO” e ne spiega i motivi.

Alessandro Franzetti, presidente consiglio comunale di Luino

Alessandro Franzetti si schiera per il “NO” al referendum sulle trivellazioni

Franzetti: “Referendum sulle trivelle, ecco perchè dico no”. “Il referendum del 17 aprile – spiega Alessandro Franzetti – propone l’abrogazione della norma che concede di protrarre le concessioni per estrarre idrocarburi entro 12 miglia nautiche dalla costa sino all’esaurimento della vita utile dei rispettivi giacimenti. Parrebbe un quesito molto tecnico e arido, in realtà solleva gravi preoccupazioni che travalicano il suo specifico contenuto.

Il settore energetico è fondamentale per ogni nazione; l’Italia, pur non avendo molte risorse di combustibili fossili, è stato uno dei primi paesi al mondo a estrarre petrolio. Il nostro sottosuolo non è certamente ricco di idrocarburi, tuttavia la nostra industria energetica e i servizi a essa collegati sono tra i migliori al mondo. Nei nostri mari sono presenti molte piattaforme che, in una condizione di massima sicurezza, permettono l’estrazione di quelle che oggi sono le fonti energetiche principali: metano e petrolio.

In caso di vittoria del SI aumenterebbe la già cronica dipendenza energetica del nostro paese dall’estero, in particolare da stati a elevata rischiosità politica.

Inoltre sarebbero a rischio molti posti di lavoro legati alle piattaforme e all’indotto: per questo motivo i sindacati più responsabili si sono schierati contro questo referendum. Questo referendum costa dai 300 ai 400 milioni di euro e se passasse sancirebbe la vittoria dell’ambientalismo ideologico sul buonsenso e sullo sviluppo sostenibile. E’ sbagliato che interessi localistici prevalgano su quelli generali e strategici del nostro paese, senza giovamento per nessuno.

La vittoria del SI comprometterebbe la nostra industria legata all’attività mineraria. Tutti vorremmo un mondo che funzioni con energia pulita: tuttavia bisogna essere realisti e valorizzare nel frattempo le risorse di cui disponiamo, cercando di ridurre al minimo l’impatto sull’ambiente.

Per tutti questi motivi, e per molti altri ancora, sono contrario a questo referendum e ho aderito al comitato ‘Ottimisti e Razionali’ perché ritengo che con il catastrofismo e con le false promesse non si vada da nessuna parte. L’Italia ha bisogno di certezze e non di facile demagogia o, peggio ancora, di tentativi impropri di spallate al governo Renzi”.

Si chiude così la nota firmata da Alessandro Franzetti del comitato “Ottimisti e Razionali”, già presidente del Consiglio Comunale di Luino.

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