3 Aprile 2016

“Frontierday” a Lavena Ponte Tresa: “Lavoratori in piazza abbandonati dal sindacato”

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(Diego Intraina) – Dire che è un errore è un eufemismo, il Sindacato non può eticamente non condividere e manifestare con dei lavoratori la loro preoccupazione sul futuro. Soprattutto quando questi lavoratori sono lasciati all’oscuro delle decisioni prese da singoli dirigenti sindacali che di fatto, per le anomale ragioni già scritte (cliccare qui), non riescono ad avere un reale e concreto rapporto con la base. Questo è quello che è successo ieri pomeriggio alla manifestazione organizzata dall’Associazione Frontalieri Ticino a Lavena Ponte Tresa.

“Frontierday” a Lavena Ponte Tresa: “400 lavoratori in piazza abbandonati dal sindacato”. Anche qualora dovesse esistere una vera volontà di strumentalizzazione da una piccola e parziale parte dei manifestanti, non si giustifica la scelta di non condivisione, relazione empatica, delle preoccupazioni con tutti gli altri lavoratori; non solo perché è il principio primo della solidarietà sindacale, ma anche perché si lascia libero gioco a possibili, sempre che ci fossero, forze “devianti”. Il principio politico dei sindacati è quello d’essere la casa costruita dai lavoratori per i lavoratori, in modo che questi possano collegialmente migliorare le proprie aspettative di vita, essere protetti e insieme difendersi da quelle politiche aggressive che minacciano la dignità sociale del lavoro e della democratica convivenza. Il sindacato si deve tenere lontano dalla “tentazione del quarto ente”, confindustria, istituzione, lavoratori e sindacato, ma deve essere e rappresentare unicamente l’espressione di sintesi del pensiero dei lavoratori e non un ente autonomo da essi: ecco l’importanza e il senso della scelta di difendere gli strumenti democratici del lavoro: le assemblee, i consigli di fabbrica e la nomina dei delegati al congresso che, per evidenti ragioni della complessità del “doppio Stato”, nel mondo frontaliero andrebbero ricercate e sostituite con alternative forme di partecipazione e condivisione.

Sono convinto che la presenza delle “case Sindacali” alla manifestazione avrebbe fatto del bene alla causa dei lavoratori frontalieri, alla politica e alle conoscenze di merito sull’argomentoLa conoscenza della quotidiana realtà dei lavoratori frontalieri di San Marino e delle zone di frontiera liguri, dove da qualche anno è stata imposta la doppia imposizione fiscale, conferma alcune significative cifre di tassazione; fluttuazione annuale del valore deducibile della franchigia (€. 6200/7500/8000), situazione che continua a creare incertezza e disagi nella pianificazione economica famigliare; l’applicazione impietosa della tassazione sulle pensioni. Tutto questo sarebbe potuto essere utile per anticipare e quindi evitare possibili errori ai tavoli di contrattazione, dove sembra non manchi la confusione, l’ignoranza sulla condizione e la scarsa sensibilità politica.

Partecipare alla manifestazione avrebbe aiutato a svelare e a chiarire ai dirigenti sindacali il mistero, annunciato alla assemblea dei 600 avvenuta sempre a Lavena Ponte Tresa qualche mese fa: il non avvenuto passaggio dalla fase tecnica a quella politica, fase data per iniziata da tutti gli esponenti di partito presenti.

Ci si sarebbe anche potuto chiedere come fosse possibile che ad aprile i parlamentari italiani non possano ancora visionare l’accordo Italo-Svizzero e, loro stessi (i sindacati), siano ancora obbligati a discutere con un tecnico, il segretario Vieri Ceriani, e non con la parte politica capeggiata dal Ministro delle economia. Oppure, denunciare che la decisione di aver segretato l’accordo serva per schiacciare i tempi della discussione parlamentare, la rettifica dell’accordo è prevista per il vicino giugno 2016, e per evitare il normale e democratico svolgimento del ruolo politico del Parlamento.

Finisco con una personale amarezza: alla manifestazione, io e tanti altri uomini culturalmente di centro-sinistra, ci siamo sentiti abbandonati, dimenticati da tutti quei partititi d’area in cui militiamo e a cui abbiamo e forse continueremo a dare il nostro voto, ma a cui non possiamo in questo caso che fare una forte critica di poca intelligenza politica. Al contrario, un dovuto ringraziamento va fatto per la loro volontà di voler partecipare alla manifestazione agli unici tre sindaci saliti sul palco; primi cittadini che hanno voluto evidenziare concretamente la preoccupazione territoriale e, con la loro presenza istituzionale, portare la solidarietà delle loro città ai concittadini frontalieri: il sindaco di Lavena Ponte Tresa, Pietro Roncoroni, quello di Luino, Andrea Pellicini, e il sindaco di Cassano Valcuvia, Marco Magrini… senza dimenticare la presidente della Comunità Montana del Piambello, Maria Sole De Medio, a cui non si può non riconoscere costanza e caparbietà.

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