23 Marzo 2016

“La nuova tassazione ‘forse’ non penalizzerà le economie locali, ma per i frontalieri…”

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(Diego Intraina) – Sembrano in arrivo notizie che faranno sorridere i sindaci e le loro amministrazioni comunali ma, un po’ meno, i frontalieri.

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“La nuova tassazione ‘forse’ non penalizzerà le economie locali, ma per i frontalieri…”. Non stiamo parlando della garanzia di continuare a ricevere i ristorni del 38,8% delle imposte alla fonte versati dai lavoratori frontalieri, ma addirittura dell’intero ammontare delle tasse che lo Stato italiano sembra aver deciso di prelevare. Si sta discutendo del trasferimento dell’intero extra gettito fiscale ai territori di confine, con l’obbligo (ndr, come era già per il tradizionale ristorno) di destinarlo allo sviluppo infrastrutturale, alla tutela ambientale ed al sostegno all’integrazione economica, sociale e formativa.

Questa volta la fonte della notizia, sembra una fonte attendibile. La novità è stata anticipata all’assemblea sindacale di Creva, frazione di Luino, di venerdì sera, ed è stata comunicata dal dirigente sindacale Unia Ticino. Il sindacalista Unia ha più volte ripetuto che ha trattenuto rapporti stretti di consulenza con il Ministero dell’Economia al fine di spiegare al sottosegretario Vieri Ceriani le voci che articolano e caratterizzano la tassazione dei lavoratori frontalieri: imposte alla fonte, AVS, LPP ecc.. Questi ripetuti incontri sono serviti ad un avvicinamento e affinamento della doppia imposizione fiscale che, però, a detta del sindacalista, sono ancora tutt’oggi in fase di possibile aggiustamento.

Ma torniamo alla vera notizia. Questa notizia sembra risolvere, una volta per tutte, la situazione più preoccupante, quella più volte definita la questione territorialista (cliccare qui). La nuova tassazione non penalizzerà le economie locali: i soldi delle tasse verranno riversati per intero ai territori d’appartenenza. Questa è la vera rivoluzione; però, c’è un però: non la si conosce ancora nelle sue applicazioni. Ma questo chiarimento, a detta del sindacalista, sembra un prossimo e concreto impegno preso dal vice-ministro dell’economia.

Bene, se in un primo momento questo può essere un sollievo, dato che assomiglia ad una iniziale espressione di “primitivo” federalismo fiscale, lo è un po’ meno se lo si analizza dal punto di vista politico e della aspettativa di scelta di un nuovo modello statale: sempre maggiori tassazioni. Ormai sembra convinzione dei sindacati e dei partiti governativi, che fanno a loro ancora riferimento, che sia giusto parificare il livello della tassazione dei frontalieri, se pur con ancora qualche deroga, con tutti gli altri cittadini italiani. Si è deciso d’applicare, volutamente, un pensiero, ritenuto ormai omologato e trasversale, che insiste nel sostenere che solo con un massiccio prelievo di tasse si può garantire il funzionamento dell’attuale modello economico. Peccato che la storia moderna che stiamo vivendo fa nascere qualche dubbio: la nostra Italia, economica, sociale e politica, non sembra funzionare molto bene, anzi, ci troviamo immersi in una crisi del welfare state; viviamo in piena difficoltà economica e, peggio ancora, in una preoccupante rappresentanza istituzionale e tutto questo nonostante in Italia si applichi uno dei maggiori prelievi fiscali europei.

A parte queste considerazioni, di evidente spicciola macro-economia politica, rimangono, nel merito della decisione riguardante il “primitivo federalismo fiscale”, delle domande d’obbligo a cui bisognerebbe dare delle precise e razionali risposte:
– la finalizzazione, nelle aree di frontiera, delle risorse dell’extra gettito permetterà la stessa dinamicità del tessuto economico legato ai consumi individuali sino ad oggi avvenuta nei territori di frontiera? Insomma la nostra occupazione interna, legata ormai al solo commercio e ai servizi, verrà garantita?
– Le nostre Amministrazioni locali avranno le caratteristiche strutturali idonee per indirizzare e governare, attraverso l’extra gettito, un’economia diffusa, oppure non potranno fare altro che osservare inermi la demolizione di questo dinamico e distributivo “sistema territoriale”? Insomma, gli investimenti governati dall’Ente pubblico diventeranno strutturali… riusciranno a mantenere stimolare quell’iniziativa privata, legata al quotidiano, che ha permesso fino ad oggi di caratterizzare la politica occupazionale?
– Sono sufficienti i dieci anni previsti per permettere alle Amministrazioni e alla politica locale, oggi non propriamente in forma, di educarsi in modo da attrezzarsi con nuovi strumenti di creatività economica capaci di interagire con l’attuale sistema distributivo? Oppure diventerebbe auspicabile oltre che necessario anticipare nuove esperienze di governo maggiormente efficienti, trasparenti e predisposte ad una condivisione partecipata prima di stravolgere il delicato sistema territoriale?
– Le Amministrazioni, così come si presentano oggi, saranno in grado di rispondere in tempi brevi con una visione generale e soprattutto sovracomunale in modo da poter richiedere, con una organica progettualità economica, la quota dell’extra gettito qualora questa venisse gestita e finalizzata dal Ministero? Oppure si rischierà di vedere la solita campanilistica sovrapposizione infrastrutturale che non fa altro che imporre al futuro delle nuove generazioni costi difficilmente sostenibili?

Solamente se le amministrazioni saranno in grado di rispondere positivamente e concretamente a queste domande, attraverso analisi politiche supportate da studi territoriali seri e concreti, voluti da una condivisa e attiva base politica, potranno giudicare e valutare onestamente, e con il buon senso, una soluzione di tassazione bilanciata con un’eventuale distribuzione dell’extra gettito. Paradossalmente, però oggi, questi sviluppi strutturali sembrano ben lontani dai pensieri di una politica nazionale (purtroppo anche locale), che sembra orientarsi verso una centralizzazione dei poteri politici in mano a pochi.

Ma, su una cosa possiamo essere certi: se, invece, il trasferimento dell’ammontare delle tasse venisse indirizzato alle sole casse romane, i territori di frontiera non potranno fare altro che subire un forte contraccolpo. I territori, però, in questo modo non vengono nemmeno aiutati, se si continua ad attuare soluzioni che persistono nella logica cavalcante dell’omologazione: modo di pensare cieco che procede applicando le solite soluzioni generaliste pensate a tavolino. Errore decisionale che inevitabilmente avviene quando il compito deliberativo viene delegato alle sole forze politiche parlamentari, il più delle volte, distaccate dalle sensibili realtà territoriali.

L’impegno del sindacalista: aumentare la cifra detraibile per i frontalieri, fino a 12mila euro. Comunque, per una corretta cronaca della serata, è giusto dire che l’assemblea si è conclusa con l’impegno del sindacato UNIA a portare a Roma la richiesta di aumentare la cifra detraibile da €. 7500 a €.12000 e inserire nelle detrazione il versamento volontario del terzo pilastro; confermare che la prima tassazione nel 2019 non superi quella attuale e che la spalmatura della rimanente avvenga non nei 10 anni annunciati ma almeno in 15 anni; far riconoscere, elencare e applicare ai lavoratori frontalieri pari diritti di cui usufruiscono tutti i lavoratori italiani e, per ultimo, richiedere allo Stato Italiano la spedizione, nelle case di ogni frontaliere, del modulo prestampato delle tasse da completare, eventualmente solo con le spese e i capitali extra-individuali: spese sanitarie, mutui, ecc.

Infine, una frase di Elias Canetti che possa aiutare a iniziare una ponderata riflessione: “(…) Si crede di aprirsi al mondo e si paga questa persuasione con la cecità per le cose più vicine. È incredibile l’arroganza con cui decidiamo che cosa ci riguarda o non ci riguarda. Tutte le direttrici dell’esperienza sono prestabilite, anche se non lo sappiamo, ciò che ancora non comprendiamo a chiare lettere non lo guardiamo neppure, e quella fame lupina che si definisce ‘brama di sapere’ non si avvede di quel che le sfugge (…)”.

Ecco alcune notizie organizzative. Il 1 aprile a Malnate incontro pubblico organizzato da UNIA congiuntamente con l’Unione dei sindacati Italiani, dove sarà presente il Sottosegretario Vieri Ceriani; il 2 aprile a Ponte Tresa: manifestazione indetta dall’Associazione Frontalieri Ticino a cui i sindacati hanno deciso di non partecipare ufficialmente.

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