5 Novembre 2015

Roma, “Mafia capitale”: al via il maxi processo. “Carminati è pronto a parlare”

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L’ex Nar Massimo Carminati e il ras delle cooperative rosse Salvatore Buzzi. Ma anche Luca Odevaine, l’uomo nelle istituzioni che garantiva il business dei rifugiati, da martedì ai domiciliari. Sono loro i principali protagonisti del maxi processo di “Mafia capitale”, l’associazione a delinquere di stampo mafioso, scoperchiata dal procuratore capo Giuseppe Pignatone nelle due retate del 2 dicembre 2014 e del 4 giugno 2015. L’appuntamento è oggi nell’aula Occorsio del Tribunale di Roma, a piazzale Clodio. Le prossime udienze, già programmate fino a fine luglio, si terranno nell’aula bunker di Rebibbia: sono 130. Alla sbarra 46 imputati, con accuse che vanno dall’associazione a delinquere di stampo mafioso alla corruzione, ma anche estorsione, usura e riciclaggio, turbativa d’asta e false fatturazioni. Un esercito di sessanta avvocati, con migliaia di intercettazioni e centinaia di documenti depositati.

Mafia Capitale (Foto © huffingtonpost.it)

Mafia Capitale (Foto © huffingtonpost.it)

Il maxi processo di “Mafia capitale” è iniziato stamane alle 9 nell’aula più grande del palazzo di giustizia di Roma intitolata a Vittorio Occorsio, il magistrato vittima nel 1976 del terrorismo di destra. E’ lì che si apre davanti ai giudici della decima sezione penale del tribunale la “madre di tutti i processi”, quello di “Mafia Capitale”, l’associazione di stampo mafioso che, con peculiarità tutta sua (ben diversa dalle organizzazioni criminose tradizionali), ha operato a Roma e nel Lazio fino allo scorso anno corrompendo pubblici funzionari, amministratori di società ed esponenti politici puntando ad alterare e ad aggiudicarsi appalti per centinaia di milioni di euro. Il tutto attraverso la forza di intimidazione che derivava dal vincolo associativo e la condizione di assoggettamento e di omertà, e, secondo l’accusa, sotto la guida di Massimo Carminati, soprannominato “er Cecato” perchè guercio, che negli anni ’70 fu tra i protagonisti dell’eversione nera.

“Questa volta Carminati è intenzionato a difendersi in modo sicuramente diverso dal solito… Vuole chiarire un sacco di cose e credetemi lo farà sicuramente” ha detto l’avvocato Giosuè Naso,difensore di Massimo Carminati, subito prima dall’inizio del maxi processo. Salvatore Buzzi, invece, chiederà nuovamente il patteggiamento. Lo ha riferito il suo difensore, Alessandro Diddi, a SkyTg24 a pochi minuti dal via al processo, spiegando che in precedenza la richiesta era subordinata al consenso della procura mentre ora sarà il tribunale a decidere.

46 imputati, in buona parte detenuti tra carcere e arresti domiciliari. Il dibattimento, risultato della complessa inchiesta condotta dalla Procura che dal 2012 è guidata da Giuseppe Pignatone, si annuncia lungo e complesso come indicano i numeri: 46 imputati, in buona parte detenuti (tra carcere e arresti domiciliari), centinaia di testimoni da convocare, migliaia le intercettazioni di cui sarà chiesta la trascrizione, 3-4 udienze a settimana già calendarizzate almeno fino al prossimo luglio e da celebrarsi sempre nell’aula bunker di Rebibbia (attrezzata per le videoconferenze), ben distante dalla cittadella giudiziaria di piazzale Clodio dove si svolge l’attività ordinaria.

Il Campidoglio presenterà richiesta di costituzione di parte civile. Il Campidoglio, attraverso i suoi avvocati Enrico Maggiore e Rodolfo Murra, presentera’ la richiesta di costituzione di parte civile per “ottenere il risarcimento dei danni morali e materiali causati alla citta’ e alla Cittadinanza di riferimento in relazione alle condotte contestate”.L’attenzione mediatica è altissima: più di 100 i giornalisti accreditati, tra carta stampata, agenzie e testate on line, una ventina i corrispondenti di giornali stranieri, 33 le tv e almeno 15 i fotoreporter.

Due i decreti di giudizio immediato (relativi agli arresti del dicembre 2014 e del giugno 2015), che il collegio guidato dal presidente Rosanna Ianniello dovra’ riunire. Ma le difese, che non hanno affatto digerito il programma di lavoro stabilito dal tribunale, sono pronte a dare battaglia sollevando eccezioni di ogni tipo. Intanto, dietro la minaccia di quattro giorni di astensione dalle udienze (ridotta alla sola giornata del 9 novembre), i difensori hanno almeno ottenuto la presenza nelle celle dell’aula di tutti i detenuti.

Solo tre dovranno rassegnarsi a seguire il dibattimento a distanza, per l’intera sua durata, e si tratta di figure chiave del procedimento: l’ex esponente del gruppo armato di estrema destra dei Nar, Massimo Carminati, rinchiuso nel carcere di Parma e il solo a essere sottoposto al regime del 41 bis, Salvatore Buzzi, il presidente della cooperativa “29 giugno” indicato come grande manovratore del sistema corruttivo, detenuto a Tolmezzo, e Riccardo Brugia, amico di Carminati, che si trova nella casa circondariale di Terni.

Carminati è ritenuto dalla Procura il capo e il promotore dell’associazione di stampo mafioso che faceva affari con imprenditori collusi e con rappresentanti del mondo politico e istituzionale di Comune e Regione. Brugia, quale suo braccio destro, era secondo l’accusa non solo il custode delle armi (mai trovate, per la verita’) a disposizione del sodalizio, ma gli viene attribuito anche un ruolo di organizzatore dell’associazione criminosa al pari di Buzzi e del manager Fabrizio Franco Testa. L’ex ad di Ama, Franco Panzironi, viene definito dall’accusa “pubblico ufficiale a libro paga”, come pure Carlo Pucci, dirigente di Eur spa.

Tra gli altri imputati ci sono anche Mirko Coratti (già presidente dell’assemblea del consiglio comunale di Roma), Pierpaolo Pedetti (consigliere comunale), Luca Gramazio (consigliere regionale), Giordano Tredicine (consigliere comunale), Andrea Tassone (ex presidente del Municipio X, Ostia) e Luca Odevaine, già componente del “Tavolo di coordinamento nazionale sull’accoglienza per i richiedenti asilo”, che ieri ha ottenuto i domiciliari dopo undici mesi di carcere. Ieri le prime quattro condanne, pesantissime, emesse dal gup in abbreviato: tra tutte spicca quella di 5 anni e 4 mesi inflitta a Emilio Gammuto, collaboratore di Buzzi, al quale è stata riconosciuta l’aggravante di aver agevolato l’associazione mafiosa. Riconoscimento fondamentale per la Procura il cui lavoro fino ad ora (cioe’ nella fase delle indagini preliminari) aveva incassato l’avallo del gip, del tribunale del riesame e della Cassazione. Ieri e’ arrivato l’avallo anche del gup. Un segnale forse non proprio incoraggianete per le difese. (AGI)

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