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28 Settembre 2015

Catalunya: vince il fronte indipendentista, ma non arriva al 50%. Record per l’affluenza al 77%

Tempo medio di lettura: 2 minuti

Nelle elezioni in Catalunya i due partiti indipendentisti hanno conquistato il 47,8% dei voti e 72 seggi su 135. Si tratta della maggioranza assoluta dei seggi ma non quel plebiscito di oltre metà dei voti che avrebbe voluto il governatore Artur Mas per lanciare la sua campagna per la secessione da Madrid. La conferma è arrivata dai dati definitivi diffusi nella notte che hanno assegnato alle due formazioni più di un milione e 900mila voti. Al principale blocco secessionista, Junts pel Si, è andato il 39,6% dei consensi e al Cup l’8,21%.

(rtve.es)

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Catalunya: vince il fronte indipendentista, ma non arriva al 50%. Il fronte secessionista catalano è uscito vittorioso solo in parte dalle elezioni celebrate ieri per il parlamento nella regione autonoma spagnola, dove ha conquistato il 72 per cento dei 135 seggi in palio ma non è riuscito ad ottenere la maggioranza dei voti(47,8 per cento a scrutinio quasi ultimato). Junts pel Sí ha ottenuto 62 seggi e CUP 10 seggi. Ciudadanos è emersa come seconda forza, e con i suoi 25 seggi si è imposta sulle due principali formazioni non indipendentiste della regione, il PSC (16 seggi) e il PP (11 seggi). La mancata conquista della maggioranza dei voti in un’elezione che ha visto una partecipazione altissima dei 5,5 milioni di aventi diritto (77 per cento) non ha impedito al leader catalano Artur Mas di celebrare il risultato come un trionfo del secessionismo: “Abbiamo vinto”, ha dichiarato, per aggiungere: “Questo ci dà una grande forza ed una grande legittimità per portare avanti questo progetto”. Ma sul fronte opposto, i socialisti hanno sottolineato che la mancanza di una maggioranza dei voti rappresenta una sconfitta per i secessionisti: “I separatisti hanno perso il loro plebiscito”, ha dichiarato il leader di opposizione Pedro Sanchez.

Intanto il leader di Candidatura d’unità popolare (Cup), Antonio Banos, ha invitato a una campagna di disobbedienza civile contro lo Stato spagnolo. “La sovranità catalana è chiara”, ha affermato il leader della formazione di sinistra in un discorso davanti ai suoi sostenitori nella notte, “da domani, la legge potrà e dovrà essere disobbedita dai catalani”. L’invito alla popolazione è a disobbedire quelle che ha definito come “le leggi ingiuste”. Ora il Cup, formazione di sinistra anticapitalista, dovrà negoziare con il blocco conservatore di Mas (formato da conservatori, da una piccola formazione della sinistra repubblicana e da associazioni indpendentiste) un governo che punta a proclamare la secessione entro il 2017. Possibile che in cambio dell’osteggiata conferma di Mas, il Cup chieda un programma di ambiziose riforme sociali.

L’affluenza è stata del 77,46% dei cinque milioni e mezzo di aventi diritto, un record storico superiore del 9% rispetto alle elezioni del 2012. Male le formazioni anti-indipendenza in quella che era vista come la più importante consultazione elettorale della Spagna post-franchista: cantano vittoria solo i centristi moderati anti-sistema di Ciudadanos (17,9% e 25 seggi). I socialisti tengono ma si fermano a 16 seggi (12,7%), la sinistra di “Catalunya Si’ que es Pot” ne ottiene 11 (8,9%), come il Partito popolare del premier Mariano Rajoy (all’8,5%) che ora rischia di venir spazzato via alle elezioni politiche di dicembre, in cui proprio Ciudadanos potrebbe sottrargli voti moderati. (AGI)

Per approfondire: 

– Elezioni regionali in Catalunya, al voto per “scegliere” l’indipendenza o l’unità

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