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7 Settembre 2015

Sono 7 milioni gli italiani tatuati, le donne per la maggiore. Il 17% si pente

Tempo medio di lettura: 5 minuti

Tatuaggi sulla pelle di tredici italiani su cento, sette milioni in tutto e sono soprattutto donne: a contarli è il primo studio dell’Istituto Superiore di Sanità che tratteggia l’identikit degli amanti dei tattoo. Le donne sono il 13,8%, seguite dall’11,7% degli uomini. Secondo la prima fotografia scattata sul mondo dei tatuati in Italia il 3,3% ha avuto complicanze o reazioni: dolore, granulomi, ispessimento della pelle, reazioni allergiche, infezioni e pus. Ma il dato appare sottostimato. L’indagine è stata effettuata in collaborazione con l’IPR marketing su un campione di quasi 8000 persone rappresentativo della popolazione italiana dai dodici anni in su.

(tattooideasbase.com)

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Sono 7 milioni gli italiani tatuati. Ben 13 italiani su 100 si fanno tatuare figure o scritte sulla pelle, soprattutto le donne che rappresentano il 13,8%, del campione oggetto di ricerca, seguite dall’11,7% degli uomini, quasi l’8% del campione esaminato riguarda i minori. E’ sempre più decorata dunque, la pelle degli italiani. Dalla prima fotografia scattata dall’Istituto Superiore di Sanità nel mondo dei tatuati in Italia, si scopre che a scrivere indelebilmente sulla propria pelle sono quasi sette milioni di persone, il 12,8% della popolazione.

“Si tratta di un fenomeno in crescita che va osservato con attenzione per le sue ricadute sanitarie – afferma Walter Ricciardi, Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità – è importante studiare il fenomeno nel suo complesso cercando di comprendere anche chi e’ la popolazione che si rivolge ai tatuatori per contribuire più efficacemente alla formulazione di una normativa specifica sulla sicurezza dei tatuaggi alla quale siamo stati inoltre chiamati a collaborare in sede europea”. A fronte di chi si tatua con lo scopo esclusivo di decorare il proprio corpo, lo 0,5% ha effettuato un tatuaggio con finalità mediche e il 3% un tatuaggio per finalità estetiche, il cosiddetto trucco permanente.

Le donne sono le più tatuate. Dai dati elaborati dall’ONDICO, l’Organismo Notificato Dispositivi e Cosmetici dell’Istituto Superiore di Sanità, emerge che i tatuaggi sono più diffusi tra le donne (13,8% delle intervistate) rispetto agli uomini (11,7%). Il primo tatuaggio viene effettuato a 25 anni, ma il numero maggiore di tatuati riguarda la fascia d’età tra i 35 e i 44 anni (29,9%). Circa 1.500.000 persone invece hanno tra i 25 e i 34 anni. Tra i minorenni la percentuale è pari al 7,7%. La maggior parte è soddisfatta del tatuaggio (il 92,2%), tuttavia un’elevata percentuale di tatuati, ben il 17,2%, ha dichiarato di voler rimuovere il proprio tatuaggio e di questi il 4,3% l’ha già fatto. Gli uomini preferiscono tatuarsi braccia, spalla e gambe, le donne soprattutto schiena piedi e caviglie.

Un tatuato su quattro (25,1%) risiede nel Nord Italia, il 30,7% ha una laurea e il 63,1 % lavora. Il 76.1% dei tatuati si è rivolto ad un centro specializzato di tatuaggi e il 9,1% ad un centro estetico, ma ben il 13,4% lo ha fatto al di fuori dei centri autorizzati e ciò può costituire una rilevante fonte di rischio. “Capire chi si tatua e dove, come lo fa e con quale consapevolezza, tracciare una sorta di demografia del tatuaggio significa comprendere meglio le criticita’ connesse a questa pratica e di quali regole ci sia bisogno perchè sia effettuata in piena sicurezza – afferma Alberto Renzoni, esperto dell’Istituto Superiore di Sanità che ha coordinato l’indagine -. Il 22% di chi si è rivolto a un centro non ha firmato il consenso informato. E’ invece necessario non solo firmarlo ma che nel farlo ci sia un reale consenso e una reale informazione, considerato inoltre che una fetta consistente delle persone tatuate è rappresentato da minori che potrebbero farlo solo con il consenso dei genitori”.

Se, come ci dicono i dati attuali, il fenomeno e la fascinazione del decoro della pelle è in crescita, è necessario perciò che lo sia anche l’informazione su questa pratica e le regole nelle quali attuarla. “Il tatuaggio – spiega Renzoni – non è una camicia che si indossa e si leva – è l’introduzione intradermica di pigmenti che entrano a contatto con il nostro organismo per sempre e con esso interagiscono e possono comportare rischi e, non raramente, anche reazioni avverse e per questo è fondamentale rivolgersi a centri autorizzati dalle autorità locali, con tatuatori formati che rispettino quanto prescritto dalle circolari del Ministero della Salute”. Secondo i dati dell’indagine, infatti, il 3,3% dei tatuati dichiara di aver avuto complicanze o reazioni: dolore, granulomi, ispessimento della pelle, reazioni allergiche, infezioni e pus. Ma il dato appare sottostimato. In tutti questi casi, solo il 12,1% si è rivolto a un dermatologo o al medico di famiglia (il 9,2%) e il 27,4% si è rivolto al proprio tatuatore, ma più della metà (il 51,3%) non ha consultato nessuno.

Solo il 58,2% degli intervistati è informato sui rischi. La percezione sui rischi considerati più frequenti riguarda le reazioni allergiche (79,2%), l’epatite (68,8%) e l’herpes (37,4%). Mentre, soltanto il 41,7% è adeguatamente informato sulle controindicazioni alla pratica del tatuaggio. Riguardo ai tatuaggi medici, e’ da considerare che anche una quota dei tatuaggi con finalità estetiche, ad esempio il trucco permanente per le sopracciglia, è rivolto a persone allergiche al trucco convenzionale o a pazienti oncologici che, a seguito delle terapie cui sono sottoposti, hanno come conseguenza la caduta di capelli e delle sopracciglia. Se si include anche il tatuaggio della palpebra, dell’arcata sopraccigliare e del contorno labbra, i pazienti raggiungono il numero di alcune decine di migliaia. Si ricorre ai tatuaggi o dermopigmentazione, con finalita’ medica per coprire condizioni patologiche della cute, al fine di ripristinare l’aspetto di una cute sana o come complemento agli interventi di chirurgia ricostruttiva.

Quali sono le regole cui attenersi prima di fare un tatuaggio secondo l’Iss?
– Rivolgersi sempre ad un tatuatore in possesso dell’idoneità igienico-sanitaria ed abilitato ad operare in un locale autorizzato;
– acquisire tutte le informazioni sui rischi e sui materiali e prodotti utilizzati per poter firmare con piena consapevolezza il consenso informato;
– assicurarsi che vi sia un adeguato livello di igiene del personale e dell’ambiente di lavoro e che si faccia uso di guanti monouso, maschera e camice monouso;
– verificare che il tatuatore proceda ad un’accurata pulizia delle mani prima e dopo l’esecuzione del tatuaggio;
– gli aghi devono essere nuovi, sterili e monouso e la macchinetta per tatuare deve essere ricoperta da un’apposita guaina di protezione. Eventuali strumenti non mono-uso devono essere sterilizzati;
– richiedere informazioni sulla composizione degli inchiostri che devono essere sterili, atossici e utilizzati in contenitori/capsule porta-pigmenti monouso;
– evitare di scegliere parti anatomiche in cui sono presenti nevi o in cui la cicatrizzazione sia particolarmente difficoltosa;
– assicurarsi che la zona della pelle destinata al tatuaggio sia integra, sana ed adeguatamente disinfettata;
– verificare che creme e saponi siano usati con applicatore monouso o tramite dispenser;
– monitorare costantemente il tatuaggio durante il processo di guarigione e di cicatrizzazione, seguendo le indicazioni previste per l’after-care;
– rivolgersi al medico nel caso in cui insorgano problemi successivamente all’esecuzione del tatuaggio o, preliminarmente al tatuaggio stesso, nei casi in cui il tatuaggio è controindicato o sconsigliato. Ancora, ci sono poi dei casi specifici in cui è meglio non è consigliato. Per esempio, con le malattie della pelle, nevi o altre lesioni pigmentate nell’area da tatuare, predisposizione ad allergie, fotosensibilità, disturbi della coagulazione o tendenza a emorragie, diabete, anomalie cardiache, condizioni immunosoppressive o malattie che predispongono alle infezioni, gravidanza e allattamento. (AGI)

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