3 Settembre 2015

Immigrazione, foto shock del bambino sulla spiaggia di Bodrum. Era proprio necessaria la pubblicazione?

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Che la foto abbia fatto il giro del mondo e sia diventata virale sui social network è cosa nota. Anche in Italia il Manifesto e La Stampa hanno pubblicato in prima pagina l’immagine del bambino a faccia in giù, appena sfiorato dall’acqua sul bagnasciuga, con le braccia abbandonate, immobile. Il piccolo profugo siriano annegato davanti alla spiaggia di Bodrum, paradiso turistico della Turchia, ha ancora la maglietta rossa e i pantaloncini scuri, le scarpe allacciate. La foto di questo corpicino è il simbolo della tragedia dei migranti e della decisione di alcuni media di guardarla in faccia, questa tragedia. Ma siamo sicuri sia così? L’immagine è stata pubblicata per “guardare in faccia la tragedia? Come se non ne fossimo già a conoscenza? Quindi, si tratta di mera ricerca di sensazionalismo o “semplice” racconto di quello che quotidianamente accade nel Mediterraneo?

Dal sito Independent: Aylan Al-Kurdi and his older brother, Ghalib, died yesterday when their dinghy sank off the coast of Turkey (Qattouby/Twitter)

Dal sito Independent: Aylan Al-Kurdi and his older brother, Ghalib, died yesterday when their dinghy sank off the coast of Turkey (Qattouby/Twitter)

“Se queste immagini non riescono a cambiare l’atteggiamento dell’Europa verso i rifugiati, cosa potrà farlo?”. E’ questo il titolo del sito dell’Independent che accompagna la pubblicazione delle foto dell’ultima tragedia, ma solo in ordine temporale, che sta avvenendo nelle acque del Mediterraneo. Le immagini del corpo senza vita del bambino siriano, sulla spiaggia di Bodrum in Turchia, che poi viene sollevato e portato via da un poliziotto, sono forse le più drammatiche e forti tra quelle rimbalzate sui media di tutto il mondo in queste settimane di emergenza. Il bambino sarebbe uno degli almeno 12 profughi siriani annegati mentre tentavano di raggiungere a bordo di due imbarcazioni l’isola greca di Kos. La Guardia costiera turca ha riferito che il gruppo di migranti del quale faceva parte il bambino era salpato dalla penisola di Bodrum per raggiungere Kos, ma le imbarcazioni sulle quali si trovavano sono affondate poco dopo la partenza. Finora sono stati recuperati 12 corpi, tra cui quelli di cinque bambini. Si ritiene che almeno una quindicina di migranti siano riusciti a salvarsi, alcuni grazie ai salvagente di cui disponevano.

Le foto, diffuse da un’agenzia di stampa turca, sono state pubblicate sui siti di tutto il mondo. L’Independent ha deciso di pubblicare anche gli scatti più drammatici, spiegando che al di là dell’allarme generalizzato sulla crisi in corso, “è troppo facile dimenticare la realtà della situazione disperata di molti profughi”. A pubblicare le foto, però, sono anche Il Manifesto, La Stampa, lo spagnolo El Pais, il The Guardian, l’Huffington Post Gb e il Telegraph. Il Mail online, invece, ha scelto di sgranare le immagine. Il Manifesto, ad esempio, insieme alla foto titola “Asilo Nido”, con chiaro riferimento all’età del piccolo e a diritti dei richiedenti asilo.

Sui social network si è innescato il dibattito tra chi è d’accordo sulla pubblicazione dell’immagine e chi non lo è. Ha senso pubblicare un’immagine se, mentre accadono tragedie come queste, ci sono persone e personalità politiche che fomentano la pura, l’odio e il razzismo? Queste foto potrebbero sensibilizzare proprio queste “ottuse” persone oppure pubblicare equivale “darle in pasto” a coloro che, anche in questi casi, sarebbero capaci di scagliarsi contro l’Europa, gli scafisti e i vari governi, senza rendersi conto della tragedia umanitaria in corso?

A queste domande è difficile darsi una risposta, ma indubbiamente la foto del bambino rappresenta quanto di più osceno la nostra immaginazione potrebbe permetterci di pensare. E’ questo quello che accade. Oggi. E’ giusto, quindi, scandalizzarsi di fronte alla pubblicazione dell’immagine di un piccolo corpo riverso sulla spiaggia, come sarebbe giusto pensare solo al “rispetto” della morte che, forse, in casi come questi, dovrebbe essere maggiore che in altre circostanze.

Sarebbe utile, almeno per una volta, mettersi dalla parte di chi quel bambino non lo avrà mai più tra le sue braccia, mentre si è a tavola con il proprio figlio, pensando che “dobbiamo aiutarli a casa loro” o che sono tutti “delinquenti”. Proprio per questa ragione non pubblicare la foto non significa “girarsi dall’altra parte”.

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