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13 Agosto 2015

Intervista al Capitano Spera: “In un anno a Luino bilancio positivo, ma c’è molto da fare”

Tempo medio di lettura: 8 minuti

(Un’intervista di Beatrice Fasulo e Chiara Bellini) – Ci accoglie con un gran sorriso e una stretta di mano vigorosa, Francesco Spera, il Capitano dei Carabinieri di Luino. Ci accompagna nel suo studio, dove la televisione è accesa sulla pagina UltimOra del Televideo e sul tavolo ci sono i principali quotidiani nazionali. Inizia subito a parlare e il colloquio si fa quasi confidenziale, senza nessun tipo di imbarazzo e soggezione. E così i temi toccati spaziano da quelli più generali, come i valori e i compiti dell’Arma, a quelli più personali, come le sue esperienze passate nelle varie città d’Italia. Molti gli argomenti che hanno riguardato il territorio luinese: le sue prime impressioni, il lavoro da fare, le difficoltà, i rapporti con le altre forze dell’ordine e con le amministrazioni locali. Si presenta come un uomo dai sani principi, che crede fermamente nella sua professione e ha molti progetti interessanti per il luinese, soprattutto per i giovani. Questa l’intervista al Capitano Spera.

Francesco Spera è Capitano dei Carabinieri di Luino da quasi un anno ed ha 45 anni. Ha frequentato dapprima la Scuola Allievi Carabinieri di Roma, poi la Scuola Allievi Sottufficiali presso i Reggimenti di Velletri e Vicenza e infine la Scuola Ufficiali a Roma. Dopo 25 anni di carriera fatti di spostamenti tra grandi città come Messina, Foggia e Roma, ha prestato servizio a Stradella ed ora si occupa del territorio luinese da quasi un anno.

Il Capitano della Compagnia dei Carabinieri di Luino, Francesco Spera

Il Capitano della Compagnia dei Carabinieri di Luino, Francesco Spera

Sono trascorsi circa 25 anni dall’inizio della sua carriera nell’Arma dei Carabinieri. Per quale motivo ha deciso di farne parte?

Io sono orgogliosamente figlio di contadini. Personalmente ho intrapreso questa carriera perché credevo fermamente in quello che facevo, non è stato un ripiego. Infatti, quando ho fatto domanda per arruolarmi (ndr, come carabiniere semplice), io volevo fare proprio il carabiniere, inteso come tutore dell’ordine pubblico. È una cosa che mi fa impazzire questa: pensare che noi lavoriamo per il bene comune e non per il bene di noi stessi. Questo è il mio motto, lo dico a tutti: lavorare in favore del cittadino. Quando mi mandarono a Messina, dopo aver fatto la scuola di Sottufficiali, ero giovane, carico di tante motivazioni e veramente felice del mio lavoro, però ero molto acerbo e quindi avrebbero potuto fare di me quello che volevano, approfittandosene, invece mi hanno idealmente preso per mano e aiutato. Fin da quando ho iniziato a fare il carabiniere ho avuto la fortuna di incontrare persone che mi hanno voluto bene e hanno creduto in me, evitando di condurmi sulla cattiva strada o di lasciarmi sbagliare quando lo stavo facendo. In Sicilia ho fatto ben dieci anni e dopo questo percorso ho deciso di fare l’ufficiale; così sedici anni fa, nonostante fossi sposato ed avessi una bambina, sono ripartito da zero, mi sono rimesso in gioco. Una volta vinto il concorso ho ripreso a girare per l’Italia ed ora eccomi qui a Luino da quasi un anno.

Il 13 luglio 2014 è stata celebrata la ricorrenza dei 200 anni della Fondazione dell’Arma. Come è stata ricordata questa giornata storica a livello territoriale e nazionale?

Il 200ennale è stato un evento molto sentito e vissuto con piena convinzione. Per la ricorrenza l’Arma ha voluto ricordare su tutto il territorio nazionale i caduti in suo onore con cerimonie semplici nella forma, ma solenni nel loro contenuto. Nella nostra zona abbiamo avuto a Brinzio una cerimonia commemorativa in ricordo del generale Galbaligi, trucidato a Roma dalle Brigate Rosse, mentre a Laveno Mombello una in memoria del giovane carabiniere Vanoli, deceduto negli anni ’90 in un incidente stradale durante un inseguimento con l’auto di servizio. A Luino, invece, abbiamo inaugurato la rotonda in ricordo del carabiniere Ticli, che perse la vita in un conflitto a fuoco a Porto Ceresio sempre negli anni ’90. Poi c’è stata, a livello nazionale, la realizzazione di un monumento, che oggi si trova in Piazza del Quirinale a Roma, che rappresenta “I Carabinieri nella Tormenta”. Questo è stato possibile grazie al contributo dell’ANCI (Associazione Nazionale Comuni d’Italia) e del Comando Generale. La raccolta ha coinvolto tutti i comuni che hanno voluto partecipare con un contributo simbolico, come riconoscimento degli italiani all’Arma dei Carabinieri.

Nonostante la giovane età ha fatto tanti spostamenti, girando un po’ per tutta Italia, da nord a sud. Escludendo Luino, quale città ricorda con maggiore affetto?

Ogni città è particolare, ha le sue peculiarità, le ho vissute in maniera diversa perchè l’età cambia e si matura. Però una cosa è certa: di ogni posto mi sono portato il meglio. Infatti consiglio a chiunque voglia fare un lavoro che presuppone gli spostamenti di avere tanto equilibrio, approcciarsi in ogni posto con positività, senza l’arroganza di sentirsi migliore di chi incontra quando va in un luogo sconosciuto. Bisogna cogliere queste esperienze come motivo di crescita. A Messina sono stato benissimo, sembra paradossale dirlo, ma mi ha dato tante possibilità. Poi sono stato in Puglia, a Roma, a Vicenza, nella zona del padovano-trevigiano, a Pavia. Mi sono sempre approcciato bene. Ho trovato delle persone meravigliose ovunque e questo mi solleva perché probabilmente ho avuto la fortuna di sapermi relazionare nel modo giusto. Se dovessi scegliere dove tornare adesso, andrei in Sicilia ma solo per il mio amore verso il mare. Però farei fatica, perché ho lasciato una parte di cuore in tutti i posti dove sono stato. E sono sicuro che lo lascerò anche qua.

Come diceva è a Luino da poco meno di un anno. Cosa ha riscontrato qui di diverso rispetto tutti i posti in cui ha vissuto?

Ho trovato una realtà particolare. Le altre sono delle realtà autoctone: in Veneto c’era il veneto, in Sicilia il siciliano. Qua, invece, non vedo una realtà che prevale, “il luinese tipo”. C’è una promiscuità di popolazione (ndr, luinesi, svizzeri, calabresi, siciliani), ma non lo dico in senso negativo. A Stradella, ad esempio, c’erano proprio gli stradellini, nonostante qualche presenza di meridionali risalenti all’immigrazione interna degli anni ’70. Forse la vicinanza al confine ha creato un mix particolare di provenienza geografica.

L’ultimo trasferimento si è svolto da Stradella, un paese poco più piccolo di Luino, sia per superficie sia per abitanti. Quali le differenze o somiglianze tra le due?

Stradella è più piccola di Luino, ma, essendo vicino a Broni che ha lo stesso numero di abitanti, creava una zona di 22mila abitanti. E’ una zona caratterizzata dal 12% di immigrati regolari, che, in rapporto alla popolazione, è un numero elevato. La città era collegata molto bene grazie alle autostrade, facilitandone l’arrivo. Nel corso degli anni ho notato che, se gli immigranti non trovano lavoro, non esitano a commettere reati di varie genere. Ma la differenza sostanziale non è questa: dal punto di vista dei crimini Luino e Stradella sono due realtà diverse. Lì si viveva fortemente in emergenza: assalti ai bancomat, negozi svuotati e rapine erano la quotidianità. Ogni mattina c’erano almeno 4 bar o tabacchini sfondati perché era prassi svuotare slot machine. I bancomat erano assaltati con l’acetilene una sera sì e una no, poi gli aggressori scappavano a bordo di auto e scattavano gli inseguimenti, i lanci di fumogeni e di chiodi a tre punte. E’ capitato anche questo. Ogni giorno era un bollettino di guerra. Uno degli ultimi interventi che ricordo riguardava una rapina in villa in cui una signora anziana era rimasta uccisa. Nel giro di 72 ore abbiamo arrestato l’assassino, che è poi stato condannato all’ergastolo. In rapporto con Luino il tasso di criminalità diffusa è nettamente minore, perché la zona non è così “fiorente” e quindi i criminali vanno altrove. Le vie di comunicazione, le strade nevralgiche a Luino sono poche.

La caserma di Luino ricopre un’area molto vasta sul territorio: da Ponte Tresa a Dumenza, da Laveno a Gemonio. Quali sono i reati più comuni nelle nostre zone?

I crimini sono gli stessi ma con minore entità: il più diffuso, come in tutta Italia, è il furto in abitazione. Questo colpisce direttamente il cittadino, perchè va ad intaccare la sua sfera privata. Ora, fortunatamente, stiamo avendo dei riscontri con le impronte digitali, che permettono di identificare un criminale, reo magari di altri numerosi furti sul territorio nazionale. Così è più facile che gli possa arrivare una condanna ed un cumulo di pena. Si tratta di dati non allarmistici, ma ci sono, e oltre ai furti in abitazioni ci sono quelli ai danni degli anziani. A livello tecnico ce ne sono di due differenti tipi: quello con truffa e quello con mezzo fraudolento. I peggiori sono quelli con mezzo fraudolento: persone che si fingono operatori di una qualsivoglia azienda e, dopo esser entrati in casa della vittima la distraggo, compiono il furto. Una volta all’interno dell’abitazione, con l’ausilio di un complice si introducono in camera per derubare oro, soldi ed averi. Per questo reato la pena prevista è maggiore, che viene associato al 624bis. L’Arma dei Carabinieri, da anni propone iniziative per tutelare gli anziani dai furti con incontri nei comuni… per far capire come non farsi raggirare. Tengo a dire che non ci saranno mai controlli di persone che bussano alla porta di casa per sapere se la vittima possiede banconote vere o false. Per quanto riguarda altri crimini possiamo dire che fortunatamente le rapine sono pari a zero. Gli interessi son ben altri, nonostante sia una zona marginale.

Se con le altre forze dell’ordine avrà probabilmente un rapporto di collaborazione, nel territorio di sua competenza quali sono le relazioni con le figure politiche, i sindaci e gli amministratori locali?

Per fortuna in questo mi aiutano i Comandanti di Stazione, visto che io sono arrivato da poco. Come in tutti i rapporti tra conoscenti ci sono quelli con cui si va più d’accordo e quelli con cui si va meno. La politica fa il proprio compito e noi il nostro. Solo in qualche circostanza è capitato di incontrarsi per problemi legati alla sicurezza, ma spero che con il passare del tempo si possa indire più riunioni con la politica, o confrontarsi con i colleghi delle altre forze dell’ordine. E’ importante farlo per la tutela del territorio ed il bene dei cittadini. Io cerco in tutti i modi di creare i giusti presupposti affinchè questo avvenga.

Quale il rapporto con la polizia cantonale?

Stiamo cercando una collaborazione e non sovrapposizione, tenendo conto delle direttive del Centro di Cooperazione Internazionale di Chiasso. Talvolta comunichiamo in maniera ufficiosa per affrontare una qualsiasi emergenza.

Per quanto riguarda i giovani, invece, uno dei problemi più evidenti nella nostra zona sembra essere quello del consumo di sostanze stupefacenti. Ultima è la notizia di un sequestro di marijuana a Ponte Tresa dieci giorni fa ad un 22enne. L’arma dei Carabinieri come affronta questo problema sul territorio luinese? 

Anzitutto la prevenzione credo sia molto importante. Ma non basta. La conoscenza della problematica, però, è fondamentale, ma finchè noi non abbiamo il coraggio di andare a scuola dai ragazzi per parlare dello stupefacente, di cos’è, di qual è il consumo, di quali norme lo disciplinano… fino ad allora non possiamo pensare che i giovani abbiano la piena consapevolezza di ciò a cui vanno incontro nel caso in cui decidano di approcciarsi a questa dinamica. Per quanto riguarda la problematica legata agli stupefacenti non abbiamo dei risultati eclatanti a livello operativo, pur sapendo chiaramente che il consumo, anche tra i giovani luinesi, è tanto generalizzato. Il consumo delle sostanze stupefacente c’è, sia per quanto riguarda droghe leggere, che droghe pesanti, ma è sicuramente meno sentito rispetto ad altre realtà come ad esempio Stradella, dove il mercato degli stupefacenti è in mano ad albanesi e marocchini. Lì ho fatto tantissimi sequestri imponenti, qua fino a questo momento abbiamo trovato solo qualcuno che coltiva marijuana in casa. Mi sento di dire, però, che non vi è in nessun modo un disagio giovanile, anche se è importante distinguere le droghe leggere da quelle pesanti. Se si parla di uso di cannabis e marjiuana ci si riferisce ad una fascia di popolazione, anche grande, che si limita ad uno sballo che è molto meno pericoloso rispetto alla cocaina o all’ecstasy. Per la cocaina la fascia di utenza va oltre, non è sballo, si tratta di qualcosa di più forte. Nelle scuole, però, abbiamo iniziato un percorso educativo-formativo, avviato l’anno scorso, per parlare in generale delle dipendenze di genere, sviluppando anche quelle legate alla droga.

Infine, cosa consiglia ad un giovane che vuole intraprendere questa carriera? 

Innanzitutto la cosa che suggerisco a tutti i giovani è di studiare. Conseguire almeno il diploma di Scuola Media Superiore, nonostante il titolo di carabiniere semplice si possa conseguire anche con la licenza media. Solo successivamente fare le proprie scelte. Ritengo che sia importante una preparazione umana, concreta e culturale. Adesso con il tempo si va verso una rivisitazione dei ruoli in base ai titoli di studio (ndr, diploma o laurea). Per le donne non ci sono preclusioni e, secondo quanto riportano le ultime decisioni, l’intenzione è quella di eliminare il requisito dell’altezza minima. Per qualsiasi norma che venga introdotta, però, l’importante è fare questo lavoro con una spiccata passione per la legalità ed il senso civico.

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