(Un articolo di Diego Intraina) – Ci limitiamo a dei fatti avvenuti solo negli ultimi mesi perché sono di più facile ricordo e comprensione, dicendo da subito che quanto diremo ci interessa commentarlo non tanto dal punto di vista della sfera del giudizio ma soprattutto in quello della volontà.

(informazionecorianese.net)
Stiamo considerando la democrazia, finalmente, come un sistema di pensiero a cui bisogna sforzarsi di tendere: di ciò che non possiamo avere, e che tuttavia non possiamo smettere di volere.
Dunque, necessita, per il suo giusto lento procedere, la presenza di due ambiti di pensiero applicato, giustizia e volontà, due ambiti per natura molto spesso conflittuali, pur rimanendo complementari tra loro e che necessitano di un virtuoso e permanente dialogo d’equilibrio che, salvo casi eclatanti di perversione della legalità (che nei casi che faremo non sembra contemplabile), diventa moralmente e eticamente criticabile quando si intuisce l’avanzare della rinuncia verso quell’indispensabile e lungimirante tendenza operosa che la vuole perennemente condannata al suo “essere dinamico” di stato di crisi.
Ed è proprio per questo bisogno di dinamismo democratico contraddetto dalla accettazione tacita di complesse situazioni, come quella dell’indiscussa efficacia delle liste civiche nel riuscire a garantire il fenomeno della rappresentanza, dove il “solitario eletto” si trova ad esercitare individualmente la propria autonomia decisionale senza il dovere della verifica e della condivisione della decisione all’interno di una “struttura fiduciaria di controllo” (ruolo dei partiti). Inoltre, sembra perlomeno strano dover accettare che la più votata dei candidati non possa (anzi dovrebbe!) fare parte momentaneamente dell’esecutivo perché ritenuta dai colleghi per quel ruolo “immatura”, andando così di fatto a negare il principio fondante della democrazia: la volontà del “popolo sovrano” nel riconoscere i propri ideali nell’eletto. Questa soluzione fiduciaria era già difficile accettarla dentro una logica di rappresentanza partitica, ma risulta ancora più contraddittoria dentro la spinta di una logica elettorale di personificazione nata da “pensieri antagonistici deviati: maggioritario, bipartitismo o addirittura da espressioni di democrazia diretta online”.
Altra situazione contro-tendente alla “dinamica democratica” è quella di galoppare sull’ideologia della partecipazione, andando a nominare commissioni interne senza prima aver chiarito, come in queste verranno organizzate le modalità operative e che tipo di relazione tali strutture dovranno tenere con l’istituzione e la cittadinanza. Dobbiamo chiederci se è sufficiente poter presentare in Consiglio Comunale un rapporto di sintesi finale, che elenca le differenti desiderate senza descrivere e far comprenderne i conflitti che hanno portato a quelle e non ad altre soluzioni.
Forse è quindi solo sulle soluzioni materiali che si pensa di investire e concentrarsi (cliccare qui)? Se così fosse non stiamo aiutando la democrazia e purtroppo nemmeno l’economia, la stessa che magari riuscirà a creare alcuni interessi individuali, ma non sicuramente a soddisfare nel prossimo futuro la condizione collettiva di sostenibilità.
Spostiamoci di solo pochi chilometri e ci scontriamo con altre situazioni: presenza di particolari rapporti pre-elettorali che sembrano concentrarsi prioritariamente sull’individuale interesse politico; nel caso specifico però non possiamo non riconoscere l’avvenuta trasparenza visto la dichiarazione fatta sui giornali locali: mi aspettavo “un ben altro trattamento dopo le tante aperture in campagna elettorale” (ndr, cliccare qui).
Altra situazione poco attenta alla ricerca della “tendenza democratica” è quando si preannuncia in campagna elettorale l’urgenza di un nuovo Statuto Comunale che, guarda caso, viene dimenticato (è ormai passato un anno di “silenzio” nonostante i solleciti da parte di alcune forze partitiche) salvo fare delle puntuali correzioni al fine di regolarizzare solo le operazioni strategiche di consenso elettorale: nomina dei prosindaci e consultori di cui non si è saputo più nulla in merito al loro reale operato cittadino.
Personalmente ritengo che tutti questi comportamenti siano legali, ma sono altrettanto convinto che non siano sicuramente consoni per quello che ogni giorno sentiamo ripetere: dobbiamo difendere la democrazia iniziando a ridurre la mancanza di fiducia dei cittadini nei riguardo delle istituzioni. Sono oltremodo convinto che questi temi hanno un’importanza prioritaria e pertanto dovrebbero impegnare la politica istituzionale, e non solo, ad una seria discussione nelle proprie sedi istituzionali e anche in forum aperti all’intera cittadinanza, in modo che si possa, per evitare di scomodare il cibernetico Rousseau, allontanare soluzioni di collasso di non lontana memoria.
I pericoli non provengono solo dall’illegalità, ma anche da una inconsapevole applicazione degli strumenti e da un velato loro svuotamento: annacquamento di tutti quei concetti universali e etici ben presenti nella nostra Costituzione Italiana.
Ps. Evidentemente non c’è nessun accanimento personale, questi sono solo alcuni degli esempi che mi sono serviti per far intendere la possibile azione indiretta di velatura di cui la Democrazia può essere vittima.
© Riproduzione riservata







Vuoi lasciare un commento? | 0