23 Luglio 2015

“Come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare l’esercito iraniano”

Tempo medio di lettura: 7 minuti

In Iran i soldati non riescono ad ottenere lo stesso rispetto che hanno i propri colleghi negli Stati Uniti. Sulle pagine del Guardian a raccontare la propria storia è un uomo statunitense, con cittadinanza iraniana, che è scampato per poco alla leva obbligatoria nello stato del presidente Hassan Rouhani.

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Nonostante il fatto che sono nato negli Stati Uniti, ho la doppia cittadinanza e tecnicamente sono obbligato a completare il servizio militare obbligatorio iraniano. Mi permettono di visitare l’Iran per tre mesi all’anno, ma se resto anche un giorno in più non mi sarà permesso di lasciarlo fino a quando non avrò completato il servizio militare di 21 mesi.

Recentemente ho avuto un’esperienza che mi ha costretto, anche se per breve tempo, a venire a patti con le forze armate iraniane. Sono stato arrestato per una violazione in dogana al confine con l’Iran, due giorni prima della scadenza e mi hanno detto che sarei stato detenuto tra i 10 giorni e cinque mesi. Ho risposto che non potevo rimanere in Iran così a lungo, perché se fossi rimasto così tanto tempo sarei stato costretto a entrare nell’esercito. Una delle guardie di frontiera mi ha detto di non preoccuparsi, che l’esercito sarebbe stato un bene per me e che avrebbe migliorato il mio “Farsi”, la lingua persiana. 

Non appena mi sono seduto all’interno del tribunale del luogo, contemplando il mio futuro come un soldato della repubblica islamica, ho osservato tre giovani soldati a guardia di un prigioniero che era stato ammanettato a una panchina. Indossavano uniformi verde oliva. I pantaloni erano stretti, con strisce grigie lungo i fianchi con stivali di pelle nera. Le loro camicie erano nascoste ordinatamente dentro a cinture con brillanti spalline gialli. Le uniformi sono innegabilmente affascinanti ed i soldati sembravano piuttosto tranquilli, appoggiati alla parete del palazzo di giustizia, con le braccia e le caviglie incrociate. Scherzavano e ridevano tra loro, mentre il prigioniero guardava tristemente nel vuoto. Ho pensato a come sarebbe far parte dell’esercito iraniano: probabilmente sarebbe noioso, e sicuramente non sarebbe pagato bene, ma almeno si potrebbe indossare quell’uniforme.

A mio parere, l’esercito iraniano ha le divise più eleganti del mondo, sono disponibili in una vertiginosa serie di colori e stampe. Ci sono almeno tre differenti tipologie, ciascuna per distinguere tra l’esercito regolare, le Guardie Rivoluzionarie e i tarabaris che riparano automobili e camion militari. Ogni divisa ha un diversa tavolozza di colori e macchie di densità. C’è un camouflage blu artico per la forza aerea, mentre ce n’è uno verde foresta e marrone con macchie di blu elettrico per la Difesa Aeronautica. Inoltre, c’è una divisa grigio pixel con tasselli rossi per la marina, una verde marrone e oliva per la polizia o militari, una nera per la polizia antisommossa, una verde menta pallido per la polizia diplomatica, ed una verde scura, quasi nera, per la gasht-e Ershad o polizia morale. Ma ci sono altri colori delle divise, come una grigia ardesia, una in bianco e nero, una beige, una beige su beige, una beige su marrone, una beige sul verde, e una bianca guscio d’uovo con berretto perfettamente corrispondenti, oppure con un passamontagna e una copertura del fucile che apparentemente è riservata per le parate militari e altre occasioni cerimoniali. Tutte sono decorate a piacere con vari distintivi, insegne, ranghi, spalline, ghette e ornamenti. Tutti, però, anche gli ergastolani di alto rango, indossano un berretto da baseball con uno stemma sulla corona.

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Decisi subito, così, che dovevo entrare in possesso di una di queste uniformi. Ho chiesto in giro ad alcuni ex soldati iraniani, offrendo denaro per comprare un’uniforme. Ho subito scoperto che sono abbastanza facili da comprare, anche nuove di zecca. Praticamente una qualsiasi uniforme militare non costa più di 500.000 rial (ndr, 17 dollari circa).

Nel sud di Teheran, oltre l’università militare Imam Ali, c’è una rotonda che prende il nome Louie Pasteur, siamo nel quartiere di Gomrok, che prende il nome dal termine iraniano per le dogane. Gomrok è un one-stop-shop per tutte le esigenze riguardanti le regalie militari. Le strade intorno piazza Razi sono decorate in mimetica e accuratamente addobbate con negozi: la metà di questi sono delle stesse dimensioni di un container, traboccanti di uniformi militari in tutti i colori e gli stili immaginabili, in qualsiasi formato, taglio o configurazione che si possa immaginare.

In ogni negozio i proprietari sono seduti all’ingresso e, sorseggiando tè, sono pronti a contrattare sul prezzo di una toppa di rango sergente. Nella parte posteriore, invece, vi sono le macchine per cucire che si sentono appena si entra all’interno. È possibile acquistare giacche, cappelli, zaini, coltelli ed attrezzi di sopravvivenza. Ci sono pile di berretti militari, filari di stivali da combattimento, manichini in vari costumi militanti con guanti senza dita, passamontagna e berretti a punta. Ci sono divise per vigili del fuoco, uniformi della polizia e divise di soccorso alpino.

Oltre alle uniformi iraniani, vi sono la maggior parte delle divise militari mondiali. Ci sono le uniformi inglesi della RAF, le uniformi dell’esercito tedesco, quello del popolo cinese dell’Esercito di Liberazione, ma anche le kefiah palestinesi e i vestiti ufficiali dell’FBI. Ci sono intere sezioni di uniformi militari americane, che alcuni negozi vendono appena fabbricate, provenienti dalla catena di montaggio. Un ragazzo vendeva anche un’uniforme degli “United States Marine Corps”, con il nome di Garcia ancora ricamato su di esso.

In un negozio ho chiesto al proprietario come ha trovato le divise militari americani. “Le facciamo noi stessi”, ha detto, mostrando le cuciture e il tessuto resistente. In un negozio ho provato un’uniforme iraniana Air Defence Force. La vestibilità era buona, ma le cuciture scadenti, con punti storti e fili sciolti appesi fuori. Voleva farmi pagare un extra per mettere qualche toppa, ma sono arrivato ad un massimo di 450.000 rial (ndr, 13 dollari circa) per giacca e pantaloni, comprese le toppe.

Guardandomi intorno ho notato una sezione di divise militari per i bambini piccoli. Gli ho chiesto se vende tante divise di questo tipo e lui: “Vendiamo roba più per bambini che vestiti per adulti. I bambini vedono i soldati in tv e poi iniziano a chiedere ai loro genitori le uniformi”. Un altro negoziante mi ha detto che la maggior parte dei suoi guadagni deriva da adolescenti e giovani. “Fanno feste dove tutti si travestono come soldati”, ha detto.”Vengono qui anche per personalizzare le divise. Sono arrivate persone qui per chiedere abiti da mullah, ma per questo ho detto loro che devono andare nella città di Qom”.

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Il servizio militare è obbligatorio in Iran, ma molti miei coscritti sono costretti a comprare loro stivali e uniformi. Un soldato mi ha detto che per quasi due anni di servizio il governo fornisce solo una divisa e che non sono date su misura. “Sono una taglia 8 ed invece mi hanno dato un 12”, ha spiegato, “così l’ho buttata via.” Un altro soldato mi ha detto che era nella divisione operazioni psicologiche. Incuriosito, gli ho chiesto di cosa si occupa. “Non facciamo nulla”, ha detto. “è una perdita di tempo. Se fosse utile non mi dispiacerebbe, ma è una stronzata totale”.  Ho insistito e mi ha detto che sta facendo ricerche su Viber, un’applicazione di messaggistica istantanea israeliana popolare tra gli iraniani.

Tutti gli uomini iraniani sono tenuti a fare 21 mesi di servizio militare in uno dei tre rami delle forze armate: la polizia, la Guardia Rivoluzionaria o l’esercito. Se si salta un giorno, per qualsiasi motivo, ne aggiungono tre. Mi hanno detto che i superiori spesso aggiungono giorni per tutta una serie di motivi, che vanno dalle prestazioni di lavoro insoddisfacenti o anche a causa del loro cattivo umore. Soldati di livello base sono pagati dagli 800,000 ad 1,000,000 di rial al mese (ndr, dai 27 ai 34 dollari). Mi hanno detto che non è nemmeno sufficiente a coprire un viaggio a casa quando sono in congedo.

Negli Stati Uniti, invece, c’è un grande rispetto per i soldati. Viene costantemente ricordato il loro coraggio ed il loro sacrificio. I soldati hanno una grande capacità di altruismo, si muovono con un portamento dignitoso. Gli assistenti di volo fanno andare i soldati in uniforme in prima classe, i ristoranti offrono sconti ai veterani e persone estranee stringono loro le mani e gli dicono: “Grazie per il vostro servizio”.

In Iran ogni uomo normale, di età compresa tra 18-35, che non è ricco o abbastanza furbo per andare via, decide di entrare e servire l’esercito a un certo punto della propria vita. Non è una vocazione nobile, ma un fastidio. “Un sacco di gente ottiene l’esenzione dal servizio militare”, ha detto un soldato che ho incontrato nel quartiere di Gomrok. “Alcune persone pagano medici per dire che hanno epilessia o qualcos’altro. Se ce lo si può permettere ne vale la pena, perché altrimenti si deve rinunciare a due anni, il periodo migliore della vita”. “Odio”, ha detto un altro soldato, “lo shopping per gli stivali nuovi”. Ha detto che era nell’esercito della forza aerea, così gli ho chiesto se ha avuto modo di volare sugli aerei. Ha riso. “Non ho ancora visto nessun aereo, sono stato capace di sparare solo due volte.”

C’è un’indifferenza sul servizio militare in Iran tendente al risentimento. Si vedono un sacco di soldati a Teheran, ma raramente sono armati e ben pochi di loro sembrano operare in veste ufficiale. Di tanto in tanto si vede un ufficiale di polizia in pompa magna, con aria annoiata per qualche controllo in strada, o qualcun altro che, appartenente alla polizia diplomatica, sonnecchia in una cassetta di sicurezza di fronte ad un’ambasciata. Per la maggior parte, però, si vedono soldati in coda alla metropolitana o per comprare il gelato.

Quando ho visitato il caravanserraglio storico di Meybod o quello di Karim Khan Castello a Shiraz, ho trovato parecchi soldati in uniforme. Sono luoghi turistici. Una sera stavo camminando all’interno del Laleh Park di Teheran e parlavo in inglese ad un amico, quando quattro soldati passavano di lì. Uno di loro, sentendo il nostro “parlare straniero” ha gridato: “Oh, fuck me!”, con un grande sorriso. Sembrava che fosse una delle poche frasi inglesi che conosceva.

I soldati iranani non sembrano preoccuparsi di prendere sul serio il servizio militare e la gente non sembra dare loro una straordinaria riverenza. In Iran la gente non dice loro “Grazie per il vostro servizio”, non lasciano il posto in metropolitana ai soldati. Nel periodo che ho passato in Iran ho incontrato solo una persona che mi ha detto che ha apprezzato la sua esperienza militare: un ex soldato della Guardia Rivoluzionaria, che attualmente lavora per una compagnia petrolifera russa per lo sviluppo del gas naturale nel Golfo Persico. “Quando sono entrato nell’esercito non avevo idea di quello che volevo fare. Ho pensato che forse avrei dovuto studiare ingegneria o qualcosa del genere. Nell’esercito mi sono creato contatti, ho imparato a conoscere il settore e ho costruito la mia carriera. E’ stata la cosa migliore che potessi fare”.

Torno al Palazzo di giustizia, dopo ore di suppliche al giudice per lasciarmi andare con un avvertimento. Un uomo che indossava un completo di lino arancione nell’ufficio del giudice ha chiesto i dettagli del mio caso. Il giudice gliel’ha spiegati e l’uomo si è messo a ridere. “Chizi nist” ha detto (ndr, non è niente). Ha detto al giudice che dovrebbe lasciarmi andare, e così in poco tempo ero fuori dalla stanza, nello stesso modo in cui ero arrivato. Il giudice ha stracciato i documenti e ha scritto un nuovo rapporto in fretta: poi mi ha dato indietro il passaporto e mi ha detto che ero libero di andare.

Sono stato scortato da uno dei tre soldati fino ad una vicina stazione degli autobus, dandomi la possibilità di dare un ultimo sguardo alla sua elegante uniforme. Ero ovviamente sollevato del fatto che non avrei dovuto arruolarmi, ma allo stesso tempo non riuscivo a scuotere l’immagine di me stesso in una di quelle uniformi.

A Gomrok, invece, ero riuscito nell’impresa di comprarmi una divisa militare di difesa aerea, e una divisa delle forze di terra e berretto blu marino da portare in America come regalo agli amici. In tutto, ho speso circa 30 dollari, senza contare l’hot dog che ho mangiato durante il mio ritorno in metro. Io non porto l’uniforme quando sono in Iran. Non sono sicuro se è tecnicamente illegale per un civile muoversi a piedi in una regalia militare, ma chissà che cos’è tecnicamente illegale in Iran. Sembra proprio che è come sfidare la sorte.

A volte indosso la giacca a New York, girando con la metropolitana che è molto simile a quella di Teheran, con indosso i colori “dell’asse del male”. A volte spero che qualcuno mi ringrazi per il mio servizio, prima di vedere i caratteri arabi.

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