3 Gennaio 2015

Ricerca: il 66% dei tumori dovuti solo a “sfortuna”, non a stili di vita scorretti. “Impossibile prevenire, migliorare le diagnosi”

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Chi è colpito da un tumore, in molti casi è stato solamente “colpito da sfortuna”, affermano i ricercatori della Johns Hopkins School of Medicine in uno studio pubblicato su “Science”. La loro ultima ricerca mette infatti in discussione quelle che fino a oggi si è pensato fossero le cause di molte neoplasie: stili di vita poco sani, difetti genetici o l’ambiente in cui si vive.

(weallhaveuniquebrains.com)

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Lo studio di Bert Vogelstein e Cristian Tomasetti: il 66% dei tumori contratti deriva da sfortuna. Due terzi dei tumori sono dovuti a mutazioni legate al puro caso piuttosto che a stili di vita sbagliati come il fumo. Solo un terzo è legato a fattori ambientali o predisposizioni ereditarie. In sintesi il 66% dei tumori è pura sfortuna, ossia sembrano apparentemente incomprensibili perchè si verificano in assenza di comportamenti a rischio, ma gli stili di vita sbagliati continuano ad aumentare il rischio di ammalarsi: il fumo, da solo, resta il responsabile del 20% dei casi di cancro in tutto il mondo. Lo stesso vale per l’eccessiva esposizione al sole, bere troppo alcol o essere sovrappeso.

I dettagli dello studio. Lo studio ha analizzato 31 differenti tumori e, secondo i modelli matematici elaborati dagli scienziati Bert Vogelstein e Cristian Tomasetti, solo 9 sono risultati essere collegati agli stile di vita o a difetti genetici. I restanti 22 erano “principalmente collegati alla sfortuna: il Dna o come viviamo hanno solo un piccolo impatto”, evidenziano i due autori della ricerca. Tra le neoplasie collegate alla “cattiva sorte”, la ricerca inserisce quelle localizzate in alcuni organi e tessuti: cervello, testa-collo, tiroide, esofago, polmone, osso, fegato, pancreas, melanoma, ovario e testicolo. Ma su alcune di queste forme tumorali i ricercatori evidenziano come il fumo, gli effetti del sole, delle radiazioni, di un eccessivo consumo di carne e fattori genetici, possano avere un effetto scatenante (ad esempio tumore al polmone, fegato e gola).

L’importanza delle staminali in relazione alle mutazioni. Il lavoro di Vogelstein e Tomasetti si è concentrato sulle staminali, cellule che si possono differenziare in diversi tipi di tessuti a seconda delle esigenze. Proprio a causa della loro longevità, una mutazione nelle staminali può avere conseguenze molto più deleterie rispetto a quando ciò accade in una cellula comune. Gli scienziati hanno contato le mutazioni casuali che possono avvenire durante una divisione cellulare, lasciando da parte altre cause (geni difettosi ereditati o di tipo ambientale come il fumo o la presenza di radiazioni). Il sistema matematico elaborato dai ricercatori ha evidenziato che all’aumentare del numero di divisioni cellulari aumenta il rischio che si sviluppi un tumore.

Impossibile concentrarsi sulla prevenzione, migliorare la diagnosi. Alla luce di questi dati, che in pratica spiegano l’impossibilità nel prevenire alcuni tumori, i ricercatori invitano a concentrarsi sulla ricerca che ha come obiettivo quello di migliorare le diagnosi: bloccare il cancro nei primi stadi di sviluppo. “Se i due terzi di incidenza del cancro tra i tessuti – ha spiegato Cristian Tomasetti, uno degli autori dello studio – si spiega con casuali mutazioni del Dna che si verificano quando le cellule staminali si dividono, cambiare il nostro stile di vita e le nostre abitudini sarà un grande aiuto nel prevenire alcuni tipi di cancro, ma potrebbe non essere efficace per altri tipi di tumore. Dobbiamo concentrare più risorse sulla ricerca di modi per individuare questi tumori in anticipo, cioè nelle fasi in cui sono curabili”. (AGI)

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