Quello tra la ‘ndrangheta e la religione è un connubio storico. Per questa ragione l’arcivescovo di Reggio Calabria, Giuseppe Fiorini Morosini, insieme alla Chiesa sta valutando le soluzioni migliori per fare in modo che questo rapporto cessi definitivamente. L’intento dell’incontro tra l’arcivescovo di Reggio Calabria e Papa Francesco è quello di evitare che i sacramenti vengano strumentalizzati dalla ‘ndrangheta.

Al centro l’arcivescovo di Reggio Calabria, Giuseppe Fiorini Morosini (comunestignano.it)
La “sacralità” della ‘ndrangheta. Una tra le peculiarità più importanti della ‘ndrangheta è il carattere misterico, religioso e simbolico che storicamente l’ha accompagnata nel corso degli anni. Proprio per questa ragione tutte le ‘ndrine si riuniscono una volta all’anno presso il Santuario della Madonna di Polsi nel territorio di San Luca, nel cuore dell’Apromonte. In questa occasione si ritrovano tutte le cosche della Calabria, ma anche quelle presenti al nord e all’estero. Inoltre, avviene ancor oggi un particolare rituale di iniziazione e di affiliazione e alcuni membri possiedono tatuaggi rappresentanti simboli del loro grado nella gerarchia malavitosa.
La volontà della Chiesa di allontanare la ‘ndrangheta dalla religione. Per questo motivo, la Chiesa ha aperto il confronto per valutare le soluzioni più opportune per fare in modo di allontanare i mafiosi ed evitare che i sacramenti vengano utilizzati strumentalmente. Un incontro avvenuto ieri nella Sacrestia della Basilica di San Pietro tra Papa Francesco e l’arcivescovo di Reggio Calabria, Giuseppe Fiorini Morosini, ha proprio avuto questo tema. Nel colloquio, a margine della cerimonia di consegna del Pallio, il pontefice ha esortato il vescovo.
Le parole dell’Arcivescovo di Reggio Calabria, Morosini. “Papa Francesco, dopo la visita a Cassano – riferisce Morosini – è rimasto molto colpito dalla realtà calabrese. Mi ha incoraggiato ad andare avanti, con forza e fiducia, nel ministero episcopale a Reggio Calabria. Poi, e questo mi ha sorpreso molto, si è ricordato di una lettera che gli avevo inviato, nella quale chiedevo che, per ostacolare l’uso strumentale della Chiesa e dei sacramenti da parte della ‘ndrangheta, venissero aboliti per 10 anni i padrini per i sacramenti del Battesimo e della Cresima, almeno per la mia diocesi. Papa Francesco vuole che tutti noi, vescovi della Calabria, ci incontriamo per discutere di questo problema ed inviare poi una relazione scritta a lui personalmente”.
La sospensione dei padrini è una questione che sta molto a cuore al presule reggino. Al rientro dall’Assemblea Generale della Cei, svoltasi nel maggio scorso, Morosini ne aveva ampiamente parlato dalle colonne dell’Avvenire di Calabria, dichiarando che “il padrino oggi ha perso di fatto il profilo teologico-pastorale, ed è diventato semplicemente una “figura di riferimento” all’interno di un rapporto di parentela o di amicizia, se non di altro. Una referenza, insomma – aggiungeva l’arcivescovo – che di fatto, in genere, non ha più nulla di quello che é teologicamente e pastoralmente la figura del padrino”.
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