21 Aprile 2014

Camorra, nella strage del “Sabato Santo” faida tra clan per il controllo del traffico di droga

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Sarebbe riconducibile alla guerra tra clan per il controllo delle piazze di spaccio a nord di Napoli l’agguato consumatosi alla vigilia di Pasqua che ha fatto due vittime nel capoluogo partenopeo, entrambi pregiudicati affiliati al clan Leonardi alleato coi Vanella Grassi: Emanuele Di Gennaro, 20 anni, residente a Qualiano (Napoli), e Ciro Milone, 34 anni, napoletano di via Cupa dell’Arco.

Scampia uno dei teatri di faida tra clan camorristi (molisetabloid.it)

Scampia uno dei teatri di faida tra clan camorristi (molisetabloid.it)

Un’esecuzione che ha destato non poco clamore soprattutto per le modalità e il luogo scelti: un circolo ricreativo, il ‘Zanardelli’ del quartiere Secondigliano, dove i sicari hanno fatto irruzione con il volto coperto da passamontagna sparando a ripetizione noncuranti della gente che affollava il circolo e le strade limitrofe in un giorno prefestivo. Dodici i proiettili esplosi per una violenza di fuoco degna più di un boss che di semplici affiliati. Il tutto è avvenuto nel cuore di quella che una volta era la roccaforte di uno dei clan protagonisti della sanguinosa faida di Scampia, quello dei Di Lauro, ed a poca distanza dalla storica abitazione del capo di quella cosca, il boss Paolo, meglio noto come ‘Ciruzzo O’ Milionario’.

I due potrebbero aver pagato con la vita il tentativo di mettersi in proprio nel business della droga. Ma non si esclude anche la pista della vendetta trasversale dopo la decisione del capoclan, Felice Leonardi, di pentirsi. Tutte ipotesi investigative che, assieme a quella più scontata di un regolamento di conti tra clan rivali all’interno dell’eterna faida di Scampia, sono al vaglio dei carabinieri e degli inquirenti della procura. Appare certa, in ogni caso, la matrice camorristica. Dall’inizio dell’anno, infatti, non sono mancati i segnali di una nuova guerra tra clan.

La lunga scia di cadaveri carbonizzati trovati nell’area a nord del capoluogo ha fatto riaccendere i riflettori sui contrasti interni alla malavita organizzata, che sarebbe scossa da uno scontro tra vecchi capi e nuove leve. Sullo sfondo, il business milionario del controllo delle attività illecite, in particolare del traffico di droga. Lo stesso movente che fece esplodere, anni fa, la lunghissima faida di Scampia.

(ansa.it)

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