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8 Marzo 2014

In Afghanistan la “Festa delle donne”, per un viso senza burqa

Tempo medio di lettura: 3 minuti

La festa dell’8 marzo in Afghanistan “è un burqa che si solleva”, scoprendo il viso e facendolo emergere dalla tradizionale ‘prigione’ di stoffa che nasconde completamente le donne dagli sguardi altrui. 

(america.aljazeera.com)

(america.aljazeera.com)

Roberta Candusso, capitano della riserva selezionata, in Afghanistan con il contingente italiano della missione multinazionale Isaf, vive quest’anno una ricorrenza particolare. “In quest’ultimo periodo – dice all’Adnkronos – il Paese è molto cambiato, anche grazie all’impegno delle forze multinazionali. Le donne oggi trovano il coraggio di esprimersi, hanno un ruolo più attivo nella società e in qualche caso sono andate ad occupare dei ruoli-chiave. Ad Herat, ad esempio – ricorda – il procuratore generale è una donna”. In occasione della ricorrenza è stato inaugurato dai militari italiani un lungo viale, costruito da maestranze locali, per facilitare l’accesso al ‘Giardino delle donne’, luogo di aggregazione delle donne di Herat.

La celebrazione dell’8 marzo “è molto sentita anche in Afghanistan. Gli uomini sono soliti fare regali per questa ricorrenza, oggi i primi auguri li ho ricevuti dagli afghani, solo dopo dagli italiani”, aggiunge divertita Roberta Candusso, che attualmente dirige ‘Radio Bayan West’, l’emittente del Comando regionale Ovest della missione Isaf guidato dal generale Manlio Scopigno, comandante della brigata Sassari. Le donne in Afghanistan “sono una pentola d’acqua in principio di ebollizione. Già in tante stanno sollevando il burqa, trovando così il coraggio di mostrare il proprio volto in pubblico innanzitutto agli uomini afghani, ma anche al resto del mondo”, osserva Roberta Candusso in occasione della ricorrenza. Nel Paese asiatico, quindi, l’8 marzo “può essere semplicemente questo: un velo azzurro che si solleva, una donna al volante, una ragazza che passeggia a braccetto con un ragazzo, donne e uomini che in una sala siedono affiancati e non maschi in prima fila e femmine in fondo. Piccoli segnali – rileva – di una parità di cui tanto si parla, ma di cui in molti Paesi, potremmo dire per fortuna, non si apprezza il vero significato perché non c’è vera disuguaglianza”.

Candusso è una giornalista dell’ufficio stampa del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia. L’esperienza in Afghanistan come ufficiale della riserva selezionata dell’Esercito le ha consentito di “constatare come da parte della popolazione ci sia un forte sentimento di gratitudine per l’opera dei militari italiani. Tra non molto il contingente italiano tornerà definitivamente in Italia, si avverte un certo dispiacere per la conclusione di questa missione, dopo diversi anni. Allo stesso tempo, la gente di qui ha voglia di dimostrare di potercela fare da sola, di poter costruire il proprio futuro”.

Per l’8 marzo i militari italiani hanno voluto lasciare un ricordo concreto alla popolazione di Herat: è stato inaugurato un lungo viale, come detto prima, costruito da maestranze locali, per il ‘Giardino delle donne’, luogo “di aggregazione ma, soprattutto, oasi di libertà, di opportunità e di riscatto. Un posto sicuro dove molte donne afgane, fuggite da situazioni familiari difficili, possono ricominciare a vivere”, sottolineano dal comando italiano. Realizzato dal Provincial Reconstruction Team con i fondi del ministero della Difesa e inaugurato proprio nel giorno in cui in tutto il mondo si celebra la festa della donna, “questo bellissimo viale – ha detto Mahboba Jamshidi, capo del Dipartimento per gli Affari Femminili della provincia di Herat – faciliterà l’accesso ad un luogo dove le donne potranno ritrovarsi per scambiare opinioni o semplici chiacchiere, oppure ancora sorseggiare un tè e far giocare i propri figli”.

Alla cerimonia d’inaugurazione erano presenti il comandante del Regional Command West, generale Manlio Scopigno, il governatore della provincia di Herat, Sayed Fazullah Wahidi, e i funzionari della Cooperazione Italiana allo Sviluppo del ministero degli Esteri che, nella circostanza, hanno donato e piantato alberi. “La rinascita del Paese è soprattutto nelle mani delle donne – ha rilevato il generale Scopigno – e passa simbolicamente anche attraverso questi momenti che vedono l’Italia sempre protagonista nel promuovere questo genere di iniziative, volte a sostenere il ruolo della donna come soggetto attivo nell’ambito della società afgana, L’amicizia degli italiani ed il sostegno di Isaf nei confronti del popolo afghano e delle donne in particolare non verrà mai meno – ha concluso il generale Scopigno – poiché i valori posti alla base del nostro quotidiano operare si basano sul rispetto e sulla comprensione delle culture, degli usi e delle tradizioni locali”.

Continua intanto l’impegno del ‘Female Engagement Team’, l’assetto del contingente italiano costituito da personale femminile e creato per dialogare con le donne afghane che si trovano in difficili condizioni sociali.

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