25 Febbraio 2014

Slot-machine create anche per i bambini: ecco le app del “gioco d’azzardo”

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Persino i jingle sono gli stessi: imitano la cascata di soldi delle slot per adulti. Peccato che siano per bambini e se non sei un genitore attento e accorto neanche ci fai troppo caso che la nuova app scaricata sull’inseparabile tablet, ormai perennemente nelle mani di tuo figlio al posto di orsacchiotto e bambole, sia una vera e propria simil-slot.

(slotmachinedabar.it)

(slotmachinedabar.it)

Non succhia soldi è vero, si vincono ‘upgrade’, ma induce alla dipendenza e fatte le dovute proporzioni è paragonabile a quella che provano gli adulti, on line o nelle sale giochi di cui sono piene le strade. “Non c’è da fare del proibizionismo o al contrario ‘legalizzare’, a monte del tema slot c’è un problema culturale che è urgente risolvere”, dice all’ANSA Simone Feder del movimento No-slot, figura tra le più note della battaglia che tenta di arginare un fenomeno che ha assunto grandi dimensioni e conseguenze drammatiche.

Di 2200 app categorizzate slot machine, 19 (e crescono ogni giorno) hanno il tag ‘per bambini’ e per età 4-8 anni, così si diffonde in maniera pervasiva “una cultura dell’azzardo” per cui subdolamente finisci per non avvertire il pericolo né l’assurdità di un gioco così. I titoli stessi spesso evocano le slot o magari sono categorizzati, come capita a I Lupi, uno dei più in voga, come ‘gioco d’azzardo’, come niente fosse. Già, chiamarlo gioco: “la parola azzardo non si trova quasi mai, neppure nei gratta e vinci, neppure nelle lottery, anche in quelle on line che ormai stanno invadendo i siti anche d’informazione. Ci stanno rubando anche il nome ‘gioco’ ed è tutto fatto apposta per rendere indefinito lo spazio di confine tra lecito e non lecito, ignorando che tutto questo crea una grande dipendenza. Come Movimento No Slot – prosegue Feder – abbiamo già condotto esperimenti: se in un centro commerciale si sentono i suoni di una slot machine, un bambino di avvicina pronto a giocare. In questo modo alleviamo futuri slot-dipendenti, che cresceranno pensando che questo significa giocare.”

Far passare per ‘normale’ tutto questo è proprio il pericolo maggiore. Accade sul web ma anche nella realtà: sono tanti gli esercizi che accanto alle slot con il divieto ai 18 anni cominciano a mettere quelle per ragazzisirene ammiccanti che hanno preso il posto dei vecchi flipper o dei videogiochi a gettone. Si vincono dei ticket per giocare di nuovo… più si è fortunati, più ticket si accumulano e alla fine si ritira un premio, che può essere anche un Ipad. Si chiamano “ticket redemption” queste macchinette sputa ticket, ognuna un punto. Nei centri commerciali, nei bowling stanno spopolando. Il tema è così ‘sdoganato’ che a Milano la settimana scorsa in un cinema tra i trailer che precedevano la proiezione di un film per bambini è andata anche una pubblicità di una sala slot.

Cosa ci salverà? Simone Feder, psicologo, giudice onorario presso il Tribunale per i Minorenni di Milano, tra i fondatori del Movimento, in prima fila contro le ludopatie, conoscitore del mondo giovanile dalla sua esperienza concreta nella Casa del giovane di Pavia, è in sintonia con le giovani generazioni e la risposta per lui è una sola: “i nostri ragazzi. Ogni giorno entro nelle scuole a spiegare e ogni giorno vedo il loro stupore quando racconto cosa c’è dietro una slot machine, cosa provoca. Educazione e cultura sono le nostre uniche armi per far capire far capire che il futuro non è tentare la fortuna con una slot o un gratta e vinci. La gran parte di loro è privilegiata, non sa cosa significa soffrire, non sa come ci si può ridurre con genitori che si giocano lo stipendo o chiedono i soldi agli usurai. Bisogna dirglielo, farglielo sapere perchè loro non siano indifferenti. E quanto questo accade il risultato è immediato: scrivono lettere, si impegnano con il movimento, convocano assemblee, si fanno protagonisti. Sono sicuro: i giovani ci salveranno”.

(Ansa.it)

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