(Diego Intraina) – Dopo il fronte comune sulla tutela dei frontalieri di ieri, tra sindaci e parlamentari in Regione Lombardia, l’obiettivo stabilito è stato raggiunto: anche i politici di Luino, già giovedì sera, sono stati messi nelle condizioni di poter affrontare responsabilmente delle decisioni. La loro estraneità alla reale condizione dei frontalieri richiedeva un necessario bisogno di conoscenza che poteva solamente essere trasmessa attraverso dirette ed empatiche relazioni, proprio per la complessità, il coinvolgimento intrecciato che l’argomento ha con la realtà quotidiana.

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Non era sufficiente comunicare oggettivamente i problemi discriminanti e senza protezioni dell’oltre frontiera riguardanti i diritti lavorativi: disoccupazione, malattia, infortunio, mobbing salariale, per non dimenticarsi del fenomeno, ma su questo noi italiani siamo maestri, dell’umiliazione: badini, ratti ecc.; bisognava anche trasmettere quelle aspettative che hanno in questo vasto territorio caratterizzato e determinato scelte familiari di cui difficilmente, salvo instaurare situazioni di disagio, si possono rinunciare. Non si è parlato della semplice rinuncia di alcuni oggetti di consumo, ma di situazioni strutturali che potrebbero comportare sofferenze presenti e future: mutui casa e investimenti di ristrutturazione che sommati ai costi d’istruzione superiore dei figli potrebbero diventare insostenibili, visto che sono stati pianificati considerando l’attuale disponibilità economica; oppure della decisione della famiglia monoreddito (per i figli, genitori anziani o disagi familiari), che ha previsto di rinunciare ad entrate al (futuro) raggiungimento della età pensionistica, pensando di riuscire a reagire con i possibili risparmi (rinunciando a vacanze e altro) accumulati negli anni.
Se questi fossero gli unici effetti della riforma, l’alzata di spalle della politica sarebbe scivolata nel solito silenzio, i sacrifici sarebbero rimasti chiusi nelle singole case, nascosti dietro alle porte blindate dell’autosufficienza. C’è purtroppo un ma: le nuove pianificazioni famigliari obbligheranno a tagli di spesa che le finestre del pensiero non sapranno trattenere e dunque inizieranno ad aleggiare sulle nostre città che da anni sono, e si potrebbe dire esclusivamente, dedicate al consumo di quel surplus che arriva da oltre frontiera. Le attività economiche locali cominceranno a rinsecchirsi e con loro anche l’occupazione interna.
Ma ecco che arriva in soccorso al pensiero il linguaggio: armonizzazione. La nuova legge fiscale ha come codice di riferimento ideologico la parola armonizzazione. Prevede, al fine di ottenere questo assorbimento sacrificale all’interno di un “nuovo equilibrio socio-economico”, una spalmatura in dieci anni del nuovo carico fiscale promettendo, nessuno sa ancora come, quanto e quando, di far ritornare l’extra gettito ai territori d’appartenenza. Insomma gli ingegneri fiscali sono convinti che i politici locali, in dieci anni, sappiano e vogliano fare quello che non si è voluto e saputo fare in cinquanta e che delle finanze concentrate e politicamente distribuite sappiano condizionare, ma prima dovrebbero essere in grado di individuarli, nuovi paradigmi di mercato. Se così fosse, sarebbe legittimo, e lo dico con il crepacuore da convinto “animale politico”, dichiarare i politici attuali tutti irresponsabili, disonesti e filibustieri. Però l’irresponsabilità ha una buona dose d’ottimismo a cui spesso si deve credere per forza in modo da evitare la depressione.
Ecco la proposta: chiediamo agli ingegneri fiscali e i politici prima di sacrificare un territorio, colpendolo nella sua anima, di presentarci un piano concreto supportato da analisi e soluzioni economiche serie che sappiano interagire con le aspettative, chiamateli pure bisogni, e sostituire gli attuali meccanismi di autosufficienza, evidentemente legati al potere d’acquisto dei salari, con dei sistemi strutturali e politiche territoriali e sociali capaci di far risparmiare alle famiglie costi vivi indotti in modo da poter trasferire su altre voci irrinunciabili. Facciamo degli esempi: un buon sistema efficiente e capillare dei trasporti pubblici potrebbe far rinunciare la doppia automobile; la formazione di crediti di studio da risarcire all’inizio dell’attività lavorativa garantirebbe un livello d’istruzione adeguato; una politica d’assistenza/anziani concentrata sulla costruzione di nuove soluzioni abitative potrebbe aiutare economicamente le famiglie che oggi sono abbandonate a sé stesse; ecc.. L’introduzione di tali politiche di compensazione, evidentemente, andrebbero a beneficio dell’intera cittadinanza e della qualità della vita dell’intero territorio.
Solo di fronte a questa logica concreta di indirizzi politici valutati nella loro sostenibilità economica, espressione di un riconoscimento pieno dell’autonomia dei territori, a sua volta supportata da strumenti di gestione fiscale molto vicini al vero federalismo fiscale, si possono ritenere possibili degli interventi fiscali che modifichino radicalmente il sistema socio-economico di un territorio, oggi e probabilmente anche domani, dipendente.
Dunque, abbiamo iniziato la strada della condivisione politica, confidiamo che possa continuare in modo da poter scrivere e attuare le giuste precauzioni e garanzie.
Giovedì sera, in sala consiliare a Luino, c’è stato un incontro concordato tra la maggioranza, guidata dal sindaco Pellicini, i partiti di minoranza, la Uil e le associazioni dei frontalieri.
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