(emmepi) Sono stati 330 i biglietti venduti per il concerto del pianista Antonio Davì, che martedì 20 settembre scorso, in occasione della giornata mondiale dell’Alzheimer, si è esibito sul palcoscenico del Teatro Sociale in “Piano fusion”, a sostegno del progetto “Casa”, inserito nel programma di terapie non farmacologiche per l’acquisto di una cucina destinata ai malati di Alzheimer ospiti della Fondazione Mons. Comi.
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A fare gli onori di casa Alberto Frigerio, presidente della SOMS (Società Operaia di Mutuo Soccorso, proprietaria del teatro), il quale ha ricordato gli scopi della benemerita associazione nata nel 1869. Quindi è stata data la parola ad Ester Marazzi, medico geriatrico del Mons. Comi, la quale ha spiegato quali sono le manifestazioni più eclatanti della malattia: “Lavoriamo con loro per donare un guizzo di creatività, perché l’Alzheimer non è solo vuoto e buio: dobbiamo lasciare al cuore la capacità di esprimersi. Non dobbiamo stupirci per queste azioni ripetitive e apparentemente banali, perché consentono di rendere tangibile il sapore buono dell’incontro. Ecco perché, benché queste persone sembrino impermeabili agli stimoli che ricevono, spetta a noi il compito di intercettarli, per lavorarci sopra”.
Nel suo breve intervento, Antonella Biason, responsabile sanitario del Comi, parlando dell’Associazione “Insieme per il Comi” e del lavoro dei volontari, ha illustrato in sintesi il progetto Casa: “Grazie al servizio di animazione, che fa parte del progetto ‘Cure non farmacologiche’, si è creato un rapporto positivo tra i malati e l’ambiente. Quest’ultimo ha assunto una valenza protesica: qui trovano la loro ragiono d’essere le bambole, le galline, l’orto con i suoi prodotti; qui la cucina è il luogo dell’affetto familiare, luogo di sapori, di odori, luogo che contiene la loro emotività, che a volte diventa super, iper sensibilità. Per questo abbiamo voluto promuovere la raccolta fondi per creare una cucina vera, ma dotata di tutte le misure di sicurezza: lì cucineremo le verdure del nostro orto e le uova delle nostre galline”.
A seguire l’emozionante proiezione del corto “Ogni giorno” di Francesco Felli, con Carlo delle Piane e Stefania Sandrelli, che ha affrontato con grande poesia la tematica della malattia di Alzheimer “spietato e invisibile ladro d’esistenza”, raccontando in sette minuti la storia di Carlo, che ogni giorno porta un mazzo di fiori alla sua Elena, rinnovando all’infinito la sua tenera dichiarazione d’amore.
Infine il palco del Sociale è stato tutto suo, del sempre più straordinario, vulcanico ed eclettico Antonio Davì, che per due ore ha letteralmente incantato il pubblico con il suo virtuosismo e la sua carica di travolgente simpatia. Dopo un inizio volutamente “in sordina” ha progressivamente cambiato “registro”, alternando momenti melodici ad altri di sfrenati ritmi tecno, passando da autori classici alle immortali colonne sonore di Ennio Morricone, fino all’ultimo degli innumerevoli bis, dedicato a Gershwin e alla sua Rapsodia in blu… secondo Antonio Davì: una totale fusione tra uomo e tastiera. “A nove anni sono entrato al Conservatorio Vincenzo Bellini di Palermo e da lì non mi sono più fermato – racconta nella sua biografia il Maestro – Ora, che la musica e’ la mia vita, ogni giorno mi faccio prendere per mano dalle emozioni e con queste cammino e attraverso il mio destino”.
E martedì sera le emozioni hanno preso per mano anche noi, non solo attraverso note suonate, ma anche con il canto, passando da alcuni celebri brani d’autore, come Caruso di Lucio Dalla, o Nel blu dipinto di blu di Domenico Modugno, fino a canti popolari regionali, che il pubblico ha intonato insieme al Maestro in un crescendo tale di entusiasmo da provocare un’improvvisa standing ovation. Antonio Davì, che già in passato aveva coinvolto gli stessi ospiti del Mons. Comi durante un suo concerto presso la struttura, ha così dimostrato l’esistenza un linguaggio universale che supera ogni confine, fisico e mentale: la Musica, che illumina la strada, anche nel buio della malattia. Una serata che Alberto Frigerio ha sintetizzato in quattro verbi: “coinvolgere, emozionare, sognare, cantare”, prima di suggerire, sull’onda del pathos della colonna sonora di “Nuovo cinema Paradiso”, una nuova intitolazione del teatro luinese, che da domani potrebbe chiamarsi ”Nuovo Cinema Teatro Sociale”.
– Galleria fotografica a cura di emmepi –
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