“L’autoproclamato Stato Islamico e leader populisti come Donald Trump o Geert Wilders usano le stesse tecniche di propaganda”. A dirlo è l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani Zeid Ra’ad Al Hussein.

(albawaba.com)
“Fantasisti” della politica, potenzialmente in grado di scatenare “colossale violenza”. Queste le parole pronunciate da Zeid Ra’ad Al Hussein nei confronti di politici populisti come Donald Trump e l’olandese Geerd Wilders, parlando all’Aja. I loro toni demagogici, sono fatti di “mezze verità, manipolazione e paura” dice l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani Zeid Ra’ad Al Hussein. Parlando all’Aja, Zeid ha ricordato di essere musulmano e di avere il ruolo di “difendere e promuovere i diritti umani di ogni individuo, ovunque”. Chiedendo agli elettori del mondo di respingere i “populisti bigotti”, ha detto di essere “arrabbiato” per il leader anti-Islam e anti-immigrati Wilders, per le sue “bugie, mezze verità, manipolazioni” e perché “fa leva sulla paura”. Già ambasciatore di Giordania negli Stati Uniti, Al Hussein, ha accomunato il candidato repubblicano alla casa Bianca Trump, il primo ministro ungherese Viktor Orban, la leader del Front National francese, Marine Le Pen, e il leader dell’Ukip britannico, Nigel Farage.
Parlando all’inaugurazione della fondazione per la pace, la giustizia e la sicurezza de L’Aja, Al Hussein ha poi messo in guardia sulle conseguenze nefaste cui porterebbero le ricette del populismo. “Non metto certo sullo stesso piano le azioni della demagogia nazionalista con quelle di Daesh che sono atti mostruosi, abominevoli, i militanti di Daesh devono essere portati davanti alla giustizia. Ma nei modi della comunicazione, nell’uso di mezze verità e brutali semplificazioni, la propaganda dell’Isis impiega tattiche simili a quelle del populismo” ha detto. In riferimento ai rischi a cui le derive populiste potrebbero condurre aggiunge: “Le comunità si isoleranno, chiudendosi in un’ostilità dominata dalla paura, populisti assieme a populisti ed estremisti alla loro guida. In un’atmosfera carica di odio a punto tale che si rischierà di cadere rapidamente in violenze colossali. Dobbiamo evitare che si vada in questa direzione” ha concluso Al Hussein. Non è infatti una novità che negli anni più recenti la figura del demagogo sia stata riscoperta dalla politica in modo piuttosto deciso. Di figure di tal sorta che fanno direttamente appello al popolo blandendolo, incitandolo e proiettandolo – apparentemente – al centro della scena pubblica, ne abbiamo esempi disparati e poco originali. Il copione al quale si ricorre, risulta sostanzialmente essere il medesimo.
La demagogia è una piaga che ricorda la fragilità della democrazia e i rischi crescenti cui è esposta. L’anello debole della catena è la volontà subdola di creare o trasformare opinioni negli/degli altri, di allarmare, di terrorizzare, di deviare l’attenzione verso capri espiatori. Eterne e poco originali risultano peraltro le ricette per ingannare i cittadini: dalla capacità di puntare tutto sulla comunicazione alla semplificazione senza ritegno di ogni cosa, dal suscitare la paura alla promessa dell’ordine. Un rischio non da poco che per la salute delle democrazie è fondamentale scongiurare.
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