5 Giugno 2016

Dalla sala prove di Luino ai palchi italiani con i “Ministri”: l’intervista a Marco Ulcigrai

Tempo medio di lettura: 7 minuti

Sono lontani quegli anni liceali in cui, il sabato pomeriggio, la sala prove, ricavata in alcuni locali del negozio dei suoi genitori a Luino, ospitava diverse band del territorio. Marco, luinese doc, ha sempre suonato con amici e conoscenti. Ed è da quella sala che la sua passione, tramandatagli anche dal padre, si è trasformata in lavoro, anni dopo: prima, grazie al debutto e alla musica del Triangolo e poi, soprattutto, grazie alla proposta di Federico Dragogna, chitarrista dei Ministri, che lo sta portando a suonare in giro per l’Italia per il “Cultura Generale Tour”. Proprio per questa ragione, dopo la data di Verbania e prima dello Sherwood di Padova, siamo andati ad intervistarlo.

marco ulcigrai

Marco è sempre stato determinato a ritagliarsi un piccolo spazio nel mondo della musica, partendo proprio da quei bar e locali di Luino dove continua a suonare ancor oggi. E’ oggettivo riconoscergli grandi capacità polistrumentistiche e possiamo dire che di chilometri ne ha macinati e di strada ne ha fatta tanta. Dopo l’inizio con i “Mescalina”, l’esperienza dei “The Mourning” e degli “Shallow Egg”, da qualche anno è il leader del “Triangolo”, band della quale fanno parte anche Thomas Paganini e Mauro Campoleoni. Due gli album all’attivo con il Triangolo, quando l’hanno scorso è arrivata una proposta inaspettata…

Marco, quando è arrivata la proposta da parte dei componenti dei Ministri di diventare il loro quarto per il “Cultura Generale Tour”?

E’ arrivata tra giugno e luglio dell’anno scorso. Il telefono squillava, io ero a casa a Luino. A chiamarmi era Federico Dragogna (ndr, chitarra e seconda voce dei Ministri), che dopo i convenevoli mi ha detto: “Guarda arrivo subito al punto, ti chiamo perchè volevo chiederti una cosa. Vorrei proporti se vuoi venire con noi in tour per un anno e mezzo”. Io gli ho detto “ma a far cosa?”. Pensavo a fare il backline, portare le chitarre, fare il merchandising… Lui, invece, intendeva proprio a fare il chitarrista, sul palco con loro. Ho avuto un attimo di vuoto, ma non ho esitato neanche un secondo, dicendogli subito di sì. Non me l’aspettavo minimamente, è stata una bella botta. Mi sono emozionato, ho proprio detto: “Che figata!”.

Che rapporto avevi prima di allora con i “Ministri”?

Noi, come Triangolo, siamo sotto la loro stessa agenzia, quella dei Ministri, quindi ci siamo visti, abbiamo avuto la possibilità di aprire due loro concerti in passato, ed è lì che mi hanno visto suonare e cantare. Così quando è stato necessario sostituire nei live Effe Punto, hanno pensato proprio a me. Con i Ministri ci siamo conosciuti agli inizi della nostra carriera come Triangolo. Cinque anni fa, quando noi suonavamo insieme da tre quattro mesi, siamo andati a registrare il primissimo EP di tre canzoni al Noise Factory di Milano. Davide Lomonte, un nostro amico luinese, stava facendo una sorta di stage lì e ci aveva proposto di andare proprio in questo studio, dove i Ministri hanno registrato due loro dischi: Tempi Bui e Fuori. Noi non sapevamo tutto questo ed il secondo giorno di lavoro è arrivato Divi (ndr, Davide Autelitano, frontman dei Ministri), che frequentava il Noise Factory. Così ci siamo presentati e ci ha sentito mentre registravamo il primo EP… era rimasto colpito e fortunatamente siamo rimasti un po’ in contatto. Da qui poi siamo riusciti ad aprire qualche loro concerto ed entrare in GodzillaMarket anche noi… insomma, alla fine dopo qualche anno mi hanno chiamato per suonare con loro.

La fase di preparazione al tour com’è andata?

Dalla telefonata alla prima prova sono passate due settimane. Federico ha iniziato a mandarmi via mail qualche accordo, le canzoni che avremmo suonato, il disco nuovo che sarebbe uscito da lì a pochi mesi, quindi sono riuscito ad ascoltarlo e ad impararlo. In realtà parecchie canzoni vecchie le conoscevo già essendo un loro fan. Abbiamo iniziato a provare per due-tre mesi intensamente, due prove a settimana da cinque ore l’una e piano piano ho imparato. Non ho avuto tanti problemi dal punto di vista tecnico, nonostante abbiano un’ottima scrittura era tutto nelle mie capacità…

Quali emozioni nel passaggio dallo “stare sotto il palco a cantare le loro canzoni” a “suonare con loro davanti al pubblico”?

Non solo è stata sicuramente una realizzazione a livello personale, ma anche avere la consapevolezza, guardando indietro, di aver fatto uno step in più, un passaggio. Ho detto, “cazzo, allora sono riuscito a fare qualcosina di piccolo in questo mondo che ho sempre amato”. Ci tengo alla musica da quando sono piccolo. E’ stata sempre la mia passione e crescendo mi chiedevano “cosa vuoi fare da grande?”… io rispondevo sempre “voglio suonare”. E qualcuno mi incalzava dicendo “sì, ok, ma cosa vuoi fare da grande? Quindi non lavori?”. Era assurdo. Invece, ora, suonare con i Ministri è stato per me un cambiamento rilevante, è stata la prima occasione in cui con la musica sta riuscendo a darmi da vivere. E’ la cosa più difficile a realizzare, è quasi utopica per me questa cosa…

I Ministri

Com’è andato il debutto? La preparazione?

Ero emozionato, ma per fortuna è stato un passaggio graduale. La primissima data in pubblico è stato uno show-case in uno spazio privato sotto il Duomo di Milano, il Cobianchi, un ex teatro, su invito con solo persone del settore… cento inviati in una festa per il disco nuovo. Abbiamo suonato cinque sei pezzi. Un ottimo inizio per me che arrivavo da ambienti più piccoli. Il concerto dopo è stato quello dello Studio Foce di Lugano. Anche lì un concerto dei Ministri a Lugano in un locale piccolo dove c’era una grande parte dei miei amici. Al terzo e quarto appuntamento due concerti veri all’Estragon di Bologna e a Roma, che contenevano circa 2mila persone l’uno. Non ho subito troppo la tensione, me la sono gestita bene fortunatamente. La vivo in modo particolare e, per assurdo sono più teso a suonare con il Triangolo davanti ad un decimo delle persone, visto che metto in gioco non solo la mia voce, ma anche le mie canzoni e quello che ho scritto. Metto in gioco cose mie personali e così scatta sempre la parte emotiva. Con i Ministri, invece, sono un esecutore ed in ogni caso mi sento protetto e supportato da loro, che sono di fianco a me. Sono più esperti e grandi di me, mi danno forza ed energia. Ho un po’ meno di responsabilità, ma nelle ultime date mi è capitato, con l’aumento dell’empatia tra noi, di essere teso per Divi perchè mi immedesimo in lui che, come me, deve cantare, e deve farlo non davanti 100 persone, ma davanti a mille, e quindi mi preoccupo per lui.

Quale è stata finora la data più significativa e particolare per te?

A livello di pubblico e di situazione tecnica è stata sicuramente la serata all’Alcatraz di Milano. La data più grossa, sold-out con 3mila persone, il concerto più partecipato di tutto il tour. Lì ero piuttosto emozionato, ma è andata bene. Altre due date che mi ricordo sono il “Primo Maggio di Taranto”, per il contesto in cui sono stato catapultato: pieno di gente famosa, di gruppi che stimo, ho conosciuto artisti che per me hanno significato tanto. A livello personale, invece il concerto più assurdo è stato quello di Firenze all’Obihall, quando Michi (ndr, Michele Esposito, il batterista) è stato male due giorni prima e non poteva venire al concerto. Così io, Fede e Divi ci siamo sentiti e loro mi hanno detto che non volevano rimandare la data perchè i biglietti erano andati sold-out. Da qui mi sono proposto come batterista, dicendo che sapevo suonare le canzoni anche alla batteria. In un giorno siamo riusciti a mettere insieme una scaletta completamente diversa e ci siamo presentati sul palco. Le persone erano contente, anche perchè hanno suonato alcune chicche che non propongono quasi mai. Ad un certo punto hanno chiamato anche Effe Punto e lo hanno fatto salire sul palco… E’ stata una serata fighissima, davvero particolare e inaspettata.

E al “Primo Maggio di Taranto” com’è andata? Cos’hai provato a parlare e confrontarti con artisti che hai sempre ascoltato da adolescente?

Prima di tutto ho avuto la possibilità di visitare Taranto, una città bellissima ma con un contesto socio-culturale molto particolare. Tutto quello che genera la festa del Primo Maggio mi ha fatto toccare con mano la bellezza di una città ed il disagio allo stesso tempo. Veder l’Ilva è una cosa impressionante: in tutta la città al posto di esserci il lungomare c’è l’Ilva, è una cosa incredibile. Solo vedendo il posto sono riuscito a capire appieno cosa è accaduto e sta accadendo lì. Capisci perchè sia il tema principale della vita di ogni tarantino. Il concerto, invece, è autogestito e grezzo in tutta la sua grandezza. Ho conosciuto i Punkreas, un’emozione grandissima per me. Diego, il nostro fonico, ha lavorato per parecchio tempo con loro e con i Derozer e io ho sempre detto a lui che i Punkreas sono stati da sempre la mia band adolescenziale preferita. E gliel’ho detto che appena saremmo arrivati là la missione doveva essere quella di fare una foto con loro. Me li ha presentati e gli ho detto che li ascolto e li ammiro da tanto, loro mi hanno preso in simpatia ed è stato molto divertente. Sono dei grandi, alla mano… gente che avrà quasi cinquant’anni ma ancora con il concetto di band ben definito in testa.

Qual è la cosa che dopo i concerti ti sta divertendo di più?

Una cosa veramente divertente che mi sta accadendo da qualche concerto è vedere arrivare fan che mi chiedono di autografare il loro disco dei Triangolo… E’ successo poche volte ma è stato davvero particolare. I fan aspettano loro più che altro, ma c’è anche qualcuno per me… La cosa bella è che sono stato accolto bene da tutti quelli che seguono i Ministri. Loro hanno una capacità di coinvolgere ed inglobare davvero straordinaria, parlando con tutti. Dopo le esibizioni, infatti, si prestano sempre a parlare con i fan, scherzare, bere una birra. E’ atipico per una band, ma è molto divertente.

I Ministri (Foto © Chiara Mirelli)

I Ministri (Foto © Chiara Mirelli)

Cosa ti sta lasciando un’esperienza di questo tipo? 

Una grande esperienza prima di tutto, ma anche una grande amicizia ed un’ottimo rapporto umano con loro, per quello che si è creato in questi mesi. Secondo me è bellissimo, mi trovo molto bene con loro. Ceniamo, suoniamo insieme. Con Fede ho trovato una grande condivisione, è proprio lui che mi sprona, si interessa e mi consiglia per le mie canzoni e per quello che stiamo facendo con il Triangolo. Tutti e tre hanno un grande rispetto per quello che sto portando avanti io, ed è una cosa che ho trovato molto bella. Precisano sempre che non sono il loro turnista, ma dicono che mi hanno preso in prestito dal Triangolo, che è il mio progetto principale. Suonerò con loro in tour fino ad ottobre, poi potremmo fare qualche altra data europea, qualche evento ad hoc…

E guardando al 2017, oltre i Ministri… sei tornato a lavorare con il Triangolo?

Questa esperienza con i Ministri ha un doppio vantaggio. Non dovendo fare altri lavori che mi occupano la giornata, ho potuto dedicare molto più tempo al disco nuovo e alle canzoni che usciranno nel prossimo anno. Stiamo provando tutte le settimane e abbiamo già quasi un disco pronto. Stiamo assimilando le canzoni, le cambiamo, le modifichiamo. Federico mi sta consigliando molto a livello tecnico e stilistico, ma a livello di tematiche sono percorsi separati. Questa esperienza penso mi abbia spronato ulteriormente a lavorare ancora meglio con Thomas e Mauro. Loro hanno preso il mio suonare con i Ministri molto bene, non hanno mai pensato che volessi lasciare il Triangolo. Per me non avrebbe nessun senso, il nostro è un progetto a cui tengo tantissimo e non vedo l’ora che esca il nuovo album e tornare a suonare insieme a loro.

Da parte nostra non resta che dire a Marco che lo continueremo a seguire, facendogli un grande in bocca al lupo!

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