Ci sono artisti il cui lavoro non si esaurisce nelle opere che lasciano ma continua nei luoghi che hanno abitato, nella materia che hanno trasformato, nelle persone che hanno incontrato e nelle storie che hanno contribuito a costruire. A un anno dalla scomparsa di Giorgio Robustelli, artista e figura centrale nella storia delle Fornaci Ibis di Cunardo, una mostra personale ne rende omaggio attraverso una selezione di sculture e opere che restituiscono la ricchezza del suo percorso e il legame profondo con il mondo della ceramica.
“Il fuoco resta. Sculture e opere dalla materia alla memoria” è il titolo dell’esposizione dato da Debora Ferrari, curatrice del testo critico, organizzata da Atelier Capricorno (via Fiume 6, Cocquio Trevisago), che sarà inaugurata domenica 8 novembre alle ore 15.30 e resterà aperta fino a domenica 15 novembre. L’esposizione sarà fruibile lunedì, venerdì, sabato e domenica dalle 15.30 alle 18.30, con ingresso libero
La mostra invita a riscoprire il lavoro di Robustelli e la sua capacità di interrogare e trasformare la materia, dando forma a una ricerca artistica nella quale il gesto, la terra e il fuoco diventano strumenti di espressione e conoscenza.
Il suo percorso si intreccia indissolubilmente con quello delle Fornaci Ibis, luogo di produzione, sperimentazione e incontro che, in oltre settantacinque anni di attività, ha accolto artisti e contribuito alla storia della ceramica contemporanea. Robustelli ne è stato protagonista e custode, partecipando con il proprio lavoro alla costruzione di un’identità che ancora oggi rappresenta un patrimonio culturale prezioso per il territorio.
Il titolo della mostra racchiude il senso di questo omaggio: il fuoco è quello delle fornaci, capace di trasformare la terra, ma anche l’energia creativa, la passione e la dedizione che continuano a vivere nelle opere e nella memoria di chi ha condiviso un percorso.
Ricordare Giorgio Robustelli significa dunque riconoscere il valore della sua eredità artistica e umana, ma anche riaffermare l’importanza di mantenere viva una storia che appartiene alla cultura del territorio. «Perché la memoria, quando è autentica, non è cenere: è materia viva. E il fuoco, quando ha davvero trasformato ciò che tocca, continua ad ardere nelle forme che lascia», afferma Debora Ferrari.
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