A Leggiuno l’ufficio postale è ancora chiuso dopo 299 giorni. Una situazione che continua a suscitare interrogativi e che ha spinto Stefano Introini, consigliere comunale, a intervenire pubblicamente sulla vicenda, sollevando una questione che va oltre i tempi di conclusione dei lavori: la necessità di garantire i servizi essenziali anche durante le chiusure prolungate.
Introini racconta di essere passato davanti alla sede nella mattinata del 3 novembre, trovandola ancora chiusa. All’interno, spiega, si intravedono poltrone, scaffali e arredi ancora protetti dalla plastica, elementi che potrebbero far pensare a una riapertura ormai vicina. Resta però il ritardo rispetto alle previsioni iniziali: l’intervento avrebbe dovuto concludersi entro giugno.
L’ultima data comunicata dal Comune per la riapertura è venerdì 6 novembre. Nel corso di un confronto con il sindaco, il consigliere ha ricevuto rassicurazioni sulla possibilità che l’ufficio possa tornare operativo, al più tardi, nel corso della prossima settimana. L’Amministrazione comunale, sottolinea Introini, ha più volte sollecitato Poste Italiane per ottenere aggiornamenti e accelerare la conclusione dei lavori.
Il consigliere pone però l’attenzione soprattutto sulle conseguenze che una chiusura così lunga comporta per la comunità. «È davvero inevitabile che, per ristrutturare un ufficio postale, un’intera comunità debba rinunciare per mesi a un servizio di prossimità?», si domanda.
Secondo Introini, esistono soluzioni già sperimentate in altri Comuni, come gli uffici postali mobili, i camper attrezzati e i moduli prefabbricati temporanei. A sostegno della sua riflessione cita alcune esperienze: Torre de’ Passeri, in provincia di Pescara, dove durante i lavori del progetto Polis i servizi sono stati garantiti attraverso un camper davanti al municipio; Cavalese, in Trentino, dove nel 2023 è stato utilizzato un ufficio mobile; e Novafeltria, nel Riminese, dove nel novembre 2024 un camper postale è stato collocato vicino alla sede interessata dagli interventi.
Introini ricorda inoltre che Poste Italiane ha avviato procedure per l’acquisto di automezzi destinati a diventare uffici postali mobili e per il noleggio di prefabbricati da utilizzare come sedi provvisorie. Soluzioni che, precisa, richiedono verifiche sulla disponibilità e sulla fattibilità nei singoli territori, ma che dimostrano come esistano strumenti per limitare i disagi.
La proposta è quella di prevedere, in caso di chiusure destinate a protrarsi per settimane o mesi, almeno un presidio temporaneo capace di garantire i servizi essenziali. Potrebbe trattarsi di un camper, di un modulo prefabbricato oppure di uno spazio messo a disposizione dal Comune, previo accordo con Poste Italiane.
Una necessità che riguarda soprattutto le persone anziane, chi non dispone di un’automobile e chi ha meno dimestichezza con gli strumenti digitali. «Non si tratta di opporsi alla modernizzazione degli uffici. Al contrario: si tratta di accompagnare l’innovazione senza lasciare indietro nessuno», osserva il consigliere, richiamando anche le finalità del progetto Polis, nato per favorire la coesione sociale e territoriale e contribuire al superamento del divario digitale.
Dalla vicenda di Leggiuno, Introini allarga infine il ragionamento alla gestione dei servizi nei piccoli Comuni. Uffici postali, servizi sanitari, trasporti pubblici e sportelli amministrativi, secondo il consigliere, non possono essere affrontati esclusivamente entro i confini dei singoli municipi.
La proposta è quella di rafforzare il dialogo tra amministrazioni, attraverso una programmazione territoriale condivisa e una maggiore capacità di confrontarsi con i grandi gestori dei servizi. «I nostri paesi non devono diventare una somma di piccoli centri che subiscono isolatamente la progressiva rarefazione dei servizi, finendo per considerarla inevitabile», sottolinea.
L’auspicio è che l’ufficio postale possa finalmente riaprire nei prossimi giorni. Ma, conclude Introini, sarebbe importante non dimenticare quanto accaduto in questi quasi dieci mesi: «La qualità della vita nei nostri paesi si misura anche dalla possibilità di continuare ad accedere, vicino a casa, ai servizi di cui si ha bisogno».
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