Italia | 21 Ottobre 2026

Docenti fuori sede da oltre dieci anni, il CNDDU propone un contributo da 60mila euro per comprare casa

Il CNDDU propone al ministro Valditara un contributo a fondo perduto di 60mila euro per i docenti di ruolo fuori regione da almeno dieci anni e senza trasferimento ottenuto

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Un contributo a fondo perduto di 60mila euro per aiutare i docenti di ruolo che da almeno dieci anni lavorano in una provincia appartenente a una regione diversa da quella di residenza e non sono riusciti a ottenere il trasferimento richiesto. È la proposta avanzata dal Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU), che invita il Ministero dell’Istruzione e del Merito a valutare una misura straordinaria per sostenere le spese abitative del personale scolastico costretto a lavorare lontano da casa.

L’iniziativa nasce dalla considerazione che una permanenza fuori regione prolungata nel tempo può incidere in modo significativo sulle condizioni economiche degli insegnanti, costretti a sostenere contemporaneamente i costi dell’alloggio nella sede di servizio e quelli dei frequenti spostamenti verso il territorio di residenza.

Secondo il Coordinamento, la mancata possibilità di ottenere il trasferimento interprovinciale può trasformare una condizione inizialmente temporanea in una situazione stabile, con conseguenze sul risparmio familiare e sulla possibilità di acquistare un’abitazione.

Per illustrare il problema, il CNDDU propone una simulazione economica basata su costi ipotetici. Un affitto da 650 euro al mese comporta una spesa annua di 7.800 euro e raggiunge i 78mila euro in dieci anni. Aggiungendo ulteriori 250 euro mensili per utenze, trasporti e altre necessità legate alla permanenza fuori sede, la spesa complessiva arriva a 108mila euro nel decennio.

Si tratta di una stima esemplificativa, non di una rilevazione statistica riferita all’intera categoria, ma che evidenzia, secondo il Coordinamento, quanto le spese continuative possano ridurre le risorse disponibili per risparmiare e investire nell’acquisto di una casa.

Il problema risulta particolarmente rilevante nelle città con un mercato immobiliare costoso rispetto alle retribuzioni del personale scolastico. Pagare un affitto consente di disporre di un alloggio necessario per lavorare, ma non permette di accumulare direttamente un patrimonio immobiliare.

Il contributo ipotizzato dal CNDDU sarebbe destinato ai docenti a tempo indeterminato che abbiano prestato servizio per almeno dieci anni in una provincia di una regione diversa da quella di residenza, senza ottenere nel medesimo periodo il trasferimento interprovinciale richiesto.

Il sostegno sarebbe vincolato all’acquisto di un immobile a destinazione residenziale nel Comune in cui l’insegnante presta effettivamente servizio. L’accesso sarebbe subordinato alla verifica dei requisiti previsti e alla disponibilità delle risorse finanziarie.

Per chiarire l’impatto economico della misura, il Coordinamento prende come esempio un’abitazione del valore di 180mila euro. Un contributo di 60mila euro coprirebbe un terzo del prezzo, riducendo a 120mila euro la somma da finanziare attraverso un mutuo o altre risorse.

Nella simulazione proposta, ipotizzando un mutuo trentennale a tasso fisso nominale del 3,5%, la riduzione del capitale finanziato di 60mila euro comporterebbe una diminuzione della rata mensile di circa 269 euro e un risparmio sugli interessi complessivi di circa 37mila euro.

Si tratta di un calcolo indicativo, che non comprende le spese accessorie e presuppone l’accesso al credito alle condizioni ipotizzate.

Il Coordinamento ritiene che l’eventuale misura debba essere accompagnata da una valutazione preventiva dei costi per lo Stato e del numero effettivo di potenziali beneficiari.

Nelle ipotesi di programmazione indicate dal CNDDU, uno stanziamento di 60 milioni di euro consentirebbe di finanziare mille beneficiari, mentre una dotazione di 150 milioni permetterebbe di sostenere 2.500 acquisti immobiliari.

Si tratta di scenari teorici, che richiederebbero una ricognizione della platea interessata e la verifica delle coperture di bilancio. Il Coordinamento sottolinea inoltre la necessità di definire requisiti oggettivi, procedure trasparenti e controlli sull’effettiva destinazione residenziale degli immobili acquistati.

La proposta dovrebbe tenere conto anche delle differenze tra i mercati immobiliari territoriali, poiché un contributo uniforme avrebbe un’incidenza diversa a seconda dei prezzi delle abitazioni nelle varie città.

Un altro aspetto evidenziato dal CNDDU riguarda il rapporto tra il sostegno abitativo e il diritto alla mobilità del personale scolastico.

L‘acquisto di una casa nella provincia di servizio, secondo la proposta, non dovrebbe comportare la rinuncia alla possibilità di chiedere successivamente il trasferimento nella regione di residenza. Il contributo rappresenterebbe piuttosto uno strumento complementare per affrontare le difficoltà economiche di chi si trova da molti anni lontano dal proprio territorio.

Il Coordinamento richiama inoltre le possibili ricadute sulle condizioni di lavoro e sull’organizzazione scolastica: una maggiore sostenibilità delle spese abitative potrebbe contribuire a ridurre alcune difficoltà legate alla distanza, pur senza sostituire gli ordinari strumenti di mobilità previsti dalle disposizioni vigenti e dalla contrattazione collettiva.

Alla luce di queste considerazioni, il CNDDU propone al ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, l’istituzione del contributo straordinario da 60mila euro e auspica una valutazione congiunta con il Ministero dell’Economia e delle Finanze.

L’obiettivo è verificare la fattibilità dell’intervento e l’eventuale creazione di un fondo nazionale dedicato, con una programmazione pluriennale delle risorse e criteri di accesso uniformi e trasparenti.

La proposta, al momento, costituisce una richiesta avanzata dal Coordinamento e non una misura già approvata o finanziata. Il suo eventuale sviluppo dipenderà dalle valutazioni delle amministrazioni competenti, dalla definizione dei requisiti e dalla disponibilità delle necessarie risorse pubbliche.

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