Varese | 20 Ottobre 2026

«Dopo le violenze, la solidarietà deve diventare responsabilità»: l’appello del SIAP Varese

La segreteria provinciale del Sindacato Italiano Appartenenti Polizia si rivolge alla politica e ai cittadini: «Il caro vita non si ferma davanti a una divisa, assumersi una responsabilità comune»

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«Torino, Milano. Cambiano le piazze, si ripete il copione: violenze, colleghi esposti al pericolo, solidarietà, polemiche. Poi i riflettori si spengono, fino alla prossima volta. La solidarietà ai poliziotti è doverosa. Ma non può diventare il sostituto delle decisioni».

È quanto afferma la segreteria varesina del Sindacato Italiano Appartenenti Polizia in un comunicato, intervenendo dopo i disordini del weekend scorso nelle piazza delle città del Nord Italia e chiedendo «a tutta la politica un’assunzione di responsabilità comune».

«La sicurezza dei cittadini e di chi li protegge deve essere sottratta alla contesa elettorale – afferma il segretario generale provinciale Giuseppe Tedesco – I poliziotti non possono essere chiamati a fare da argine alla violenza e, contemporaneamente, da bersaglio delle contrapposizioni politiche».

«Servono organici adeguati, mezzi, formazione, procedure operative chiare e strumenti efficaci per intervenire tempestivamente contro chi aggredisce e distrugge, nel rispetto della legge e della proporzionalità. Servono risorse, scadenze e risultati verificabili: gli annunci non rinforzano un reparto. Non servono leggi speciali: serve rendere effettive quelle che già esistono – chiosa Tedesco – Prima di annunciare nuovi pacchetti sicurezza, si garantiscano le condizioni per applicare le norme vigenti, accertare le responsabilità e dare seguito alle decisioni dell’autorità giudiziaria. La credibilità dello Stato si misura anche nella concreta applicazione delle sue regole».

«Far rispettare le regole democratiche – prosegue – significa proteggere anche chi manifesta pacificamente. Evocare automaticamente fascismi o dittature davanti a ogni richiesta di rendere efficace l’intervento della polizia impedisce un confronto serio. La Costituzione tutela il dissenso; chi usa la violenza mette in pericolo anche quella libertà».

«Occorre, insieme, comprendere il disagio sociale. Chiediamo che psicologi, sociologi, educatori e servizi territoriali siano coinvolti stabilmente nella prevenzione, prima che le difficoltà diventino emergenze da affidare soltanto alle forze dell’ordine. Comprendere le cause comporta lavorare per rimuoverle; la responsabilità dei comportamenti resta personale – continua il segretario provinciale SIAP – La minore età impone garanzie e valutazioni specifiche, ma non può diventare un alibi per minimizzare la violenza. Ogni condotta va accertata individualmente, considerando l’età, le circostanze e le responsabilità previste dall’ordinamento. Tutelare un ragazzo significa anche intervenire con tempestività sul suo comportamento, attraverso le misure educative e, quando ne ricorrono i presupposti, giudiziarie previste dalla legge. Le vittime hanno diritto a essere protette anche quando chi le aggredisce è minorenne».

«Anche l’informazione ha un compito decisivo – sottolinea Tedesco – Documentare le devastazioni è necessario. Approfondire le ragioni delle proteste e dare spazio a chi manifesta senza violenza lo è altrettanto. Il richiamo di Fiorello agli autotrasportatori che protestano senza spaccare nulla pone una domanda che merita risposta: quanto spazio diamo a chi cerca ascolto rispettando le regole? Se la vetrina infranta occupa tutta la scena, le richieste di migliaia di persone pacifiche rischiano di scomparire dietro il gesto di pochi. Chi devasta finisce così per sottrarre voce proprio alla protesta che pretende di rappresentare».

«E c’è una realtà che troppo spesso viene dimenticata: dietro uno scudo c’è un lavoratore. Una persona che paga affitto o mutuo, fa la spesa, cresce figli e sostiene una famiglia. Il caro vita non si ferma davanti a una divisa. Per questo – afferma – auspichiamo occasioni comuni di mobilitazione civile e pacifica tra lavoratori, famiglie e rappresentanze sindacali, comprese quelle dei poliziotti, per salari dignitosi, servizi e sicurezza. Nel rispetto delle rispettive funzioni, ci sono bisogni che possiamo e dobbiamo rappresentare insieme. Il poliziotto vive nella società, ne condivide le difficoltà e ne protegge i diritti. Rappresenta uno Stato che deve saper ascoltare e far rispettare le regole, uguali per tutti».

«Alla politica chiediamo decisioni. All’informazione, approfondimento. A chi manifesta, di difendere la propria protesta da chi la trasforma in violenza. La solidarietà dopo gli scontri è doverosa – conclude – La responsabilità prima degli scontri è indispensabile».

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