Per l’uomo che strinse un cavo elettrico attorno al collo della ex moglie, il pubblico ministero Pier Lorenzo Maggiorelli ha avanzato una richiesta di condanna a quattro anni e otto mesi di reclusione.
Lo riferisce il quotidiano La Prealpina – in un articolo di Massimiliano Martini – parlando del procedimento, che si svolge con rito abbreviato, nei confronti di un cittadino cingalese di 49 anni arrestato dai carabinieri di Luino lo scorso 25 novembre.
Nel corso dell’udienza il pm ha anche modificato parzialmente il capo di imputazione: l’accusa originaria di tentato omicidio è stata ridotta a lesioni aggravate dai futili motivi e dalla crudeltà. Rimangono invece invariate le altre due imputazioni a carico dell’uomo: maltrattamenti in famiglia e guida in stato di ebbrezza. Quando gli inquirenti lo fermarono, infatti, si trovava al volante dell’auto con cui stava andando a prendere la figlia, e presentava un tasso alcolemico molto elevato.
La vicenda affonda le radici in una serata di violenza che consumatasi in un’abitazione della Valtravaglia nella data simbolicamente più pesante possibile: il 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.
Intorno alle 17.45, il 49enne aveva aggredito la moglie nel corso di un litigio. In evidente stato di ebbrezza, l’aveva colpita dapprima ripetutamente al volto e poi aveva tentato di soffocarla con un cavo elettrico, prima di allontanarsi alla guida della propria auto ancora in stato di forte alterazione psicofisica. Secondo la ricostruzione della Prealpina, l’uomo pretendeva che la donna gli consegnasse del denaro e, di fronte al rifiuto, aveva telefonato a quello che, a suo dire, era l’amante della moglie, minacciando di ucciderla se l’altro non avesse pagato.
Alla fine, di fronte alle urla della donna, il 49enne aveva mollato la presa, buttando a terra il cellulare e fuggendo via. La tempestiva segnalazione dei vicini di casa al 112 aveva consentito ai carabinieri della Compagnia di Luino e della Stazione di Marchirolo di intervenire in breve tempo, arrestando l’uomo al volante per poi procedere al ritiro della patente e al sequestro dell’auto dopo il risultato positivo all’alcoltest.
Come ricostruito lo scorso novembre, non era la prima volta che il 49enne finiva nei guai per condotte simili: risultava già condannato nel 2020 per analoghe violenze ai danni della moglie. In quell’occasione, risalente alla fine del novembre 2019, era stato arrestato in flagranza di reato e, dopo una misura cautelare in carcere di circa sei mesi, aveva patteggiato una pena di due anni di reclusione, scontata tra il 2023 e il 2024 con affidamento in prova ai servizi sociali. Era stato avviato anche un procedimento di espulsione e l’uomo era stato accompagnato presso il Centro di Permanenza per il Rimpatrio di Milano, ma il provvedimento non era stato reso eseguibile per la presenza di legami familiari regolari in Italia e per una successiva attività lavorativa documentata.
Tornando alla recente udienza al Tribunale di Varese, La Prealpina parla di posizioni divergenti registrate tra le parti in causa: la parte civile, rappresentata dall’avvocata Ivana Mombelli, ha ribadito la richiesta di condanna per tentato omicidio e sollecitato un risarcimento provvisionale di cinquemila euro in favore dell’ex moglie dell’imputato, mentre il difensore del 49enne, l’avvocata Elisa Benetazzo, ha invece chiesto l’assoluzione da tutti i reati contestati. Il giudice dell’udienza preliminare Marcello Buffa ha rinviato l’udienza all’8 ottobre, data in cui verrà pronunciata la sentenza.
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