Grantola | 15 Settembre 2026

Guida senza patente e fugge per 20 km da Varese a Grantola, arrestata 22enne

Sabato sera la corsa folle tra sorpassi, speronamenti alla Polizia e uno schianto contro due auto in sosta. Ieri l’udienza di convalida in Tribunale per stabilire le misure cautelari

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Una fuga durata una ventina di chilometri, da Varese a Grantola, con sorpassi pericolosi, speronamenti e infine uno schianto contro due auto in sosta sul rettilineo della SP43 che attraversa il paese. È quanto accaduto nella serata di sabato 12 settembre, con protagonista una ragazza di 22 anni residente a Luino, poi arrestata dalla Squadra Volante della Polizia di Stato.

A ricostruire i fatti, a margine dell’udienza di convalida dell‘arresto, è il quotidiano La Prealpina, in un articolo di Massimiliano Martini.

La giovane si era messa al volante dell’auto del suo compagno – un’Opel Crossland peraltro sotto fermo amministrativo – pur non avendo mai conseguito la patente. Quando, intorno alle 21.30, in viale dei Mille a Varese, una pattuglia della Polizia ha intimato l’alt, la conducente non solo non si è fermata, ma ha accelerato in direzione di viale Valganna per poi imboccare la SS233 verso nord, dando il via a un inseguimento ad alta velocità.

Zigzagando tra le auto e rischiando più volte lo scontro frontale, ha speronato la pattuglia che la tallonava ferendo un agente a una gamba – per lui sette giorni di prognosi. La fuga l’ha portata verso Cunardo, Bedero e infine lungo la SS394 in direzione di Luino, con i poliziotti che non l’hanno mai persa di vista. A un certo punto – riferisce il quotidiano – sembrava sul punto di arrendersi, ma è ripartita sempre a tutta velocità. La folle corsa si è conclusa, come detto, a Grantola, con uno schianto contro due vetture in sosta a lato della provinciale, e il successivo arresto.

Come riporta La Prealpina, la ragazza, incensurata, è rimasta in cella per due notti e ieri mattina è stata portata in Tribunale a Varese per la convalida dell’arresto. Il giudice Stefania Brusa, accogliendo la richiesta del pubblico ministero Lucilla Gagliardi, l’ha scarcerata applicando però misure cautelari: obbligo di dimora a Maccagno (dove vive con il fidanzato), divieto di uscire di casa dalle 20.00 alle 7.00 e obbligo di firma tre giorni a settimana presso la caserma dei carabinieri. Il processo per direttissima è stato rinviato, su istanza dell’avvocato difensore Corrado Viazzo, alla metà di ottobre.

Le accuse a suo carico sono resistenza a pubblico ufficiale, danneggiamento e lesioni personali a un ufficiale di polizia giudiziaria nell’esercizio delle sue funzioni. Ma ulteriori guai le deriveranno dalla guida senza patente e dal grammo di hashish trovato in suo possesso.

In aula, riporta in conclusione La Prealpina, la giovane ha provato a spiegare il suo gesto: «Non mi sono fermata perché avevo paura», ha dichiarato, scoppiando poi in lacrime. «Non volevo far male a nessuno. Chiedo scusa.» Una paura dalle cause poco chiare, che non le ha impedito di percorrere venti chilometri mettendo in pericolo se stessa, i poliziotti e chiunque si trovasse in quel tratto di strada, come sottolineato anche dal pm.

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