Canton Ticino | 4 Settembre 2026

Donna morta nel Ceresio, l’autopsia conferma: «È annegata». Trovate tracce di alcol e farmaci

Resi noti gli esiti della perizia medico-legale, che esclude l’intervento di terze persone, ma attribuisce alle benzodiazepine e all’alcol una corresponsabilità nella dinamica del decesso

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Proseguono gli accertamenti sulla morte della donna di 52 anni trovata senza vita nelle acque del lago Ceresio, a Melide, lo scorso 18 agosto.

La 52enne è la donna che, alcune settimane fa, aveva pubblicato gli audio del consigliere di Stato Claudio Zali, nei quali quest’ultimo faceva riferimento a degli episodi di violenza nei confronti di una donna e suggeriva di «riempire di botte» un’altra persona. Registrazioni che, insieme ad altri elementi, hanno aperto anche una crisi politica portando alle dimissioni di Zali.

Fino a questo momento, non è possibile affermare che gli accadimenti siano connessi tra loro, ma, anche alla luce della denuncia per aggressione presentata dalla 52enne una decina di giorni prima di morire, le indagini che le autorità cantonali stanno svolgendo sono fondamentali per stabilire cosa sia avvenuto.

Ora, il Ministero pubblico ha comunicato che ieri, giovedì 3 settembre, è stata trasmessa la Perizia medico-legale sugli accertamenti autoptici, chiarendo che le risultanze dell’autopsia e delle indagini radiologiche, tossicologiche, laboratoristiche e istologiche, valutate congiuntamente ai dati anamnestico-circostanziali e tenuto conto dell’esclusione di altre possibili cause di morte (in particolare di natura traumatica, biochimico-metabolica o patologica naturale evidenziabile mediante gli accertamenti macro e microscopici standard), consentono di ritenere ragionevole e sufficientemente probabile che la causa del decesso sia riconducibile a conseguenze acute di un’asfissia da annegamento.

Inoltre, agli accertamenti medico-legali non sono state riscontrate patologie naturali che, di per sé, potrebbero rappresentare una causa o una concausa del decesso o che potrebbero esser correlabili alla dinamica dell’evento: non vi sono dunque elementi che portino a sospettare che la 52enne possa aver avuto un malore che ha favorito l’annegamento.

Le analisi tossicologiche hanno invece rilevato un’alcolemia molto elevata e la contemporanea presenza di benzodiazepine, pur a concentrazioni terapeutiche o subterapeutiche, sostanze in grado di potenziare gli effetti depressivi dell’alcol sul sistema nervoso centrale. Tale associazione era verosimilmente idonea a compromettere in misura rilevante vigilanza, coordinazione e livello di coscienza, rappresentando pertanto un importante fattore favorente o concausale nella dinamica che ha condotto al decesso, sia per una possibile caduta in acqua dalla riva sia per eventuali difficoltà nel nuoto e nella capacità di reazione.

Le autorità cantonali precisano infine che gli accertamenti paralleli già disposti non hanno evidenziato al momento un intervento da parte di terzi nella determinazione del decesso.

L’inchiesta proseguirà anche attraverso l’esame delle tracce prelevate e con la raccolta di testimonianze, nonché con altri elementi circostanziali come pure attraverso una valutazione radiologica da parte degli specialisti dell’Istituto di medicina legale di Zurigo.

Il Ministero pubblico ribadisce da ultimo che informerà sugli sviluppi dell’inchiesta in presenza di elementi consolidati, nel rispetto delle norme vigenti, dei famigliari della vittima e tenuto conto dei tempi necessari alle verifiche in corso.

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