(a cura di Gianni Lusa) Questa stagione il lago, nel punto in cui incontra il fiume Tresa, ha voluto purtroppo ripetere il triste evento di prendersi qualche giovane vittima per annegamento nelle sue acque, quasi fosse una tragica tradizione.
L’ultimo annegamento si è verificato negli ultimi giorni di luglio, quando un giovane diciassettenne, in compagnia di alcuni amici con i quali si stava divertendo nell’ultimo tratto del fiume, è stato disgraziatamente imprigionato dai mulinelli che si formano con facilità in quella zona. Quando i soccorritori sono riusciti a recuperarlo, le sue condizioni erano ormai disperate.
Questo fatto mi ha riportato ai ricordi della mia gioventù, quando anch’io, in compagnia di giovani amici, ero solito frequentare le rive del lago. Non ero un abile nuotatore, riuscivo appena a fare qualche bracciata e, consapevole della pericolosità di quella zona, non mi sono mai arrischiato a frequentare la foce del Tresa.
Ricordo che avevo circa dieci anni. Non ricordo esattamente se fosse proprio il giorno di Sant’Anna, il 26 luglio, quando un gruppo di ragazzi di Germignaga, più o meno della mia stessa età, si stava divertendo nel tratto di fiume vicino alla foce. Purtroppo, uno di loro improvvisamente non riemerse più. Uno dei compagni, accortosi dell’accaduto, si gettò immediatamente in acqua per aiutarlo, ma anche lui non riuscì più a risalire. Un terzo ragazzo, infine, si buttò in acqua per soccorrere gli amici e, disgraziatamente, rimase anch’egli imprigionato nel vortice dei mulinelli del fiume. Tre ragazzi annegarono nello stesso momento.
Ancora oggi, pensando a quell’episodio, vengo preso da una forte emozione, perché praticamente eravamo tutti amici e compagni di scuola.
Il fatto creò nella comunità di allora una forte preoccupazione, mettendo in costante stato di allerta tutte le famiglie. I miei genitori, addirittura, non volevano più che mi avvicinassi al lago, anche se già allora non avevo mai pensato di frequentare la foce del fiume.
Nonostante l’attenzione verso quel tratto di lago e i tanti richiami alla prudenza, quasi ogni anno, proprio lì, qualche poveretto perde la vita per annegamento. La fantasia popolare aveva persino creato il detto secondo cui “il 26 luglio Sant’Anna ne volesse sette nella sua fontana”.
Le raccomandazioni dei nostri genitori erano tantissime: non entrare in acqua se non qualche ora dopo aver mangiato, evitare le zone ritenute pericolose per la profondità dell’acqua e tante altre precauzioni che ogni genitore si sentiva in dovere di ricordare ai propri figli.
Il lago è un ambiente invitante, dove divertirsi, rinfrescarsi e praticare sport, ma esige sempre rispetto e prudenza perché, da grande amico, può trasformarsi in un attimo in un acerrimo nemico.
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