Solo sei laureati su dieci nel 2014 avevano un’occupazione. E la tendenza è in calo dal 2010. Lo riferisce il rapporto presentato oggi al Miur dall’Ocse, secondo cui nel 2014 solo il 62% dei laureati tra i 25 e i 34 anni era occupato in Italia, 5 punti percentuali in meno rispetto al tasso di occupazione del 2010.

(mondolavoro.it)
Ocse, in calo il numero di laureati che trova lavoro: il 40% è disoccupato. “Questo – affermano gli esperti Ocse – è un livello paragonabile a quello della Grecia ed è il più basso tra i Paesi dell’Ocse. Il tasso di occupazione è particolarmente basso tra coloro che hanno i genitori non laureati e meno probabilità di accedere a una rete di relazioni sociali. Ma la crisi economica del 2008-2009 non è l’unico fattore che spiega la scarsità di lavoro: secondo l’Ocse spesso i titoli di studio “non coincidono con l’acquisizione di competenze solide, sollevando interrogativi circa la qualità dell’apprendimento”.
L’Italia è fanalino di coda anche per il numero di laureati: rispetto alla media degli altri Paesi Ocse, gli italiani con in mano un titolo di laurea sono ancora pochi. Nel rapporto Ocse si prevede infatti che solo il 42% dei giovani si iscriverà ai programmi di istruzione terziaria, la minore quota d’iscrizione rispetto all’insieme dei Paesi Ocse, dopo il Lussemburgo e il Messico”, afferma il Rapporto, secondo cui “nel complesso il 34% dei giovani italiani dovrebbe conseguire un diploma d’istruzione terziaria, rispetto a una media Ocse del 50%”. Tuttavia c’è da rilevare che se le attuali tendenze verranno confermate, il 20% dei giovani italiani conseguirà un titolo universitario di secondo livello o un titolo universitario equivalente (per esempio una laurea magistrale) e ciò a fronte di una media Ocse che è pari al 17%.
L’Ocse dà atto all’Italia di aver compiuto “progressi importanti” nel rafforzamento dei programmi di istruzione a ciclo breve professionalizzante, che preparano gli studenti a un rapido ingresso nel mondo del lavoro. Nel complesso le università italiane non attraggono gli studenti degli altri Paesi Ocse, anche per la carenza di insegnamenti in lingua inglese: nel 2013 meno di 16mila studenti stranieri di aerea Ocse risultava iscritto negli atenei italiani, rispetto a circa 46mila studenti in Francia e 68mila in Germania. (AGI)
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